Altra botta alla Legge 40: «Aprire all’eterologa». Roccella: «Così si apre al commercio dei gameti»

Il Tribunale di Milano chiede alla Consulta di modificare la legge già sottoposta a referendum. Plausi della sinistra. Scienza e Vita: «Si toglie la certezza dell’identità genitoriale»

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Nuovo attacco alla Legge 40 che regolamenta la procreazione assistita. Il Tribunale civile di Milano, con un’ordinanza depositata il 29 marzo scorso, ha stabilito che il divieto di fecondazione eterologa si pone in contrasto con alcuni principi costituzionali, tra cui il diritto fondamentale all’autodeterminazione della coppia, il principio di eguaglianza tra coppie e il diritto alla salute. I giudici hanno chiesto alla Consulta di pronunciarsi sulla norma (che, si ricordi, è già stata sottoposta a un referendum – che non raggiunse il quorum – nel 2005).
Il caso nasce da un ricorso presentato da una coppia affetta da azoospermia completa che aveva ha presentato nel 2010 ricorso al Tribunale civile di Milano per poter accedere alla fecondazione eterologa, vietata dalla legge 40. L’avvocato della coppia, Marilisa D’Amico, che è anche consigliere comunale milanese del Pd,ha giudicato la notizia «molto positiva», confidando anche nel fatto che «entro qualche mese, forse entro la fine dell’anno, le coppie in Italia potrebbero avere accesso alla fecondazione eterologa».

LE REAZIONI. La sentenza è stata applaudita da molti esponenti di sinistra. Per Livia Turco «la nuova ordinanza emessa oggi dai giudici di Milano sulla legge 40 è una decisione importante che conferma quanto sia necessario modificare in modo significativo questa legge».
Al contrario, secondo la pidiellina Eugenia Roccella, «per l’ennesima volta un tribunale civile attacca la legge 40 su un punto già confermato da un referendum, e cioè il divieto alla fecondazione eterologa, dichiarato peraltro legittimo da una recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo». «Ricordiamo – ha proseguito Roccella – che la fecondazione eterologa vuol dire commercio di gameti umani, in particolare di ovociti, con la conseguenza di un pesante sfruttamento delle donne, giovani e povere, sottoposte a trattamenti rischiosi per la loro salute e, a volte, per la loro stessa vita. Il ricorso ai tribunali è alimentato da un mercato che punta a maggiori profitti assai più che da una vera richiesta dei cittadini, tant’è vero che in occasione del referendum gli elettori non hanno voluto modificare la legge pur avendone la possibilità. Sarebbe bene che la magistratura fosse attenta a salvaguardare la propria indipendenza non soltanto dalla politica ma anche dalle lobby affaristiche».

SCIENZA E VITA. Paola Ricci Sindoni, vicepresidente vicaria dell’Associazione Scienza & Vita, ha detto che «Il ricorso alla Consulta da parte del Tribunale di Milano è l’ennesimo attacco per via giudiziaria alla Legge 40. La fecondazione artificiale eterologa, richiamata nel ricorso come necessaria per la propria vita familiare, ne decostruisce al contrario la struttura basata su un patto generazionale tra una donna e un uomo, legati per garantirne continuità e riconoscimento sociale. Come statuito anche dalla Corte di Strasburgo nel 2011, il divieto di fecondazione eterologa si fonda sull’inevitabile scomposizione che questa tecnica comporta tra i concetti di maternità e di paternità. Dissociazione che stravolge i principi di relazionalità familiare e di trasmissione generazionale. Va ribadita in maniera inequivocabile la prevalenza di una norma fondamentale del diritto che tutela prima di tutto il figlio: la certezza dell’identità genitoriale».

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