Articolo 18. Cara Camusso, dov’è lo scandalo?

I richiami alla solidarietà operaia sono traditi, nei fatti, dall’assoluta discriminazione e disinteresse verso l’esercito dei precari.

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Il sindacato italiano, la Cgil in particolare, sta perdendo di vista il proprio ruolo nella società. I lavoratori sono tutti uguali, il sindacato deve rappresentarli e difenderli tutti, in particolare i più deboli (i precari) non fare barricate a favore degli inclusi, fregandosene degli esclusi. Gli “inclusi” hanno la tessera sindacale, gli “esclusi” di solito no. Cosa fa il sindacato, difende i lavoratori oppure fa una battaglia identitaria per la sua sopravvivenza e, soprattutto, per mantenere il suo peso nella società? La riforma Fornero contiene importanti novità rispetto alla situazione dei precari; possibile che il sindacato non se ne accorga?

Le imprese italiane soffrono di “nanismo”; quando possono, gli imprenditori si mantengono al di sotto dei quindici dipendenti proprio per non incorrere nell’articolo 18. La piccola percentuale di aziende con più di quindici dipendenti non ci pensa proprio ad assumere ulteriori persone a tempo indeterminato, ma ricorre a contratti atipici. Su questo, la riforma incide: come non notarlo? I sindacati conservatori non si rendono conto che uno dei mali del mercato del lavoro è il suo essere ingessato? Potessero, lotterebbero ancora per le pensioni baby (19 anni sei mesi e un giorno) oppure per le 35 ore settimanali.

I continui richiami alla solidarietà operaia sono traditi, nei fatti, dall’assoluta discriminazione e disinteresse verso l’esercito dei precari. Il nuovo articolo 18 delega al giudice la decisione finale e, comunque, un operaio che si opponga sostenendo di essere stato discriminato, ove abbia i mezzi per provarlo, manterrà, riconosciuto dal magistrato, il proprio posto di lavoro. Dov’è lo scandalo?

Ho fatto una mia piccola indagine: chi andrà in piazza contro la riforma, semplicemente, non l’hanno nemmeno letta. Siamo ancora, purtroppo, al: “Non capisco, compagni, ma mi adeguo”, ai luoghi comuni, alle parole d’ordine. Un po’ di laicità e di socialismo riformista non guasterebbe.

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