Arabia Saudita, uomo balla nudo in pubblico: condannato a 10 anni di prigione e duemila frustate

I tre compagni che erano con lui hanno ricevuto condanne appena più leggere. Il pm si è però lamentato: «Sentenza troppo leggera»

Un uomo ballava nudo su una macchina, gli altri lo filmavano per poi mettere il video su internet. Una scena di pessimo gusto, che «viola la moralità pubblica» e che per questo verrebbe sicuramente stigmatizzata in qualunque parte del mondo. Ma l’Arabia Saudita non è un paese qualsiasi e le quattro persone sono state condannate a diversi anni di carcere, a multe salate e a migliaia di frustate.

MIGLIAIA DI FRUSTATE. I quattro uomini sono di Borayda, capitale della provincia di Al Qasseem, a nord-ovest di Riyad. L’uomo che ballava è stato condannato a 10 anni di prigione, duemila frustate e 13 mila dollari di multa. Uno dei suoi compagni dovrà scontare sette anni di prigione e subire 1.200 frustate. Gli altri due, invece, sono stati condannati a tre anni di prigione e 500 frustate. Secondo quanto riportato dal giornale locale Al Sharq, il pm si è lamentato per la «pena troppo leggera». I tre potranno addirittura ricorrere in appello.

ESPORTATORI DI DEMOCRAZIA. Il paese che da oltre due anni cerca di esportare la democrazia in Siria in casa propria non fa sconti. La polizia religiosa incaricata di garantire la conformità dei comportamenti dei cittadini alla morale islamica è molto temuta. I mutawaeen, come vengono chiamati gli agenti, sono stati istituiti dal governo saudita in base all’esortazione coranica «Amr bil Màruf wa Nahy an al Munkar», traducibile come «ordinare il bene e proibire il male». Questo è considerato un dovere essenziale nell’islam, la cui applicazione deve essere garantita da parte della umma (la comunità islamica).

NIENTE LIBERTÀ RELIGIOSA. Il 5 per cento della popolazione saudita è cristiana ma convertirsi dall’islam è vietato. Nel paese vivono circa un milione di cattolici, soprattutto immigrati filippini per lavoro. I lavoratori non musulmani non possono celebrare il proprio culto in pubblico, ma in privato sì. La nozione di “privato” resta però poco chiara. Il governo saudita afferma che finché le riunioni si fanno in piccoli gruppi e in case private, nessun organo della sicurezza deve intervenire. Questa posizione ufficiale, però, viene spesso contraddetta nei fatti dalla polizia religiosa, che fa in continuazione “incursioni” in case private, arrestando i cristiani.