La guerra alla Croce di San Giorgio
L’ultimo cortocircuito va in scena a Birmingham, il gigante delle amministrazioni locali britanniche, dove la giunta ha deciso di fare sul serio: trasformare l’esibizione dell’orgoglio patrio in un illecito da perseguire per vie legali. La fobia per la Croce di San Giorgio ha raggiunto livelli tali da spingere gli amministratori ad adire persino le vie dell’Alta Corte, pur di criminalizzare chiunque esponga in pubblico la bandiera nazionale e ripulire le strade da qualunque traccia di patriottismo. Anzi, di “ultranazionalismo”.
Ricapitoliamo: questa settimana il consiglio comunale di Birmingham – il più grande ente locale del Regno Unito – ha presentato una richiesta di ingiunzione ai giudici dell’Alta Corte, formalmente per dare battaglia alle «affissioni non autorizzate» sui beni stradali. Strana sollecitudine da parte di un comune che è ufficialmente in bancarotta dal 2023 e che da oltre un anno, grazie a uno sciopero permanente dei netturbini, non riesce nemmeno a garantire la raccolta dell’immondizia nelle strade. La fotografia di interi quartieri ridotti a discariche a cielo aperto dove pascolano ratti grandi come gatti è impietosa, ricorda bene Spiked, ma la priorità politica della giunta è diventata la guerra alla bandiera inglese. Ed è la stessa consigliera dei Verdi, Jane Baston, a tradire la natura ideologica dell’operazione quando sostiene che «la nostra priorità è tutelare la sicurezza pubblica, il benessere del personale e dei collaboratori esterni, la coesione della comunità e l’uso responsabile dei fondi pubblici».
Le bandiere inglesi «mettono a rischio la vita di pedoni e automobilisti». Quelle palestinesi no
Il consiglio comunale di Birmingham ha ordinato per la prima volta la rimozione delle bandiere britanniche dai lampioni nell’agosto dello scorso anno, sostenendo che mettevano a rischio la vita di pedoni e automobilisti, nonostante – ricorda il Telegraph – si trovassero a ben 7,6 metri da terra. All’epoca, gli oppositori politici del consiglio fecero notare che bandiere palestinesi sventolavano anche in altre zone della città, dove quasi un terzo degli abitanti è musulmano, dall’inizio della guerra a Gaza nel 2023.
Il consiglio comunale di Birmingham ha dichiarato di aver richiesto un’ingiunzione all’Alta Corte dopo che il personale incaricato della rimozione delle bandiere non autorizzate ha subito molestie.
La preferenza è una cosa seria.
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La vista della bandiera inglese «è angosciante». Anche per i Mondiali
La verità è che la campagna Raise the Colours – il movimento spontaneo che nei mesi scorsi ha iniziato ad attaccare le bandiere inglesi e la Union Jack ai lampioni del Paese – ha mandato in cortocircuito una classe dirigente che interpreta qualsiasi gesto di appartenenza come una minaccia. La nevrosi non è un caso isolato: il mese scorso, il consiglio della contea dell’Oxfordshire è diventato il primo ente locale a vincere una battaglia legale per porre fine all’esposizione di bandiere sui lampioni. La presidente del consiglio, Liz Leffman, ha spiegato che la vista delle bandiere inglesi avrebbe lasciato i cittadini «angosciati, non benvenuti e insicuri nelle loro stesse comunità».
A Bristol, la giunta a guida verde ha emesso una vera e propria fatwa contro il drappo nazionale durante i Mondiali di calcio, chiedendo agli inglesi di contenere l’entusiasmo per la propria nazionale per garantire che la città restasse «accogliente e sicura», nel timore che qualche cittadino di origine straniera potesse offendersi. Nel Wiltshire, il proprietario del pub sportivo The Moonrakers Inn a Pewsey, adornato con una enorme Croce di San Giorgio a supporto della nazionale inglese, è finito sotto indagine dopo che un residente si era lamentato sostenendo che il locale sembrasse “il quartier generale del Fronte Nazionale”. Soltanto dopo sei mesi la commissione urbanistica ha deliberato che quella croce rappresentava un banale supporto alla squadra di calcio e non una dichiarazione di ultranazionalismo.
