Aleppo nuova Sarajevo. «I ribelli ci bombardano ogni giorno. L’Occidente non sia complice: dica la verità sulla guerra»

Intervista a Nabil Antaki, direttore di uno degli ultimi due ospedali della città: «Non basta preoccuparsi per il ritorno dei jihadisti in Europa. Bisogna combatterli qui»

«Aleppo è già diventata la nuova Sarajevo del XXI secolo». L’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, ha scelto la capitale della Bosnia distrutta dalla guerra dal 1992 al 1995 per descrivere la terribile situazione di Aleppo. Dall’estate del 2012 la seconda città più importante della Siria è divisa in due: Aleppo ovest è in mano al governo, Aleppo est ai ribelli e jihadisti di Al Qaeda. Da allora la guerra infuria ogni giorno e gli abitanti rimasti sono sempre più stremati. Il 15 giugno scorso, dall’alba fino a notte inoltrata, sono caduti almeno 300 tra razzi e bombe in modo indiscriminato su Aleppo ovest, dove vivono ancora circa 25 mila cristiani. Nel numero di Tempi in edicola da oggi, giovedì 25 giugno, è presente un ampio servizio sulla “Sarajevo del XXI secolo”, con testimonianze dalla città martoriata. Di seguito, riportiamo l’intervista integrale a Nabil Antaki, direttore di uno degli ultimi due ospedali presenti ad Aleppo e membro laico della congregazione dei Maristi blu.

aleppo-nuova-sarajevo-tempi-copertinaChe cos’è successo il 15 giugno?
Da quasi tre anni, ogni giorno, i gruppi ribelli armati bombardano Aleppo. Il 15 giugno ci sono stati bombardamenti più intensi in tutti i quartieri e contemporaneamente su tutti i fronti, accompagnati dal tentativo di conquistare certi quartieri. Le stime parlano di almeno 35 morti e 150 feriti.

Qual è la situazione ora?
È tornata quella di sempre, cioè scambi di colpi di mortaio e bombe da una parte all’altra. La vita di Aleppo ora non è peggiore di quanto fosse prima. La settimana scorsa, secondo alcune voci, i ribelli stavano per invadere Aleppo ovest, si è diffuso il panico tra la gente ma era un falso allarme.

Perché condurre un attacco così pesante?
Per invadere Aleppo? Per uccidere la sua gente? Non si sa, quello che so e che sa anche tutto il mondo è che dall’inizio dei bombardamenti, i ribelli non hanno mai colpito le basi militari di Aleppo, ma sempre i quartieri civili.

Quanti abitanti sono rimasti ad Aleppo?
Ad Aleppo ovest, sotto il controllo del governo, vivono circa due milioni di persone; ad Aleppo est, sotto il controllo del gruppo jihadista di Al-Nusra, circa 300 mila. Noi abbiamo paura che i terroristi finiscano per prendere la città.

Nella zona controllata dai ribelli ci sono tutte le centrali civili. Vi tagliano ancora acqua ed elettricità?
Sì. Abbiamo l’acqua solo un giorno su cinque o su dieci. L’elettricità arriva due ore ogni ventiquattro e adesso il clima è torrido, la temperatura sfiora i 36-38 gradi. Il cibo c’è ma è tutto carissimo.

Cosa può fare la Chiesa per aiutare i cristiani di Aleppo?
La Chiesa deve denunciare la politica dei governi occidentali e dire la verità sulle reali cause della guerra in Siria. Gli aiuti umanitari della Chiesa sono sicuramente utili ma questa per noi non è la cosa più importante ora. Papa Francesco dovrebbe usare il suo prestigio, la sua autorità morale e la sua popolarità perché i diversi attori regionali e mondiali fermino questa guerra. Così, da una parte si salverebbe la Siria e dall’altra si impedirebbe a quel che resta dei cristiani di fuggire dal paese.

L’inviato speciale dell’Onu, Staffan De Mistura, è tornato a Damasco per trovare una soluzione pacifica al conflitto. Che cosa ne pensa del suo piano per Aleppo?
Il piano De Mistura era buono quando è stato lanciato, un anno fa. Aleppo era circondata, sottoposta a un blocco totale e da 70 giorni non ricevevamo più né acqua né elettricità. Ad oggi, un piano che prevede corridoi umanitari, il ritiro di tutte le armi pesanti dalla zona e l’imposizione di una no-fly zone fa più male che bene. Permetterebbe infatti ai jihadisti di conquistare Aleppo con l’aiuto della Turchia, senza che l’esercito siriano possa intervenire.

Parlando dal Libano, il cardinale Scola ha dichiarato: «L’occidentale medio non è in grado di pensare una guerra di religione, anche per la sua storia passata, e ragiona unicamente secondo gli assoluti di democrazia e tirannide, senza percepire la necessità di cooperare con tutte quelle forze che si oppongono, per le più varie ragioni, al genocidio fisico e culturale perpetrato da Isis e dagli Stati che, direttamente o indirettamente, la sostengono nel criminale progetto di un Medio Oriente mono-colore». Che cosa ne pensa?
Penso che l’opinione pubblica occidentale sia indifferente alla nostra sorte, al contrario dei governi occidentali, che hanno causato questo dramma. Come per tutte le prove e le difficoltà, chi sa e non denuncia è come minimo un codardo, se non un complice. Bisogna che i giornalisti dicano chiaramente all’opinione pubblica che questi gruppi di terroristi e barbari che sono in Siria sono stati creati, finanziati e addestrati dagli alleati regionali dei vostri paesi. Non basta che i vostri ministri affermino in televisione che sono preoccupati dal ritorno di questi jihadisti in Europa. È necessario che non siano complici dei crimini perpetrati dai jihadisti a casa nostra e che li combattano, collaborando con il governo siriano, che è il primo impegnato in questa lotta.

Quali sono le cause principali della tragedia di Aleppo?
Non esiste una tragedia di Aleppo al di fuori della tragedia della Siria. È da una dozzina d’anni che certi gruppi pensano che l’interesse dei loro paesi sia un Medio Oriente diverso e caotico, dove gli attuali governi siano sostituiti dai Fratelli Musulmani. Per questo è stato coniato il concetto di “Caos costruttivo”, poi quello di “Nuovo Medio Oriente” e più recentemente quello di “Primavera araba”. Sono tre nomi molto belli per nascondere una politica che ha come scopo quello di seminare il caos e distruggere la Siria.

Foto Ansa