Scontri a Bologna, «il sindaco Lepore si assuma le sue responsabilità»
«Avevamo previsto che sarebbe successo quello che è successo lunedì sera a Bologna, in mattinata avevo già diffuso una nota stampa in cui dicevo che il sindaco Matteo Lepore stava facendo una follia a convocare i cittadini in piazza a manifestare “per chiedere verità e giustizia” sulla morte di Fakir Abderrahim, e che era facile prevedere le conseguenze. Quanto accaduto era annunciato, anzi, direi che è stato voluto». Consigliere comunale di opposizione, coordinatore di Forza Italia per la Città metropolitana di Bologna e delegato nazionale dello stesso partito, Nicola Stanzani condanna in modo netto i disordini scoppiati nella sua città lunedì, con scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, scene da guerriglia urbana, auto e motorini dati alle fiamme e oltre sessanta poliziotti feriti. E a Tempi dice che la responsabilità politica delle violenze è del sindaco di centrosinistra, Matteo Lepore.
Il tragico caso di cronaca che ha preceduto le violenze è noto
Alcuni residenti della zona del Pilastro, in via Svevo, avevano segnalato una persona in forte stato di agitazione, che aveva danneggiato un’auto, urlava e appariva in evidente difficoltà psicofisica, probabilmente anche a causa dell’assunzione di sostanze. Una pattuglia della Polizia di Stato è arrivata sul posto, e gli agenti hanno immediatamente richiesto anche l’intervento del 118. Di fronte a una persona in quello stato, le procedure prevedono l’immobilizzazione per evitare che possa fare del male a se stessa o agli altri. Durante quell’intervento, purtroppo, quella persona, Fakir Abderrahim, è deceduta. Le immagini sono terribili e la vicenda è estremamente complessa, e ad oggi anche gli operatori sanitari e i volontari della Croce Rossa risultano indagati insieme ai due poliziotti. Dopo una tragedia del genere chi rappresenta le istituzioni dovrebbe anzitutto esprimere vicinanza alla famiglia e a tutte le persone coinvolte, poi tacere. Tacere per rispetto della persona morta, dei suoi familiari, del lavoro della magistratura e dei diritti di tutte le persone coinvolte nell’indagine. Questo dovrebbe essere l’abc delle istituzioni.
E invece?
Invece è accaduto il contrario. Il sindaco e diversi esponenti della maggioranza di sinistra hanno preso immediatamente posizione, attribuendo di fatto responsabilità precise ai poliziotti prima ancora che la magistratura svolgesse il proprio lavoro. Io sono garantista e credo nella Costituzione: fino a prova contraria esistono indagini, magistrati e giudici chiamati ad accertare i fatti. Ma non si sono fermati qui. Hanno subito trasformato la vicenda in un fatto politico. Posso capire fare certi discorsi al bar o in un circolo, ma qui parliamo di istituzioni. Convocare una manifestazione in una città complessa come Bologna, dove esistono frange dell’estrema sinistra che hanno già devastato la città in più occasioni durante questo mandato, significa sapere perfettamente quali rischi si corrono. Le immagini di lunedì, purtroppo, non sono nemmeno le peggiori viste negli ultimi cinque anni. Non è la prima volta che Bologna viene messa a ferro e fuoco da questi gruppi. In una situazione del genere un sindaco dovrebbe fare l’esatto opposto: abbassare i toni, cercare di ricomporre, invitare alla calma.
Perché, secondo lei, Matteo Lepore ha scelto questa strada?
È la cifra politica di questo sindaco. Non parlo del Pd in generale né della tradizione della sinistra bolognese, ma di Matteo Lepore. Lo abbiamo visto con lo ius soli simbolico inserito nello Statuto comunale: un’iniziativa che, a mio giudizio, non è servita a nulla se non a far parlare di sé, compromettendo anche la possibilità di una riforma condivisa sulla cittadinanza. Oppure con la “Città 30”, mentre nel frattempo sono stati eliminati dal piano degli investimenti interventi già finanziati per la sicurezza stradale di ciclisti e pedoni. A mio avviso utilizza continuamente questioni simboliche e tragedie per fini politici. E credo che i primi a ribellarsi dovrebbero essere proprio gli elettori sinceramente di sinistra, che possono avere idee diverse dalle mie ma non condividere questo modo di fare politica.
Nel caso della manifestazione convocata “a caldo” il rischio era ancora più evidente
Proprio per questo credo abbiano superato ogni limite. Hanno giocato con il fuoco in una situazione delicatissima. La politica dovrebbe servire a far incontrare posizioni diverse, a evitare lo scontro di piazza. Esistono i consigli comunali, i parlamenti e la magistratura proprio per questo. Un sindaco è il sindaco di tutti e dovrebbe lavorare per unire la città. Qui, invece, è stato fatto l’esatto contrario. Convocare una piazza per chiedere “verità e giustizia” significa implicitamente mettere in discussione il lavoro della magistratura. È uno sfregio nei confronti della tragedia vissuta dalla famiglia della vittima e anche nei confronti della giustizia. Io lo considero un processo di piazza. Lo avevamo detto già la mattina, prima ancora che si verificassero gli scontri. Chi conosce questa città sapeva perfettamente che sarebbe potuto accadere. E il sindaco lo sapeva. Non solo, si è anche alimentato un clima di ostilità verso poliziotti e carabinieri. Se emergeranno responsabilità individuali saranno gli inquirenti e i giudici ad accertarle. Tutti sono uguali davanti alla legge, compresi gli appartenenti alle forze dell’ordine. Ma le responsabilità sono sempre personali e non possono essere trasformate in una responsabilità politica collettiva, perché così si alimenta soltanto il caos.
