Suicidio assistito e altri “diritti”. Zaia non è il solo a sbandare in Europa

Di Rodolfo Casadei
02 Settembre 2026
Olanda, Francia, Norvegia, Svezia. Come e perché in diversi paesi la destra populista ha imboccato la deriva progressista su valori “moderni” come eutanasia, aborto, nozze gay. La Lega della “dolce morte” in Veneto non è un caso isolato
Siringa e fiala per iniezione
Foto Depositphotos

È atteso per oggi, mercoledì 2 settembre, il voto conclusivo del Consiglio regionale del Veneto sulla proposta di legge sul fine vita che l’ex governatore Luca Zaia ha voluto sottoporre per la seconda volta all’assemblea da lui presieduta (la prima, nel 2024, si concluse con la bocciatura del testo). Quello di Zaia, esponente di punta di un partito della destra populista come la Lega e contemporaneamente promotore di politiche per la legalizzazione del suicidio assistito che nella Regione di cui è stato a lungo presidente intendono sfociare in una legislazione permissiva, non è un caso isolato in Europa. Soprattutto nella parte nord-occidentale del continente, alcuni dei partiti di paesi Ue che fanno riferimento alle tre famiglie politiche che riuniscono partiti conservatori e/o nazionalisti (Conservatori e riformisti europei, Patrioti per l’Europa ed Europa delle Nazioni sovrane) si riconoscono in leggi e votano provvedimenti contrari a quelli che Benedetto XVI definiva i “princìpi non negoziabili” circa vita, famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna ed educazione e che invece i loro sostenitori propagandano come realizzazioni di “valori progressisti” o “socialmente liberali”.

Questi partiti normalmente sono molto severi nelle proposte dei loro programmi relative ai migranti e all’islam, mentre sono apertamente favorevoli a riconoscere come diritti individuali da tutelare la scelta dell’aborto, del ricorso all’eutanasia, del matrimonio fra persone dello stesso sesso e della fecondazione assistita in tutte le sue forme.

L’idolo dell’autodeterminazione

Il Partito per la libertà (Pvv, iscritto ai Patrioti per l’Europa) di Geert Wilders in Olanda si riconosce nella legge che attualmente regola l’eutanasia in quel paese, e non ha chiesto di modificarla quando ha partecipato a una maggioranza di governo fra il 2024 e il 2025. Il partito si dichiara a favore dell’autodeterminazione ma vigilante su eventuali forme di pressione sui richiedenti.

Sul sito del partito si può leggere:

«Comprendiamo il forte desiderio di autodeterminazione di molte persone. Ad esempio, esse non credono più che sia Dio a decidere della vita e della morte, rendendo così concepibile una fine della vita scelta autonomamente. […] Un desiderio spesso espresso con forza da molte persone è quello di non sviluppare, in età avanzata, forme di demenza; molti desiderano inoltre evitare di dover ricorrere all’assistenza sanitaria continuativa. Attraverso una fine della vita scelta autonomamente, intendono scongiurare tali eventualità. Va inoltre considerato che, al momento opportuno, potrebbero cambiare idea. Ciò che conta, allora, è la serenità derivante dalla consapevolezza che, quando giungerà il loro momento, una fine della vita scelta autonomamente sarà legalmente possibile. Osserviamo anche che le persone giungono alla decisione di scegliere la propria fine per ragioni legate alla sfera relazionale; è il caso, ad esempio, di partner che desiderano morire insieme dopo una vita lunga e felice».

Il think tank americano Brookings Institution sottolinea che «Wilders e altri esponenti politici del Pvv tendono a denunciare la cultura islamica come intollerante, sessista e omofoba, difendendo al contempo valori progressisti quali la tolleranza, l’emancipazione femminile e i diritti dei gay, e presentando questi ultimi come conquiste di una cultura olandese “autoctona” e superiore».

Marine Le Pen per l’aborto in Costituzione

Il Pvv invece non è favorevole alla classificazione dell’aborto come diritto costituzionale, contrariamente a un altro partito affiliato ai Patrioti per l’Europa: il Rassemblement national (Rn) di Marine Le Pen e Jordan Bardella. Il 4 marzo 2024 il parlamento francese approvò una proposta per la costituzionalizzazione del diritto all’aborto, inserendolo nell’articolo 34 della Costituzione, e Marine Le Pen votò a favore insieme a 49 parlamentari del suo partito, mentre 11 votarono contro e 20 si astennero. Lei stessa nel novembre 2022 aveva proposto di costituzionalizzare l’aborto specificando il termine di 14 settimane di gestazione entro il quale l’intervento poteva essere praticato.

La legge sul suicidio assistito del luglio scorso ha visto invece una larga maggioranza di deputati del partito votare contro (106, compresa la Le Pen) ma anche una minoranza (12) a favore.

Una panoramica sull’aula consiliare di palazzo Ferro Fini, Venezia, sede del Consiglio regionale del Veneto (foto Ansa)
Una panoramica sull’aula consiliare di palazzo Ferro Fini, Venezia, sede del Consiglio regionale del Veneto, durante il dibattito per l’approvazione della legge regionale sul fine vita e il suicidio assistito, 1 settembre 2026 (foto Ansa)

Conservatori molto liberal

Nel Nord Europa, partiti come il Partito del Progresso (Frp) in Norvegia e il Partito popolare danese (Df, affiliato ai Patrioti per l’Europa) in Danimarca difendono il sistema di welfare nazionale ispirato alla visione laicista che considera legittimi e quindi meritevoli di finanziamento pubblico la fecondazione assistita anche eterologa e anche per single, così come la pratica dell’aborto in forza di leggi permissive. La Norvegia non fa parte dell’Unione Europea, e quindi il Frp non appartiene a nessuna delle famiglie politiche del Parlamento di Strasburgo, ma all’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa partecipa al gruppo European Conservatives, Patriots & Affiliates, che riunisce partiti di tutte e tre le famiglie politiche della destra radicale e/o conservatrice presenti nel Parlamento europeo (per esempio vi si trovano Fratelli d’Italia e la Lega). È unanimemente classificato come un partito nazional-conservatore.

