Arrivati in Italia i bambini adottati del Congo

Sono atterrati a Ciampino, accompagnati dal ministro Boschi, i 31 bimbi attesi da 24 famiglie. Le adozioni erano state bloccate dal paese africano dopo irregolarità nel caso di un gay canadese

Sono atterrati stamattina all’aeroporto di Ciampino e quando hanno visto i genitori attenderli già sulla pista, sono corsi loro incontro tra gridi di gioia: i 31 bambini del Congo adottati da 24 famiglie italiane, ma bloccati da mesi nel loro paese, sono stati riportati a Roma su un aereo di Stato dal ministro dei Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi, inviata dal governo in Congo. Il ministro è scesa dalla scaletta tenendo per mano proprio due dei bambini, una delle quali durante il viaggio le aveva fatto una treccia nei capelli: «I bambini stanno bene, sono felici di essere con le famiglie adottive e in aereo mi hanno fatto una treccia ai capelli» ha raccontato Boschi raggiante ai giornalisti.

LA VICENDA. Le 24 famiglie avevano ricevuto il via libera all’adozione dei 31 bambini dal Congo già 7 mesi fa, ma al momento del rientro in Italia i piccoli erano stati fermati. Il Congo da settembre 2013 ha improvvisamente bloccato tutte le adozioni internazionali, in particolare dopo il caso di un uomo canadese che aveva dichiarato di adottare un bimbo come genitore single omettendo invece di essere gay e di convivere con un compagno, fatto che stride con le leggi congolesi. Per tutti questi mesi i genitori italiani hanno lottato con tutte le forze, attraverso anche le associazioni onlus che li rappresentavano come l’Aibi, dimostrando di avere tutte le caratteristiche richieste dal paese africano per le adozioni. La loro battaglia ha avuto una piccola accelerazione il mese scorso, quando rispondendo proprio ad uno dei genitori durante le consuete interviste via twitter, Renzi aveva promesso di incontrare presto il presidente del Congo, come poi in effetti è stato.

«SIAMO SOLO LA PUNTA DI UN ICEBERG». Oggi a Ciampino era presente anche Cristina Ravaglia, direttore generale del dipartimento italiani all’estero e politiche migratorie del ministero degli Esteri, che ha spiegato come comunque in questi sette mesi la Farnesina abbia cercato di farsi “compagna” dei genitori italiani: «In questi mesi c’è stato un rapporto quotidiano con loro. Ogni venerdì sera, da settembre scorso, una e-mail faceva il punto della situazione, con gli sviluppi che mano a mano si registravano. Con un gran lavoro, costante e silenzioso, della Farnesina che ha continuato a seguire i bambini e tutto quanto necessario per arrivare a oggi». Le procedure sono state sbloccate in anticipo rispetto al previsto, si pensava infatti che i bambini sarebbero potuti arrivare solo a settembre prossimo. L’attesa tuttavia è stata drammatica per le 24 coppie. Una mamma oggi ha raccontato ai giornalisti: «Non dimenticate che noi siamo la punta di un iceberg: ci sono ancora 130 coppie che stanno aspettando: per noi comincia una nuova vita e speriamo che per gli altri le cose si possano sbloccare presto».

IL MINISTRO: «ERANO EMOZIONATI». Ai giornalisti il ministro Boschi ha raccontato che «Il viaggio è andato bene. I bambini sono stati bravissimi. Ora pensiamo a far festa con le loro famiglie. In viaggio hanno dormito molto perché erano stanchi. Sono impazziti di gioia quando una volta atterrati a Ciampino dai finestrini dell’aereo hanno riconosciuto i genitori che li aspettavano sulla pista». La notizia dell’arrivo è stata subito ripresa con un tweet anche dal premier Matteo Renzi: “Benvenuti #acasa Ora, con la riforma del terzo settore, ancora più attenzione alle adozioni internazionali”.