La santità fastidiosa di Carlo Acutis

Di Annalisa Teggi
15 Luglio 2025
Giovane, ricco e genio del computer. La figura del quindicenne genera fascino ma anche polemiche. Intervista a Massimo Introvigne: «Era perfettamente innestato nel nostro tempo, ma impegnato a far conoscere miracoli e la Transustanziazione»
Un gruppo di ragazzi provenienti sventola bandiere con il volto di Carlo Acutis, piazza San Pietro, Città del Vaticano, 26 aprile 2025 (Foto Ansa)
Un gruppo di ragazzi sventola bandiere con il volto di Carlo Acutis, piazza San Pietro, Città del Vaticano, 26 aprile 2025 (Foto Ansa)

Doveva essere proclamato santo lo scorso 27 aprile, ma la morte di papa Francesco ha comportato una ridefinizione del calendario degli eventi legati al Giubileo e di altre cerimonie. Dunque, la canonizzazione di Carlo Acutis si svolgerà il 7 settembre, insieme a quella di Piergiorgio Frassati.

Giovane, ricco e genio del pc, la figura di Acutis ha tantissimi consensi ben oltre la sfera prettamente cattolica, ma non mancano i detrattori che manifestano disagio per il giovane santo di Internet e puntano il dito su faccende assai scabrose per il nostro tempo. 

Una santità finanziata con i fondi di una famiglia benestante, questa una delle obiezioni messe nero su bianco. Oltre al presunto «business dei santi», si parla addirittura di un presunto abuso sessuale a danno di un minorenne, con riferimento all’esposizione del corpo di Acutis esposto in una teca di vetro ad Assisi.

«Trovo la campagna contro la canonizzazione di Carlo Acutis inquietante e persino una minaccia alla libertà religiosa» ha dichiarato Massimo Introvigne nell’articolo pubblicato su Bitter Winter, quotidiano online in lingua inglese che si occupa di libertà religiosa in Cina e che, però, non manca di portare l’attenzione su fatti che toccano la fede e la libertà anche dalle nostre parti. Abbiamo approfondito con Introvigne le ragioni della sua preoccupazione per l’attacco ad Acutis e ci ha indicato quale fatto davvero scabroso suscita irritazioni e livori.

Carlo Acutis era di famiglia benestante. Il tema della ricchezza associato a un santo dà così fastidio al nostro tempo? È solo moralismo pensare che la santità sia preclusa a chi è ricco?

Noi sappiamo che la cruna dell’ago è strettissima, ma è un punto di passaggio e non di blocco. Durante i miei anni di studio all’Università Gregoriana, c’insegnavano che la cruna dell’ago era una delle porte di Gerusalemme ed era effettivamente molto stretta, ma attraverso cui non era impossibile passare. Arrivando di fronte a questa porta pieni di un grosso carico, occorreva toglierne molto per attraversarla. L’immagine era chiara agli ebrei, sapevano perfettamente che un cammello può passare per la cruna dell’ago, altrimenti non sarebbe stata una porta. È una porta che chiede a chi passa di spogliarsi di parecchio carico, è il passaggio dell’umiltà. Le parabole di Gesù non sono paradossi, contengono elementi realistici.

Anche Piergiorgio Frassati era benestante e andava ad aiutare i senzatetto di notte, cioè aveva perfettamente chiaro che la ricchezza è da condividere con i più poveri.

E poi i santi sono tantissimi. Anche solo considerando i santi canonizzati dagli ultimi tre papi ci sono esperienze di ogni tipo. Personalmente, sono devoto di santa Bakita che era una schiava, poverissima, poi emancipata e diventata suora.

Il messaggio che la Chiesa dà con le canonizzazioni è che la santità è una chiamata universale, quindi ci sono santi per ogni età, latitudine, estrazione sociale. Attraverso questo poliedrico campo di presenze, la Chiesa insiste sulla chiamata universale alla santità, come auspicato dal Concilio Vaticano II.

Leggi anche

Carlo Acutis è morto giovanissimo, anche questa è per alcuni un’obiezione alla santità. Lei ha scritto «un quindicenne non è un bambino» e questa consapevolezza ce l’abbiamo chiarissima quando un minorenne compie un reato e la pancia arrabbiata del paese invoca una pena da adulto. Perché, invece, sul tema della santità si fa fatica ad accettare che un giovane sia un esempio già adulto?

Mi ricordo che Benedetto XVI fece un intervento a favore del processo di canonizzazione di Antonietta Meo, detta Nennolina, che è morta a neanche sette anni d’età. La causa per proclamare santa la Meo ha avuto delle difficoltà, perché effettivamente è impegnativo interrogarsi sulle virtù eroiche di una bimba, ma Benedetto XVI sostenne la canonizzazione: «La sua esistenza, così semplice e al tempo stesso così importante, dimostra che la santità è per tutte le età: per i bambini e per i giovani, per gli adulti e per gli anziani. Ogni stagione della nostra esistenza può essere buona per decidersi ad amare sul serio Gesù e per seguirlo fedelmente. In pochi anni, Nennolina ha raggiunto la vetta della perfezione cristiana che tutti siamo chiamati a scalare, ha percorso velocemente la “superstrada” che conduce a Gesù» (Dal Discorso ai ragazzi e ragazze dell’Azione cattolica, 20 dicembre 2007).