Nel 2008 l’Frp votò, insieme ai cristiano-democratici, contro la legge che istituiva il matrimonio fra persone dello stesso sesso e la possibilità della fecondazione assistita per le coppie lesbiche, oggi il programma del partito non fa menzione della cosa e dice semplicemente che ogni coppia deve essere libera di organizzarsi come crede. Anche sull’aborto e sul suicidio assistito il partito non ha più obiezioni, purché siano rispettate rigorosamente le normative in vigore. Nell’ultimo programma elettorale si legge: «La libertà di decidere della propria vita significa anche che deve essere garantito il diritto a una conclusione dignitosa della vita».

Nel dicembre 2024 la Norvegia ha reso più permissiva la sua legge sull’aborto, estendendo da 12 a 18 le settimane di gravidanza entro le quali si può ottenere l’aborto su semplice richiesta. I 21 deputati del Frp, liberi di votare secondo coscienza, si sono spaccati quasi a metà; una proposta di mediazione di un loro parlamentare che prevedeva di portare le settimane a 14 ha ottenuto solo 3 voti, tutti del gruppo parlamentare Frp.

La chiave anti-immigrati

Jesse Grainger ha sostenuto una tesi di dottorato presso il King’s College di Londra dal titolo Liberal Norms, (Il)liberal Ends: The Politics of Homonativism across the European Right. L’“omonativismo” sarebbe l’orientamento ideologico di quei partiti anti-immigranti che si propongono di difendere i diritti delle persone che si definiscono Lgbt dai rischi che un’immigrazione islamica di massa farebbe loro correre. Scrive Grainger:

«In tutta Europa, i partiti della destra radicale populista hanno iniziato a ripensarsi come difensori di valori liberali un tempo ritenuti del tutto estranei alla loro sfera d’azione. Uno degli esempi più eclatanti è l’adesione selettiva ai diritti Lgbt: non intesi come un fine in sé, bensì come uno strumento al servizio di politiche di esclusione. Presentando le minoranze sessuali come simboli di un’identità europea “moderna” minacciata dall’immigrazione, gli attori della destra radicale hanno trovato il modo di coniugare istanze di tolleranza e agende nazionaliste di stampo escludente. […] Questa dinamica non appare da nessuna altra parte più chiara che in Scandinavia. […] In Danimarca e in Svezia, formazioni come il Partito popolare danese e i Democratici svedesi hanno fatto esplicitamente leva sui diritti Lgbt nelle loro campagne, con l’obiettivo di dipingere gli immigrati musulmani come culturalmente incompatibili con i valori nazionali. […] Se la Danimarca è stata pioniera nell’uso esplicito di tali argomentazioni, la Svezia si è spinta oltre, diffondendole trasversalmente in tutto lo spettro politico. I Democratici svedesi, radicati in una tradizione nazionalista e socialmente conservatrice, negli ultimi anni si sono riposizionati come difensori dei diritti Lgbt, nel mentre che mantengono una ferma opposizione all’immigrazione. Nel programma elettorale del 2022, il partito ha spesso dipinto le persone Lgbt come particolarmente vulnerabili alle minacce provenienti dai migranti musulmani, facendo leva su stereotipi legati alla “cultura dell’onore” e all’incompatibilità culturale».

La fuga in avanti dei Fratelli di Svezia

Nel programma dei Democratici svedesi (che fanno parte dei Conservatori e riformisti europei dove si trova pure Fratelli d’Italia) si legge:

«La legislazione svedese sull’aborto garantisce alle donne incinte il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza gratuita fino alla fine della 18esima settimana, senza necessità di giustificazione. […] I Democratici svedesi sostengono la legislazione svedese in materia di aborto e non intendono modificarla».

Nel maggio di quest’anno i deputati del partito hanno addirittura votato a favore della costituzionalizzazione del diritto all’aborto, dichiarando attraverso il loro capogruppo: «Noi Democratici svedesi sosteniamo pienamente questa valida proposta».

Per quanto riguarda il suicidio assistito, il partito non ha una linea univoca, ma il deputato Markus Wiechel ha presentato sia nel 2024 che nel 2025 una mozione che avrebbe imposto al governo di avviare un’indagine sull’introduzione della morte assistita per persone gravemente malate in Svezia. Entrambe le volte la mozione è stata respinta dall’aula. Nel testo della stessa si legge:

«Il sistema sanitario svedese si fonda sulla prevenzione, la diagnosi e il trattamento di malattie e lesioni. Tale missione comprende anche l’alleviamento della sofferenza e la promozione della qualità della vita per tutti i pazienti, inclusi coloro che si trovano in fase terminale a causa di una malattia o lesione progressiva e incurabile. Come ogni altra forma di assistenza, anche le cure di fine vita devono basarsi sul rispetto dell’autonomia e dell’integrità del paziente. Sebbene la stragrande maggioranza delle persone concordi probabilmente su questi princìpi, l’eutanasia – o assistenza attiva al morire – non rappresenta un’opzione per i malati gravi in Svezia. Per loro esistono soltanto due alternative: porre fine alla propria vita compiendo autonomamente un atto suicida o recarsi presso una clinica specializzata all’estero».

Sembra di sentire Luca Zaia.

@RodolfoCasadei

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