Abortire è bello, sicuro e dura solo 5 minuti. Il video di Emily che mette in piazza tutta se stessa (senza mai nominare “lui”)

Emily Letts lavora in una clinica abortiva e ha messo su YouTube la propria interruzione di gravidanza. Uno spot, dove non c’è spazio né per il dramma né per il bambino

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emily-letts-midprocedure-emilyletts-vimeoEmily Letts ha 25 anni e la sua faccia è diventata popolare negli Stati Uniti per un video girato più di 3 mesi fa e da allora diventato virale su internet e social network: la ragazza, che nella vita è consulente in una clinica per aborti, ha voluto riprendere l’operazione con cui ha interrotto la sua gravidanza, pochi mesi fa. «Abortire è un’esperienza positiva», ha scritto ieri in un articolo su Cosmopolitan in cui ha spiegato perché ha scelto di raccogliere in una clip quei momenti. Il suo scopo era quello di far vedere alle altre donne che questo genere di operazioni non sono affatto pericolose: «Parliamo dell’aborto così tanto, e ancora non abbiamo idea di cosa sia. Un aborto nel primo trimestre prende dai tre ai cinque minuti. È più sicuro di partorire. Non ci sono tagli, e il rischio di infertilità è inferiore all’uno per cento».

«NON ERO PRONTA PER UN BAMBINO». La sua storia è ricostruita da lei stessa passo per passo nell’articolo: la scoperta della gravidanza, la scelta di interromperla («Sapevo di non essere pronta per prendermi cura di un bambino»), la decisione di trasformare quelle settimane in “testimonianza” con un blog. Poi ha conosciuto una donna che già aveva filmato il suo aborto (con la pillola, però) e lo aveva reso pubblico su Youtube, col medesimo fine, ossia far vedere che non c’è nulla di doloroso in quella pratica, nulla di cui preoccuparsi. E così Emily ha fatto uguale, decidendo però di procedere con un aborto chirurgico «con anestesia locale, durante il quale sei cosciente. La cosa che più terrorizza le donne è essere cosciente».

LA CLINICA E LE IMMAGINI. Il video non presenta immagini scabrose: durante l’operazione la telecamera indugia unicamente sulla faccia di Emily, senza mai allargare il campo verso il medico che sta agendo tra le sue gambe. «Tutti alla clinica sono stati dell’idea di filmare la scena. All’inizio volevano sedersi e capire le reali conseguenze di questa scelta. C’erano diverse politiche coinvolte. Sapevamo che potevamo avere centinaia di persone in protesta fuori dalla porta: potevamo avere anche minacce di bombe. Lavorare in una clinica abortiva è sempre un po’ come lavorare in una zona di guerra». Dopo l’operazione, Emily ha messo il video su Facebook e si aspettava di essere travolta da messaggi violenti e invece è accaduto proprio il contrario: «In tanti si sono dimostrati incredibilmente d’aiuto. Gente con cui non avevo mai parlato ha cominciato a scrivermi le proprie storie d’aborto».

MANCANO BAMBINO E PADRE. Le immagini scorrono calme nel video di Emily: non ci sono fasi concitate, non si direbbe nemmeno che la ragazza è sotto i ferri. Tutto procede positivamente come se si fosse in una divertente commedia, in uno spot pubblicitario. Non ci sono scene di sofferenza, né fasi di rischio. Nel cortometraggio, però mancano due attori: il bambino, mai citato tanto nel video quanto nell’articolo. E il padre, di cui Emily non parla mai. «Non mi sento una cattiva persona. Non mi sento triste. Sapevo che quanto stavo facendo era la scelta giusta. Era la cosa giusta per me e per nessun altro». Già, nessun altro.

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