Nennolina morì di sarcoma osseo, una malattia molto dolorosa, e alla sua tenera età ha lasciato un diario commovente e pieno di parole profonde. Ho citato la Meo perché è un caso limite sul tema della santità giovane. Anche i fratelli Francesco e Giacinta Marto, testimoni delle apparizioni di Fatima, sono morti giovanissimi e sono stati canonizzati, come ha spiegato bene papa Francesco, non perché hanno visto la Madonna, ma perché hanno affrontato le prove dolorose della loro vita in un modo che la Chiesa giudica eroico.

L’obiezione posta nella sua domanda sussiste, se un giovane può essere un criminale, può essere anche un santo. Non è un motivo forte per opporsi alla canonizzazione di Carlo Acutis.

L’esposizione del corpo di Carlo Acutis è stato un altro elemento che ha irritato alcuni, scomodando anche il tema degli abusi. È la vista della morte di un ragazzo giovane che sconcerta? Oppure è qualcosa di più profondo? Oggi tantissimi contenuti puntano sulle mille strategie di longevità, cioè sull’illusione di spostare lontano il problema della morte. Acutis, invece, rovescia la prospettiva: muore a 15 anni, puntando tutto sull’eternità. È questo che ci scuote?

Confesso che anche la mia prima reazione di fronte all’esposizione del corpo di Carlo Acutis è stata di sconcerto, perché è vero che siamo abituati a vedere i corpi dei santi nella cera, ma nella maggior parte dei casi sono morti avvenute molti secoli fa. Vedere il corpo esposto di qualcuno che avrebbe potuto essere nostro figlio ci fa più impressione.

Devo dire, però, che insieme ad alcuni colleghi che studiano le religioni ci dicevamo che quando andiamo in India e vediamo i corpi esposti in attesa di essere bruciati sul Gange non proviamo quel disagio che io stesso ho provato di fronte ad Acutis. Il tocco di esotismo esorcizza la morte.

Esiste oggi una censura della morte, è un fastidio che ci ricorda la corporeità e la materialità della morte che tocca a tutti. L’esposizione di un corpo ci colpisce molto più di quello che sarebbe accaduto cent’anni fa. Quando moriva un anziano, tutta la famiglia, compresi i bambini, andava a visitare la salma. Lo storico Philippe Ariès ha scritto in merito al tema dell’occultamento della morte, notando che è tipicamente moderno, risale agli anni ’50 – ’60 del secolo scorso. Prima la morte era un fatto molto pubblico e molti morivano in casa, il momento del trapasso si vedeva. Oggi, invece, è la telefonata di un ospedale a comunicarci un decesso e vediamo il corpo del defunto già sistemato dalle pompe funebri.


Qual è quindi il punto di vero scandalo sulla santità di Acutis? Chesterton sosteneva che «ogni generazione è convertita dal santo che più la contraddice». Quali corde tocca questo ragazzo che contraddicono il nostro tempo e, quindi, ci danno fastidio ma aiutano la nostra conversione?

La vera obiezione ad Acutis è che qui abbiamo un mago dei computer che allo stesso tempo crede alle apparizioni mariane e alla Transustanziazione. Quello che scandalizza, o forse provoca in modo positivo, è un ragazzo che non è fuori dal tempo, che non è un fissato con il passato remoto. Carlo Acutis è un appassionato di videogiochi, è il classico geek, e però si è appassionato anche alla Transustanziazione. È una cosa inconsueta, ma Chesterton ha ragione nel dire che ogni generazione è convertita dai santi che la contraddicono.

Se Carlo avesse fatto un blog cattolico sui poveri o sui missionari nel terzo mondo, nessuno si sarebbe scandalizzato. Il problema è che ha fatto un blog sui miracoli eucaristici.

Se Carlo fosse vissuto in una comunità con uno stile di vita tutto orientato al culto dell’antico, lo scandalo non ci sarebbe stato. Ma che un ragazzo pienamente innestato nel tempo contemporaneo sia tutto proteso a conoscere, documentare e diffondere i miracoli e la Transustanziazione, ecco questo suscita clamore.

Poi c’è anche il tema importante della libertà religiosa, perché le canonizzazioni sono un fatto interno alla Chiesa e gli altri non dovrebbero interferire. Chi ci crede, ci crede. Per chi non ci crede, che uno sia o meno santo non cambia niente. Bisogna lasciare che la Chiesa faccia il suo mestiere.  

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.