Aspettando il Papa a Milano (a casa dei vicini)

Ad animare l’Incontro mondiale sarà una mostra sul vivace microcosmo di Baranzate, dove in una sola via convivono 72 nazionalità diverse.

Anisoara, Regina, Malick, Mussaid e Ye Weibin abitano in via Gorizia. Una strada lunga così, direbbe uno dei ragazzini che è facile incrociare sulle scale di questi palazzotti anni Sessanta, lo zaino in spalla la mattina presto prima di finire inghiottito dalla nebbia della periferia ovest di Milano. Siamo a Baranzate, un comune di undicimila anime, ma in questa via lunga così ci sono 72 paesi, molti più di tutti gli stati presenti nel continente africano: un terzo dall’Est, un terzo africani, un terzo asiatici e molti latinoamericani, ecco come tremila uomini, donne e bambini fra romeni, moldavi, albanesi, senegalesi, maghrebini, cinesi, filippini, peruviani e via dicendo, hanno fatto di Baranzate il comune col più alto tasso di immigrati in Italia, il 26,5 per cento, puntualizzerebbe lo statistico, dopo aver elencato ciascuna nazionalità. O, per dirla col gergo senza punti e aperto alle sorprese di una mostra fotografica, qui un bambino su due ha almeno un genitore straniero: un racconto iniziato sui pianerottoli di via Gorizia nel momento in cui Anisoara, Regina, Malick, Mussaid, Ye Weibin e tanti altri hanno aperto le porte di casa propria alla giornalista Anna Pozzi e al fotoreporter di Parallelozero Bruno Zanzottera, cessando di essere l’immigrato x, y, z e diventando i protagonisti di Il mondo in casa. Una paese, una strada. Il mondo. Baranzate, laboratorio di futuro: la bella mostra realizzata da Media Pime in occasione del VII Incontro Mondiale delle Famiglie.

Sì perché in questo piccolo labirinto di vite in cui è inciampata la città fin dall’inizio degli anni Ottanta, c’è tutto quello che serve per raccontare “La famiglia, il lavoro e la festa” che centinaia di migliaia di pellegrini provenienti da 145 paesi di tutto il mondo celebreranno a Milano dal 29 maggio, quando Fieramilanocity aprirà i battenti alla Fiera della famiglia e fino al 3 giugno, quando il Papa officerà la Santa Messa domenicale sulla spianata dell’aeroporto di Bresso. C’è posto, negli scatti che catturano i minuti di quotidianità di via Gorizia, per risate, lacrime, chiacchiere, fatiche. Il padre che ha appena perso un’occupazione, quello che deve ancora trovarne una e chi si tiene ben stretta la propria. C’è la mamma che si barcamena tra lavoro e fornelli, quella alle prese con medicine e servizi sanitari, e quella che si accarezza il primo pancione. E ci sono i figli, quelli con la cartella e i compiti che li aspettano “di là”, con il pallone all’ingresso o la musica nelle orecchie, quelli per cui nulla è più un gioco e quelli che di giocare non smetterebbero mai. Nient’altro che famiglie alle prese con cose da famiglie tra quattro mura italiane, oggetti e colori dei luoghi d’origine, gli stessi problemi e le stesse speranze della terra d’approdo.

Loro, nel nostro paese e noi in casa loro, è il senso della mostra che verrà esposta a Fieramilanocity, dal 29 maggio e che attraverso alcuni scatti accompagnerà anche i pellegrini sull’Ultimo Miglio che porterà alla Messa di Benedetto XVI, per poi diventare itinerante e raggiungere parrocchie e comuni d’Italia. E ricominciare a raccontare. I 29 scatti a colori ritraggono altrettante famiglie provenienti da 29 paesi diversi: Albania, Argentina, Benin, Bolivia, Brasile, Burkina Faso, Capo Verde, Cile, Cina, Colombia, Filippine, Gambia, Libia, Marocco, Mauritius, Moldavia, Palestina, Panama, Perù, Repubblica Dominicana, Romania, El Salvador, Senegal, Serbia-Montenegro, Somalia, Sri Lanka, Togo-Costa d’Avorio, Tunisia. Solo alcuni volti di un popolo che ha fatto una via di Baranzate grossa così, come il mondo.