A Bologna il tema della sicurezza è molto sentito.
Sì, come in molte grandi città. Credo che per anni il problema sia stato sottovalutato e oggi ci sia anche un’incapacità di affrontarlo. Bologna vive situazioni di degrado molto gravi in diverse aree della città. Vale il principio della “finestra rotta” di cui parlava Rudolph Giuliani: quando il degrado non viene contrastato, finisce inevitabilmente per peggiorare. Ma il problema principale, secondo me, è un altro: l’uso politico di qualsiasi fatto per dividere. Anche in Consiglio comunale la maggioranza di sinistra utilizza gran parte del tempo per attaccare il governo nazionale, anche quando non c’entra nulla con l’ordine del giorno. Questa è la cifra politica di Matteo Lepore: dividere. E anche questa vicenda è stata utilizzata come occasione per accentuare quella divisione.
Che cosa farà adesso Forza Italia?
Ci sono danni concreti alla città: ai commercianti, ai privati, al patrimonio pubblico. Chiediamo che il sindaco si assuma la responsabilità di questi danni e che non siano, ancora una volta, i cittadini bolognesi a pagarne il conto attraverso il bilancio comunale. A mio giudizio Lepore deve scegliere: o ammettere di non essere stato all’altezza e trarne le conseguenze, oppure riconoscere l’errore, chiedere scusa ai cittadini e cambiare radicalmente atteggiamento. Perché non ci sono solo i danni economici, c’è anche una ferita profonda inferta alla città. Ricevo continuamente messaggi di cittadini indignati e amareggiati. Le ferite lasciano cicatrici e queste cicatrici rischiano di restare a lungo. Di tutto questo il sindaco deve assumersi la responsabilità. E mi auguro che il Pd pensi a un altro candidato sindaco per le elezioni del 2027.
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1 commento
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Egregio Direttore,
ho letto con attenzione il vostro articolo sugli scontri avvenuti a Bologna. Quanto accaduto rappresenta un segnale molto preoccupante e dovrebbe indurre tutti a una riflessione seria sul clima che si sta creando nelle nostre città.
Quando la violenza prende il posto del confronto civile, si rischia di oltrepassare una linea oltre la quale diventa sempre più difficile tornare indietro con i soli strumenti della democrazia. A mio avviso, episodi come quelli descritti non possono essere minimizzati: compromettono il senso di sicurezza dei cittadini e minano la convivenza civile.
Scrivo anche da cittadino di origine libanese. Pur essendo extracomunitario, amo profondamente l’Italia, Paese nel quale vivo e che considero una seconda casa. Tuttavia, credo che il concetto di cittadinanza non possa ridursi al semplice possesso di un documento d’identità. La cittadinanza comporta diritti, ma anche doveri, tra cui il rispetto delle leggi, delle istituzioni e dei valori del Paese che accoglie.
Personalmente, rimango e rimarrò sempre libanese nelle mie radici. Se un giorno dovessi acquisire la cittadinanza italiana, sarei un cittadino con doppia cittadinanza, libanese e italiano, con uguale rispetto e affetto per entrambi i Paesi. Proprio per questo ritengo che chi sceglie di diventare cittadino italiano debba sentirsi parte integrante della comunità nazionale e rispettarne pienamente i principi, abitudine, costume, ecc.
Tornando ai fatti di Bologna, ritengo che non si sia trattato di semplici disordini, ma di episodi che assumono i contorni di una vera e propria guerriglia urbana. La percezione della sicurezza può essere distrutta in pochi minuti; ricostruire invece la fiducia dei cittadini richiede anni di lavoro, impegno e presenza costante delle istituzioni.
l’Istituzione Bolognese, intendo il Comune e in primis il Sindaco, sono parte della guerriglia, con tutto il rispetto, e per questo non riescono a guardare la realtà a 360° come un Sindaco deve fare, perchè è il primo cittadino di tutti e non solo di chi lo ha eletto. quindi il problema sta alla base. Democrazie ? la democrazia a mio parere non si riduce ad una massa di numeri maggiori. Bologna merita molto di più. ma se manca il popolo, come si fa?
Vorrei infine condividere una riflessione personale. Durante i miei soggiorni a Beirut, anche in periodi recenti di tensione, e accompagnato dalla mia famiglia, mi sono sentito talvolta più sicuro nel muovermi in alcune zone considerate difficili della capitale libanese che nel centro storico di Bologna. È una considerazione soggettiva, ma credo che debba far riflettere sul crescente disagio che molti cittadini avvertono nelle nostre città.
Con rispetto,
Jean Elia Fares
Cittadino libanese residente in Italia