Abusi. Anche la procura di Lione ricorre in appello contro la condanna di Barbarin

Il cardinale francese ha rassegnato oggi le sue dimissioni a papa Francesco, che potrebbe aspettare la sentenza d’appello prima di decidere. Secondo la procura di Lione, infatti, il reato contestato a Barbarin è già prescritto

Philippe Barbarin ha incontrato stamattina papa Francesco in Vaticano per consegnargli la lettera di dimissioni da arcivescovo di Lione. Come sottolineato dal suo portavoce, monsignor Emmanuel Gobilliard, il cardinale aveva preso questa decisione prima della condanna in primo grado a sei mesi di carcere, con la condizionale, per non aver denunciato abusi sessuali. Questi sono stati commessi da padre Bernard Preynat nella diocesi di Lione 20 anni prima della nomina di Barbarin ad arcivescovo.

Secondo Barbarin, che si è sempre dichiarato innocente, «le vittime hanno sofferto troppo, la diocesi ha sofferto troppo, forse è tempo che ci sia un cambiamento». Il Papa aveva già respinto una precedente richiesta di dimissioni nel 2016. Ora dovrà decidere se accettare, rifiutare o sospendere momentaneamente il cardinale dalle sue funzioni in diocesi in attesa del processo di appello.

PERCHÉ BARBARIN ERA STATO SCAGIONATO

Gli avvocati di Barbarin sono già ricorsi in appello contro la sentenza del 7 marzo. Il processo è molto controverso e l’arcivescovo era già stato scagionato nel dicembre 2016 dalle stesse accuse per cui è stato poi condannato. La procura di Lione aveva infatti archiviato il caso per tre diversi motivi.

Innanzitutto il reato di mancata denuncia è già prescritto; in secondo luogo i reati di padre Preynat, che ha ammesso le sue colpe ma non è stato ancora condannato in un processo, sono prescritti; e in terzo luogo il cardinale Barbarin, quando nel 2014 parlò con una delle vittime e venne a conoscenza degli abusi commessi, la invitò a sporgere denuncia e sospese il sacerdote dalle sue funzioni pastorali. Come dichiarato più volte dall’arcivescovo «non vedo di che cosa sono colpevole: non ho mai cercato di nascondere, tanto meno di coprire, questi fatti orribili. Possono esserci stati errori, ma ho agito in modo più severo di quanto mi era stato chiesto dal Vaticano».

ANCHE LA PROCURA RICORRE IN APPELLO

Oltre agli avvocati di Barbarin, anche la procura di Lione il 12 marzo ha deciso di ricorrere in appello contro la sentenza di condanna. L’obiettivo è permettere ai nuovi giudici di «rivedere il caso nella sua globalità». La procura ha infatti ribadito in una breve nota che il reato contestato a Barbarin è prescritto.

Secondo l’avvocato francese Erwan Le Morhedec, la condanna non sta in piedi perché nel caso del cardinale Barbarin non si intravede inoltre l’elemento intenzionale: «In questo caso è possibile che la pressione dell’opinione pubblica abbia avuto un impatto sulla decisione del giudice di ravvisare l’intenzione di Barbarin di ostacolare la giustizia. Ma il cardinale ha incoraggiato le vittime a sporgere denuncia».

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