La Repubblica italiana. Una storia di successo con qualche postilla
Nell’ottantesimo anno della Repubblica italiana stanno uscendo via via diversi volumi che ne ripercorrono la storia, e dunque pregi e difetti, risultati ottenuti e riforme mancate. Tra questi spicca per complessità analitica ed equilibrio interpretativo Il Principe e la Repubblica. Potere e istituzioni in Italia dal 1943 a oggi, pubblicato da Luiss University Press. Le biografie dei due autori forniscono già di per sé qualche importante indicazione sulla trama del lavoro. In rigoroso ordine alfabetico, Lorenzo Castellani è uno storico delle istituzioni politiche molto attento al fenomeno del potere e delle burocrazie statali; Gaetano Quagliariello, invece, è uno storico contemporaneista votato come pochi altri (Giovanni Orsina ed Eugenio Capozzi, per esempio) alla storia delle idee.
Ad accomunarli, oltre all’afferenza accademica – l’Università Luiss “Guido Carli” – vi è la presenza costante nel dibattito pubblico, soprattutto attraverso gli editoriali su alcuni quotidiani, e quella che potremmo chiamare una vera e concreta messa in atto del principio interdisciplinare: leggendo il volume ben si comprende come gli autori abbiano felicemente intrecciato la storia politica tout court con quella delle istituzioni politiche e, non meno, delle culture politiche.
Una storia di successo con qualche postilla
Per Castellani e Quagliariello la storia della Repubblica italiana è una storia di successo, con qualche postilla. Ciò significa che, considerate le macerie politiche, economiche e sociali con cui bisognava fare i conti dopo la caduta del fascismo, il paese si è risollevato e anche in maniera niente affatto scontata. In ciò, fondamentale è stato il ruolo di due statisti – forse gli unici due effettivi – come Alcide De Gasperi e Luigi Einaudi. Al di là del giudizio di merito, gli autori conducono un’operazione per certi aspetti inusuale. Non considerano, cioè, solamente la storia dei fatti politici e delle vicende istituzionali, ma mettono tutto in questo in relazione ai cambiamenti occorsi anche sul piano internazionale.
Rapporti tra poteri
Il riferimento alla “Costituzionale materiale” chiarisce bene il punto. Non si tratta, in effetti, di una ricorrente accezione a tale espressione data, ovvero un’interpretazione marxisteggiante della Costituzione come carta “progressista”: «Nella nostra accezione – scrivono infatti gli autori – l’attenzione non si concentra esclusivamente (e neppure prevalentemente) sulla struttura economica o sulla rappresentazione giuridica dei rapporti di classe, né riduce la Costituzione materiale alla proiezione immediata degli interessi economici dominanti nell’ordinamento. L’idea che guida l’analisi è più propriamente istituzionale: riguarda la forma concreta che assumono nel tempo i rapporti tra poteri pubblici, partiti, corpi intermedi, apparati amministrativi, vincoli internazionali, e il modo in cui da questo intreccio scaturisce l’indirizzo politico fondamentale della Repubblica».
A tal proposito, è interessante rilevare quanto spazio venga dato, ad esempio, alla continuità di certi contenuti economici tra fascismo e periodo repubblicano, come dimostra il modello interventistico elaborato da Alberto Beneduce – di cui Castellani è studioso – a cavallo fra le due guerre e successivamente portato avanti da Donato Menichella, governatore della Banca d’Italia tra il 1948 e il 1960. Un’idea di intervento pubblico, però, che verrà negli anni Sessanta esacerbata, spostandosi verso una linea maggiormente dirigistica.
La preferenza è una cosa seria.
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I partiti e il presidente
Un altro elemento importante è richiamato evidentemente nel titolo, e riguarda la figura del Principe. Si tratta di «un soggetto politico capace di concentrare la legittimazione, di tenere insieme un sistema parlamentare frammentato e di assumere decisioni nei momenti di crisi»: nella “democrazia dei partiti” erano, per l’appunto, i partiti politici, causando anche guasti di non poco conto (si pensi alla critica di quella che è stata chiamata “partitocrazia”); in una “democrazia del pubblico”, con lo sfarinamento delle culture politiche tradizionali e la frammentazione sociale, chi se ne assume il compito se non il presidente della Repubblica?
Val la pena chiudere col giudizio che ha dato del libro Simona Colarizi, maestra di generazioni di storici dell’età contemporanea: questo è un libro che, nonostante alcuni temi trattati in modo non del tutto completo (il che però avrebbe comportato un considerevole appesantimento in termini di pagine), è destinato a diventare un punto di riferimento della storiografia sull’argomento.

Il Principe e la Repubblica. Potere e istituzioni in Italia dal 1943 a oggi
di Lorenzo Castellani e Gaetano Quagliariello (Luiss University Press)
360 pagine, 24 euro
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Una versione di questo articolo è pubblicata nel numero di agosto 2026 di Tempi. Il contenuto è riservato agli abbonati: grazie al tuo abbonamento puoi scegliere se sfogliare la versione digitale del mensile o accedere online ai singoli contenuti del numero.
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