Pscologi ai funzionari “traumatizzati” dalla Croce di San Giorgio
All’Home Office, la nevrosi si è trasformata in commedia: il Ministero dell’Interno ha dovuto organizzare riunioni in “spazi sicuri” per i propri funzionari rimasti “traumatizzati” dalla vista della bandiera inglese, offrendo ben undici forme diverse di supporto psicologico agli impiegati in crisi di nervi. A Portsmouth, la giunta liberaldemocratica ha annunciato che avrebbe ridipinto le Croci di San Giorgio tracciate sulle mini-rotonde durante le manifestazioni di Raise the Colours «nell’interesse della sicurezza pubblica», poiché dipingere sull’asfalto senza autorizzazione costituisce reato. Nessun problema, sia chiaro, per l’attraversamento pedonale arcobaleno dipinto poco distante per solidarietà verso la comunità LGBTQ+.
E poi c’è uno dei primi casi avvenuti a scuola un anno fa, quando una ragazzina di dodici anni è stata mandata a casa e punita per essersi presentata alla Giornata della Cultura con una Union Jack di paillettes sulla maglietta. Non perché violasse il decoro, ma perché la sua esplicita fierezza di essere inglese minacciava la solita “coesione sociale”.
A Birmingham via le bandiere inglesi, avanti con i colori del Pakistan
E ancora, nell’Essex, i consigli comunali hanno persino offerto supporto psicologico al personale che si sente “turbato” dalle bandiere con la Croce di San Giorgio, in quanto capaci di «evocare sentimenti di disagio ed essere associate a una retorica anti-immigrazione», in particolare per i colleghi “di colore”.
Il paradosso diventa spudorato a Birmingham, dove la giunta – retta nei fatti da una coalizione tra i Verdi e gruppi settari islamici – non trova nulla di strano nell’illuminare la biblioteca comunale di verde e di bianco per la festa d’indipendenza del Pakistan, o nell’aprire le sedute del consiglio comunale con preghiere islamiche recitate in arabo. Ma se un cittadino prova ad attaccare la bandiera inglese a un lampione sotto casa, scattano le minacce di incriminazione penale.
Meglio i ratti dei fascisti
Il Guardian assicura che il consiglio comunale di Birmingham si è mosso per «impedire ai membri di un gruppo anti-immigrati di erigere bandiere, tra cui la Union Jack e la Croce di San Giorgio, sulle infrastrutture pubbliche» dopo essere stato accusato dai cittadini (leggi: attivisti del gruppo Brummies United Against Racism e del Partito dei Verdi) di aver “preso tempo” e dato “carta bianca” a Ryan Bridge e soci. Le bandiere avevano iniziato a comparire a Northfield, a sud della città, proprio mentre la Biblioteca pubblica veniva illuminata di verde e bianco per l’indipendenza pakistana; quelle inglesi, manco a dirlo, sono state prontamente rimosse in quanto rappresentavano un “rischio intollerabile per la sicurezza pubblica”.
Negli stessi giorni si scopriva che i funzionari locali erano talmente terrorizzati all’idea di rimuovere le onnipresenti bandiere palestinesi comparse in città che ai dipendenti comunali era stata affiancata una scorta. D’altronde, rimuoverle – come già affermato dal sindaco di Tower Hamlets Lutfur Rahman, alla guida della formazione filo-Gaza a maggioranza bengalese – avrebbe finito per «destabilizzare la coesione sociale». E quando vennero tolte per manifeste violazioni delle norme urbanistiche dopo mail e delibere interne, si è subito gridato all’islamofobia. Si capisce che per una amministrazione che arriva a considerare i propri simboli nazionali come un pericolo e la propria storia come una patologia da curare con “spazi sicuri”, il problema non siano più le buche, la spazzatura per strada, figuriamoci le incursioni di ratti grandi come gatti.
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