Contenuto riservato agli abbonati

L’unico contropotere ai padroni del mondo che si credono Dio

Di Emanuele Boffi
05 Maggio 2026
Non è un caso che l’unica voce capace di contrastare questa visione del mondo sia la Chiesa cattolica, che s’è espressa con le parole misurate ma nette di papa Leone XIV
Papa Leone XIV, Città del Vaticano, 2 maggio 2026 (Foto Ansa)

Donald Trump, niente di nuovo. Di padroni del mondo che si credono Dio – o che hanno la necessità di immaginarsi come degli dei per legittimare il proprio potere – è piena la storia dai tempi dei faraoni. Dagli imperatori romani fino a Napoleone che si mise in testa la corona al grido di «Dio me l’ha data, guai a chi me la tocca», è questa una storia che tende a ripetersi. Certo, Bonaparte usava la straordinaria arte del pittore Jacques-Louis David per rappresentare il momento in cui si autoincoronava lasciando di stucco papa Pio VII, Trump usa orribili meme ultra kitsch per rappresentarsi come un Cristo taumaturgo, ma la sostanza non cambia. Questo degrado estetico, in fondo, è solo un ulteriore segno dei tempi.

Da questo punto di vista, Trump e i suoi ministri brillano per spirito pacchiano. Dai tweet compulsivi del presidente che si immagina prima Papa poi discepolo di Cristo fino al segretario alla Guerra Peter Hegseth, che si fa tatuare la croce di Gerusalemme sul petto e il motto “Deus vult” sul bicipite e che cita la Bibbia (versione Pulp Fiction) per giustificare gli attacchi all’Iran, il ricorso al frasario e all’immaginario religioso è solo l’ennesimo caso di uso (strumentale per Trump e ideologico per Hegseth) della fede per giustificare le proprie azioni. D’altronde, Vladimir Putin e il suo chierichetto Kirill (copyright papa Francesco) non fanno forse la stessa cosa? E Xi Jinping, il “presidente di tutto”, che detiene il potere da più tempo di Mao Zedong, non è forse un imperatore, capo incontrastato di un regime il cui violento ateismo non ammette dissidenti e oppositori? Almeno negli Stati Uniti esistono libere lezioni, c’è una Corte Suprema, la stampa non è imbavagliata. Così non si può dire di tanti altri regimi sparsi nel mondo.

Leggi anche

Siamo in labirinto

Insomma, il problema è Trump ma non solo. A tanti intellettuali laici nostrani che fino a ieri attaccavano la Chiesa e che oggi si scoprono baciapile del papato solo perché attaccato dal cattivissimo Donald, vorremmo far notare che Trump «non è la causa ma il sintomo di un malessere diffuso nella società», come dice Christopher Caldwell. È la reazione «all’ordine storico radicale», come la definisce Orsina (leggete le loro interviste sul numero di Tempi di maggio).

Se Trump arriva al potere è anche perché negli ultimi vent’anni – ma le radici del fenomeno sono negli anni Sessanta – il cosiddetto mondo liberale ha avuto una torsione illiberale e moralistica che ha preteso di imporre alla gente – in nome di una fraintesa tolleranza e giustizia – come dovesse vivere, come dovesse parlare, chi dovesse rispettare e chi no. Un controsenso: in un’apparente libertà assoluta, si è esercitato il potere di persone, spesso nemmeno elette, che hanno imposto un pensiero e una disciplina etica da cui non si può sgarrare; pena l’essere accusati di razzismo, fascismo, omofobia. A tutto questo non poteva non esserci una reazione che ha trovato in Trump il suo campione viscerale e lunatico. Un paladino del politicamente scorretto che però ricade nelle stesse contraddizioni del male che vuole debellare. All’iper-individualismo radicale contrappone l’iper-individualismo populista: siamo sempre in un labirinto.

Leggi anche

Se io sono Dio

Non è un caso, quindi, che l’unica voce capace di contrastare questa visione del mondo sia la Chiesa cattolica, che s’è espressa con le parole misurate ma nette di papa Leone XIV. È una questione di carattere, certo. Al presidente egotico che rende tutto show, si oppone il temperamento di un agostiniano che fa di tutto per abbassare i toni. Ma non è solo questo. Al fondo c’è una diversa concezione di cosa sia l’uomo, cosa il potere e quale sia il perimetro entro cui può essere esercitato.

Se «Dio non esiste, tutto è permesso», diceva Ivan Karamazov nel capolavoro dostoevskiano di fine Ottocento. Oggi Trump, Xi o Putin direbbero: “Se io sono Dio, tutto mi è permesso”. Il punto allora è riconoscere che non è l’uomo – povera creatura – la misura di tutte le cose e che la vera potenza si esprime nel mondo con un dominio diverso e inconcepibile da mente umana. È per quello che il Papa vuole «sparire perché rimanga Cristo». Sa che è lì l’origine della sua forza.

* * *

Una versione di questo articolo è pubblicata nel numero di maggio 2026 di Tempi. Il contenuto è riservato agli abbonati: grazie al tuo abbonamento puoi scegliere se sfogliare la versione digitale del mensile o accedere online ai singoli contenuti del numero.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.