Amicone chiede conto del bando liberticida a Milano. «Ma tu non puoi parlare»

Il consigliere porta in Comune il caso del municipio piddino che nega spazi pubblici a chi è contro aborto, Dat e Unioni civili. I paladini dell’antidiscriminazione reagiscono da soviet

Che c’entrano l’aborto, le Dat e le Unioni civili con i requisiti per ristrutturare un immobile a Milano? Ce lo siamo chiesti appena abbiamo appreso che la giunta piddina del Municipio 3, lo scorso 13 marzo, ha inserito nella delibera avente oggetto “Linee di indirizzo particolareggiate per bando spazio ex Samarcanda in viale Lombardia” (un ex negozio nel complesso popolare Mm di viale Lombardia 65) alcuni a dir poco singolari paletti: non saranno ammessi alla partecipazione del bando «soggetti impegnati in iniziative di contrasto della legge 22 maggio 1978, n. 194, soggetti impegnati in iniziative di contrasto della legge 22 dicembre 2017, n. 219, soggetti impegnati in iniziative di contrasto della legge 20 maggio 2016, n. 76». In altre parole, viene bandito dallo spazio pubblico chiunque sia contrario all’aborto, alle Dat o alle Unioni civili e che, pur all’interno delle leggi democraticamente approvate dal Parlamento, abbia promosso iniziative per il miglioramento o il superamento di tali leggi.

AMICONE SVEGLIA PALAZZO MARINO

La giunta pare trincerarsi dietro al daspo antifascista introdotto dal Comune nell’aprile del 2018, che impegna a «riconoscere e rispettare i princìpi, le norme e i valori della Costituzione italiana, repubblicana e antifascista, che vieta ogni forma di discriminazione basata su sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali». Ma c’è molto di più. «Si è entrati nella fase sovietica o mussoliniana della sospensione delle libertà di pensiero e di opinione e, dunque, dobbiamo aspettarci in una prossima delibera, una rifondazione in dettaglio bonsai di un soggetto soviet comunista o fascio corporativo?», ha chiesto il consigliere comunale Luigi Amicone (Fi), intervenendo in aula il 25 marzo dopo aver depositato, una domanda a risposta immediata a Palazzo Marino. Nel testo dell’interrogazione, pervenuta all’ufficio atti consiliari il 22 marzo, Amicone ha chiesto anche a sindaco e assessore competente di spiegare «che fondamento democratico e costituzionale può avere una delibera che escluda da un bando soggetti che non abbiano la medesima opinione della maggioranza deliberante il bando medesimo», «da quale principio di legittimità e legalità democratica promana una delibera che esclude dalla partecipazione da un bando pubblico soggetti e cittadini civilmente impegnati secondo libertà e coscienza personale»; «in quali tempi l’assessore e il sindaco pensano di mettere in mora la delibera liberticida del Municipio 3, onde evitare che liberi cittadini intraprendano spiacevoli azioni legali».

«NON VOGLIAMO INIZIATIVE OSCURANTISTE»

L’intervento in aula di Amicone è stato più volte interrotto dalla consigliera Pd Diana De Marchi che, nero su bianco, ha sostenuto una strana tesi da fascio di combattimento, «no, tu non puoi pensare e dire queste cose», riferendosi all’idea di famiglia uomo-donna-bambini citata da Amicone. A spiegare ancora meglio da quale filosofia promani la delibera ci ha pensato l’assessore alle Politiche Sociali del Municipio 3 Massimo Scarinzi, sempre del Pd: «Vogliamo evitare che iniziative oscurantiste possano essere organizzate all’interno di uno spazio comunale assegnato al Municipio. Trovo queste polemiche prive di fondamento considerato che le linee guida di assegnazione sono state validate dai dirigenti». Come ai tempi del soviet, insomma.

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