«Non vediamo l’ora che arrivi Leone XIV. L’Angola ha bisogno di pace»
L’Angola è pronta ad accogliere Leone XIV. Nella capitale Luanda, nel quartiere» di Kilamba, fervono i preparativi per la messa che il Papa celebrerà domani. «Quando mi è stato comunicato che il Santo Padre sarebbe venuto a celebrare la messa qui ho provato una grande gioia», racconta a Tempi padre Fila José Zua Cassule, vicario generale della diocesi di Viana e parroco della chiesa che accoglierà la celebrazione. «Come nel racconto evangelico Maria va a casa di Elisabetta per annunciare l’Incarnazione, così tra di noi viene il Papa ad annunciare la salvezza e la riconciliazione».
L’Angola è la penultima tappa del viaggio apostolico di Leone XIV in Africa. Partito da Roma il 13 aprile, ha fatto visita all’Algeria e al Camerun. Dopo l’Angola, sarà la volta della Guinea Equatoriale, pronta a ricevere la seconda visita di un pontefice dopo lo storico viaggio di Giovanni Paolo II nel 1982.
In Angola la democrazia è fragile
Affacciata sull’Oceano Atlantico, l’Angola porta ancora le ferite della guerra civile scoppiata dopo la proclamazione d’indipendenza dal Portogallo, nel 1975, un conflitto che causò centinaia di migliaia di morti e che devastò il paese per quasi tre decenni. Non solo, le «conseguenze della colonizzazione si sentono ancora», osserva padre Fila. «Nel paese abbiamo un’Assemblea Nazionale e delle elezioni politiche, ma manca ancora qualcosa», continua, descrivendo la democrazia incompiuta di una nazione dove il partito Mpla (Movimento popolare di liberazione dell’Angola) è al governo da oltre 50 anni.
Per costruire una vera democrazia resta ancora molto da fare, prosegue padre Fila. In questo contesto, «la Chiesa gioca un ruolo decisivo. Educando all’accoglienza e alla fraternità, è stata una presenza profetica che ha favorito la riconciliazione». Oltre il 60% della popolazione angolana è cattolica, mentre la restante parte è protestante; marginale la presenza dei musulmani, attorno all’1%. «Da Leone XIV l’Angola si aspetta un messaggio di riconciliazione. Il Papa è il vicario di Cristo e noi ci attendiamo di essere confermati nella nostra fede», spiega il parroco di Kilamba.
«Non vediamo l’ora di accogliere il Papa»
La Chiesa in Angola sta vivendo una stagione di forte crescita. Aumenta il numero dei consacrati, tanto che il presidente della Conferenza episcopale locale, monsignor José Manuel Imbamba, ha dichiarato di recente a Fides che «nei seminari di teologia e filosofia non c’è più posto. Il clero è al momento costituito da circa i 1.600 seminaristi maggiori, più di 1.500 sacerdoti diocesani, oltre 600 i sacerdoti religiosi e più di 1.700 suore».
Padre Fila José Zua Cassule conferma e approfondisce le parole del vescovo: «Negli ultimi anni i giovani hanno riscoperto il valore di donare la propria vita e il proprio tempo, soprattutto grazie alla generosità delle famiglie, che offrono i propri figli a Dio e li aiutano nel discernimento. L’Africa, inoltre, ha una popolazione giovane e perciò rappresenta un grande segno di speranza per le missioni e per le vocazioni sacerdotali e religiose».
Il compito della Chiesa in Angola oggi è «favorire la pace e la riconciliazione, per questo la visita di papa Leone XIV è così importante per noi. Non vediamo l’ora di accoglierlo».
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