Alta tensione tra Israle e Iran: rischio guerra atomica?

Sale la tensione tra Israele e Iran. Quest’ultimo pare in dirittura d’arrivo nel dotarsi di una bomba atomica. Usa e Francia minacciano sanzioni, ma secondo Stefano Magni, giornalista dell’Opinione, le misure adottate potrebbero non bastare: «Una soluzione efficace potrebbe essere rappresentata dall’embargo sul petrolio iraniano che si raffina in Europa»

Speriamo che per questa volta non valga il detto: “Tanto tuonò che piovve”. Ci riferiamo alla tensione tra Israele e Iran. Quest’ultimo pare in dirittura d’arrivo nel dotarsi di una bomba atomica funzionante a tutti gli effetti e la pioggia del detto sopra citato potrebbe trasformarsi in un evento bellico dall’evoluzione incontrollabile e portarci dritti dritti nel baratro di un conflitto nucleare. Ma mentre Israele scalpita Usa e Francia vogliono puntare a inasprire le sanzioni economiche.

 

«Le sanzioni valgono fino a un certo punto e arrivano solo dall’Occidente – chi parla è Stefano Magni, esperto di politica estera per le pagine del quotidiano L’Opinione, interpellato da Radio Tempi – finchè l’Iran avrà la possibilità di rifornirsi di tutto quello che vuole dalla Russia e dalla Cina, ma in particolar modo dalla Russia, da cui ha avuto assistenza tecnica e quindi le sanzioni rischiano di essere simboliche. Una sanzione importante sarebbe un embargo serio sul petrolio iraniano che si raffina in Europa. Dal 2005 a oggi questa decisione non è mai stata presa in considerazione».

 

Come mai siamo arrivati a queste minacce? Israele sa qualcosa di grave riguardo al programma nucleare iraniano?

Soprattutto si attende il nuovo rapporto dell’Aiea, l’Agenzia atomica dell’Onu, dalle indiscrezioni, gli iraniani sarebbero andati molto oltre quello previsto nel loro programma nucleare segreto, ciò vuol dire che il sabotaggio effettuato sulla produzione nucleare di Teheran, attraverso un virus informatico, ha perso il suo effetto, e la produzione di uranio arricchito ha ripreso con lena. Altre notizie del rapporto potrebbero riguardare, anche se non pienamente dimostrabile, un progetto di testata nucleare, che sarebbe l’ulteriore dimostrazione che l’Iran non userebbe l’energia atomica per scopi civili; un’altra prova, quasi una pistola fumante, è il trasporto di diverso materiale in impianti sotterranei, vicino alla città santa di Qom, non raggiungibili da nessun tipo di bomba in dotazione agli aerei occidentali.

 

E’ realistica la minaccia di Israele di un intervento delle sue squadre speciali?

Non è realistica per un motivo molto semplice: perché ne stiamo parlando, un raid efficace deve basarsi sulla sorpresa. Di un attacco a un sito siriano, presunto atomico, nel 2007, non se ne è mai parlato ufficialmente.

 

L’America di Obama potrebbe sopportare un raid da un suo alleato?

No, ed è stato detto chiaro e tondo. Ma non solo l’America di Obama, avrebbe detto di no anche quella di Bush. Nella primavera del 2008 il governo israeliano aveva avviato delle consultazioni con la Casa Bianca per un attacco all’Iran, la risposta di Bush fu “assolutamente no”. E’ chiaro che l’America non ha nessuna intenzione di aprire un nuovo fronte di guerra, soprattutto con la Stato più agguerrito.

 

In queste ore il Pentagono ha lanciato un allarme: il totale, imminente, disimpegno dell’Esercito Americano in Iraq, potrebbe ricompattare Al-Qaeda, proprio a Baghdad. C’entra con la crisi israelo – iraniana?

Indirettamente si, una cosa è certa: più che Al-Qaeda, che ormai ha un po’ perso vigore dopo l’uccisione di Bin Laden, quello che potrebbe destabilizzare l’Iraq è un’ulteriore ingerenza dell’Iran, che ha tutto l’interesse di separare l’Iraq sciita da quello sunnita, la stragrande maggioranza irachena è sciita, e finora è stata impossibilitata in questa azione dalla presenza delle forze americane. Anche se l’Iran non è alleata di Al-Qaeda, anche per motivi religiosi, ha già usato i terroristi come mano d’opera. Per questo il Pentagono nicchia sul completo abbandono in Iraq delle truppe statunitensi.

 

Qual è la posizione dell’Unione Europea?

Notoriamente, non esiste una strategia politica estera condivisa europea: la parte del leone ultimamente è sempre più appannaggio dell’amministrazione francese e gli ultimi interventi in Medio Oriente sono lì a dimostrarlo.