Allarme in Francia: atti antisemiti aumentati del 69 per cento nel 2018

A commettere la maggior parte delle aggressioni non sono più persone provenienti dall’estrema destra, ma dal «milieu arabo-musulmano»

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Il numero di atti antisemiti è cresciuto del 69 per cento in Francia nel 2018, prendendo in considerazione i primi nove mesi dell’anno. Dopo le cifre elevate del 2015, gli attacchi erano diminuiti del 58 per cento nel 2016 e del 7 per cento nel 2017. Poi la doccia fredda quest’anno.

NOTTE DEI CRISTALLI

I dati sono stati diffusi dal premier francese Édouard Philippe su Facebook. «Ogni aggressione perpetrata contro uno dei nostri concittadini di religione ebraica risuona come un nuovo cristallo infranto», scrive ricordando l’80esimo anniversario della Notte dei cristalli, durante la quale nel 1938 furono bruciate o completamente distrutte in Germania 1.406 sinagoghe e case di preghiera ebraiche.

L’ORIGINE DEI DATI

Philippe ha aggiunto che «il governo ha deciso di non restare indifferente», un riferimento al rafforzamento della legge sulla lotta all’odio diffuso tramite il web previsto per il 2019. Come scrive il Figaro, le cifre sugli atti antisemiti non devono essere prese come oro colato, dal momento che la legge vieta di qualificare un’aggressione in base alla religione della vittima. Le cifre vengono fornite da associazioni di culto, come ad esempio il Servizio di protezione della comunità ebraica, e riprese dal ministero degli Interni. I dati restano comunque allarmanti.

ESTREMISMO ISLAMICO

Come ricordato nel 2004 dalla Commissione nazionale consultiva dei diritti dell’uomo (Cncdh), gli atti antisemiti negli anni sono cambiati: se inizialmente erano da ascrivere soprattutto a frange di estrema destra, la responsabilità appartiene per lo più al «milieu arabo-musulmano». Dal massacro di Mohamed Merah alla strage dell’Hyper Cacher, dall’assassinio nel 2017 di Sarah Alimi a quello nel 2018 di Mireille Knoll, i casi sono tanti. Ma la discriminazione è all’ordine del giorno anche in classe, come ci ha raccontato in un’intervista il preside Bernard Ravet.

GLI EBREI SCAPPANO DALLA FRANCIA

«Se le cose vanno avanti così, tra dieci anni dovrete contarci sulle dita di una mano», disse Dalia a febbraio, madre ebraica sulla quarantina del comune francese di Sarcelles, dopo che un bambino ebreo di otto anni che portava la kippa fu aggredito per strada. La cosiddetta “aliyah” (ritorno in Israele) è un fenomeno preoccupante e in crescita nella République. Dopo il 2012, la Francia è diventata il primo Paese d’origine degli “olim” (immigrati), registrando 2.000 partenze nel 2012, 3.000 nel 2013, 7.231 nel 2014 e oltre 8.000 nel 2015. Nel 2016 il numero delle partenze è sceso a 5.000. Si parla di 40 mila ebrei che hanno lasciato la Francia in dieci anni su una comunità di appena mezzo milione. «Gli ebrei hanno contribuito molto alla costruzione dell’Europa e se pensiamo che ora non si trovano più bene, vuole dire che qualcosa non funziona. L’Europa dovrebbe farsi qualche domanda», disse nel 2017 Daniel Benhaim, direttore generale dell’Agenzia ebraica.

Foto Ansa

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