Amici, non sono “visioni”. Sono vaffa

Scandalo per le parole di Grillo sulla democrazia diretta. Ma l’avete visto Sassoli fare la pianta ornamentale? Qui è il problema

“Non c’è niente di più inedito del già edito” è un luogo comune perfetto per descrivere lo stupore che, ogni volta, la stampa italiana finge di mostrare alle sparate di Beppe Grillo. Le ultime riguardano la democrazia che, secondo il guru a cinque stelle, sarebbe solo quella «diretta», non quella parlamentare. Le ha dette durante un videocollegamento alla tavola rotonda “Ideas for a new world”, organizzata dal presidente del parlamento europeo David Sassoli.

Basta cabine, si passi al clic

Sono corbellerie che il fondatore del M5s ripete da anni: la democrazia rappresentativa è morta, meglio estrarre a sorte delle persone che, temporaneamente, guidino un comune, una regione, un governo.

Per dirla con le sue parole:

«Perché non posso selezionare delle persone con certe caratteristiche e poi dire: ti vuoi occupare un anno, a tempo determinato, di questa cosa qui per la tua città, per il tuo Paese, per la tua regione? Non mi interessa chi sei e chi non sei, solo i requisiti. È come una giuria popolare: se una persona può dare in una giuria popolare un ergastolo può anche occuparsi un anno di una cosa in politica. Evolviamo anche in questi settori: andare a votare ogni quattro-cinque anni e mettersi la coscienza in pace è assurdo. Devi dare il voto tutti i giorni».

Basta parlamenti, basta voti «con la matita dietro una cabina», si può fare tutto online. Come? Con la sua piattaforma, ovviamente.

«Noi abbiamo lanciato Rousseau, che è interessante. Una piattaforma dove un cittadino può dire, consigliare, votare a tutti i livelli, proporre una legge. Oggi si può fare. Si può fare un referendum alla settimana».

Idee, progetti, prospettive

Tutte cose stranote che i nostri intellettuali e leader, a seconda del momento e della convenienza (vero Salvini? Vero Zingaretti?), fingono di scordare. Loro, ma non Grillo. Lui le ha sempre sostenute: gli dobbiamo riconoscere una certa coerenza nel propagandare queste cazzate.

Diverso il discorso di chi gli tiene bordone, di chi lo tratta come un interlocutore degno di essere ascoltato perché, come ha detto Sassoli introducendo il suo intervento, «abbiamo bisogno di aprire le istituzioni», di ascoltare «idee, progetti, prospettive, visioni», di creare un «mondo nuovo, migliore di quello di prima» perché il mondo ora va a un «nuovo ritmo». E quindi per “aprire” quelle istituzioni che Grillo vorrebbe scassare, chi ha invitato? Grillo naturalmente. Un po’ come Dracula testimonial dell’Avis. Il ragionamento non fa una grinza.

«Grillo, posso?»

Guardare il video dell’incontro organizzato da Sassoli può risultare istruttivo. Alla domanda del moderatore su quale sia la sua visione, Grillo attacca con un pistolotto sconclusionato in cui parla di Pil, debito, lavoro, internet, energie rinnovabili, green economy, «la signora Ursula», i container, il riciclo. Sassoli sta lì, fermo e pensoso (come se stesse ascoltando Habermas), nella posizione della pianta d’arredo. Quello va avanti nel suo sproloquio, il moderatore cerca di fermarlo («dobbiamo dare la parola anche al nostro altro ospite, Gunter Pauli»), ma il comico prosegue a illustrare la sua caotica «visione» e solo al terzo tentativo si riesce a togliergli la parola. Quando gli viene ridata, riattacca con una solfa in cui pindaricamente passa da discorsi sull’idrogeno al reddito universale per tutti, dagli orti al telelavoro, dalla scuola all’agricoltura verticale. Tutto si tiene nella logica di Grillo, pardon, nella “visione” di Grillo. Anche stavolta è necessario un intervento del moderatore («Grillo, posso?») per togliergli la parola e consegnarla a Pauli, imprenditore belga, altro visionario che teorizza un nesso tra il Covid-19 e il 5G. E, infatti, è amicissimo di Beppe e dei cinquestelle.

Come fossero ragionamenti

Sarà alla terza domanda che si raggiungerà l’apice dell’assurdo. Il moderatore interpella il fondatore del M5s sull’esito del voto al referendum sul taglio dei parlamentari e formula il quesito con queste esatte parole: «Il mainstream era per il “no”, ma ha vinto il “sì”. Sta nascendo una coscienza civica sempre più indipendente?».

La parola “mainstream” detta a casa di un giornalista di sinistra, ora presidente del parlamento europeo, ci vuole del coraggio. E la nuova “coscienza civica” sarebbe la visione di Grillo, la democrazia diretta, il voto per email, il like alla proposta di legge? Ma quand’è che la smetteremo di farci prendere per i fondelli dal comico di Genova? Quand’è che la stampa e i politici (in questo caso addirittura il presidente del parlamento europeo) la pianteranno di legittimare le “suggestioni” di Grillo come se fossero ragionamenti? Il problema non sono i Grillo, il problema sono i Sassoli. Amici, non sono “visioni”. Sono vaffa.

Foto Ansa