Ban Ki-moon: «Spero che tra Israele e Turchia migliorino i rapporti»

In visita in Australia il segretario generale dell’Onu, il sudcoreano Ban Ki-moon, auspica che le relazioni tra Israele e Turchia migliorino, dopo che il rapporto sulla tragedia della Mavi Marmara, dove morirono nel maggio scorso nove attivisti turchi, non ha riconosciuto Israele nel torto. Ankara ha cacciato l’ambasciatore israeliano e ha sospeso gli accordi militari con Tel Aviv

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha auspicato un miglioramento nelle relazioni bilaterali tra Israele e Turchia, che ieri ha espulso l’ambasciatore dello Stato ebraico ad Ankara e ulteriormente declassato la propria rappresentanza diplomatica a Tel Aviv. «Spero sinceramente che i due Paesi miglioreranno i loro rapporti», ha affermato Ban, in visita in Australia, sottolineando come entrambi confinino con la Siria, uno dei principali focolai di tensione a livello regionale, e rivestano dunque un ruolo delicato per gli equilibri nel Medio Oriente e per il relativo processo di pacificazione. «Sia la Turchia sia Israele sono estremamente importanti», ha sottolineato l’ex ministro degli Esteri sud-coreano «e un migliore rapporto tra essi è importante per tutte le situazioni in atto nella regione».

All’origine dell’arroccamento turco c’è la recente divulgazione del rapporto, steso da una commissione d’inchiesta Onu guidata dall’ex premier neozelandese Geoffrey Palmer, sull’incidente del “Mavi Marmara”: l’ammiraglia della Freedom Flotilla I che nel maggio dell’anno scorso tentò invano di forzare il blocco navale della Striscia di Gaza, e fu quindi assaltata dalle forze speciali israeliane, i cui incursori uccisero a bordo nove attivisti turchi. Nel rapporto, pur sottolineandosi che il tragico abbordaggio fu un’azione «eccessiva e irragionevole», si certifica però anche la sostanziale legalità del blocco di Gaza. Il governo turco ha respinto il documento definendolo inaccettabile e per ritorsione contro le mancate scuse formali da parte delle autorità israeliane ha sospeso tutti gli accordi militari con lo Stato ebraico, di cui fino un anno fa era alleato.

Il segretario del Palazzo di Vetro ha evitato di pronunciarsi nel merito, limitandosi a puntualizzare come il suo «unico desiderio sia che i due Paesi facciano tutto il possibile per attuare le raccomandazioni contenute nella relazione».