Al New York Encounter O’Malley, Hadjadj, Khalil Samir e Carron

Maurizio Maniscalco spiega al National Catholic Register il senso e gli appuntamenti della kermesse: «In un mondo individualista, la scoperta che l’io si sviluppa in un popolo»

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Schermata 2014-01-17 a 15.41.46Comincia oggi e durerà fino al 19 gennaio l’evento nella Grande Mela organizzato dal movimento di Comunione e Liberazione dal titolo “Il tempo della persona, le origini di un popolo. L’io e il noi”. Si incontreranno per la quarta volta esponenti del mondo della cultura, della politica, della religione. Il New York Encounter (Nye), infatti, è stato presentato per «testimoniare la nuova vita e conoscenze generate dalla fede, seguendo l’affermazione di papa Benedetto XVI secondo cui “l’intelligenza della fede deve diventare l’intelligenza della realtà”». Il desiderio, spiegano gli organizzatori, è quello di «incontrare tutte le espressioni veramente umane del desiderio di verità, bellezza e giustizia». È così che in questi anni la kermesse è diventa «un punto di incontro per persone di diverse credenze, tradizioni e culture che lottano per la comprensione reciproca, la costruzione reciproca e la vera amicizia».

CHIAMATI PER NOME. All’evento, ha spiegato il presidente Maurizio Maniscalco al periodico americano National Catholic register, «vengono persone che cercano qualcosa di bello e si spera che lo incontrino». Perché il titolo di questa edizione è “Il tempo della persona, le origini di un popolo. L’io e il noi”? Maniscalco spiega che questa frase riassume la sua esperienza cristiana: «È un esperienza anche umana e comune realizzare che è impossibile esistere da soli. Non ti puoi nemmeno chiamare per nome da solo: hai bisogno di un altro che ti chiami». Maniscalco ha sottolineato che l’identità della persona si basa sulla relazione, perché è solo in essa che l’uomo diventa capace di dire io. In un momento in cui il desiderio del singolo è esaltato senza tenere conto degli altri, l’evento vuole mostrare la bellezza dell’appartenenza a un popolo.

DA HAVEL A O’MALLEY. Per questo il New York Encounter ha scelto di mettere al centro personalità come Václav Havel, l’ex presidente della Repubblica Ceca che affermò la verità contro il regime comunista, unendosi a quanti come lui non volevano vivere nella menzogna. Durante gli incontri interverranno relatori di spicco come uno degli otto collaboratori scelti da papa Francesco, il cardinale Sean O’Malley; il grande filosofo francese Fabrice Hadjadj, padre Samir Khalil Samir, professore di Studi Islamici a Beirut, il presidente di Comunione e Liberazione, Julián Carrón. Si parlerà di Medio Oriente, di lavoro, di educazione e dell’esortazione del Papa ad andare nelle periferie esistenziali. Si potrà poi girare fra mostre e spettacoli. Fra le prime c’è: “Il volto ritrovato. I tratti inconfondibili di Cristo”, dedicata al Velo di Manoppello. Sulla varietà degli eventi Maniscalco ha spiegato che «qui è come la vita: tutti restiamo colpiti da qualcosa. Come quando ti innamori di qualcuno, c’è qualcosa in particolare che ti colpisce e, si spera, invece di essere l’inizio e la fine della storia, diventa il punto di partenza».

«COME CON MIA MOGLIE». Maniscalco ha poi parlato dell’importanza da parte dell’uomo della ricerca della verità durante l’evento, ribadendo che «la dinamica della relazione tra l’Io e gli altri è un vero e proprio viaggio». E ha esemplificato parlando dei suoi 35 anni di matrimonio: «Ne abbiamo passate un sacco, è un viaggio senza fine», ha detto. «C’è tensione a volte, sì – siamo due ottimi combattenti – ma, allo stesso tempo, riconosciamo che c’è qualcuno che ci ha uniti che ci permette non solo di superare le difficoltà, ma di abbracciale come un passo verso una comprensione più profonda di ciò che significa stare insieme. Così, a Dio piacendo, tutto ciò che sarà offerto durante il fine settimana ci incoraggerà ad intraprendere, a continuare, questo viaggio».

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