Emma Bonino si è fatta paladina di una menzogna
Caro direttore, la notizia della morte di Emma Bonino mi ha spinto a riflettere e a fare i conti con ciò che questa persona con le sue battaglie ha realmente rappresentato per la nostra storia collettiva. Per me, Bonino ha incarnato il volto simbolo di quell’autodeterminazione a tutti i costi che, sbandierata come la più grande conquista di libertà, si è rivelata in realtà il cavallo di Troia di una modernità solitaria e spietata. Nel celebrare il mito “del mio corpo faccio quello che voglio”, la sua traiettoria politica e culturale ha contribuito a sradicare l’idea che l’essere umano abbia un limite, una dignità intrinseca da custodire anziché da consumare, lasciando intere generazioni in un deserto di indifferenza.
Ci hanno raccontato che la felicità fosse una linea retta tracciata dai dogmi dell’iper-individualismo, uno slogan a presa rapida ripetuto come un mantra da una classe politica e intellettuale che ha confuso la liberazione con l’abbandono. Il risultato, oggi sotto gli occhi di tutti, è lo strascico pesantissimo di una solitudine radicale che morde le cosce e l’anima delle generazioni cresciute nel mito della sovranità assoluta sulla propria carne sdoganato per decenni. Ci hanno convinti di essere padroni assoluti di un involucro che, nella realtà dei fatti, ci è stato svuotato di senso, ridotto a campo di battaglia e a merce da esibire, consumare e archiviare. Dietro la facciata patinata di una modernità che celebra il trionfo dei diritti individuali, la verità è che non ho mai incontrato una sola persona sinceramente felice di questo deserto relazionale.
Il prezzo di questa presunta emancipazione lo paghiamo ogni giorno nei silenzi che soffocano le coscienze. Rimane incinta una ragazza oggi e la gravidanza viene vissuta non come un mistero o una svolta, ma come una vergogna da eliminare in fretta, un incidente di percorso da cancellare nel silenzio domestico e, sempre più spesso, nella solitudine sterile di un bagno ingoiando una pillola, senza che nessuno si prenda cura del dolore che resta. È la dittatura del “gestisci tutto da sola”, dove la libertà si è trasformata nell’obbligo di non pesare su nessuno, di cavarsela senza fare rumore.
Ti dicono che puoi fare sesso quanto ti pare e con chi ti pare, purché tu prenda le precauzioni prima, durante e dopo, trasformando l’intimità in una procedura medico-sanitaria e in un calcolo di sicurezza, spogliandola di ogni sussulto di gratuità e di mistero.
Senza più rispetto per i corpi, ridotti a oggetti usa e getta, ci ritroviamo circondati da gente triste, anestetizzata, incapace di un legame che duri. E questa finta felicità da vetrina social finisce inevitabilmente per affogare nell’alcol e nella droga dello sballo del sabato sera, un copione triste che non riguarda soltanto i giovanissimi in cerca di identità, ma che si trascina stancamente anche tra gli over 40, incapaci di fare i conti con il vuoto che si portano dentro.
Ci hanno promesso il paradiso dell’indipendenza e ci hanno consegnati all’inferno dell’indifferenza, dove il menefreghismo è la regola aurea della convivenza civile e la solitudine il prezzo non detto di una libertà che, a furia di non dover rendere conto a nessuno, ha smesso di appartenere all’uomo.
Deborah Giovanati
Cara Deborah, hai centrato il punto, a differenza di monsignor Paglia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la vita, che ha definito Emma Bonino «una nostra sorella». Al contrario, come ha scritto don Maurizio Patriciello, si può pregare per lei, consegnadola «nelle mani del buon Dio che meglio di tutti sa leggere nel suo e nei nostri cuori», e tuttavia avere un giudizio severo su ciò che ha fatto e rappresentato nella sua vita. «A furia di insistere, ripetere, martellare, mentire – ha detto don Patriciello -, ci hanno convinto che una sola è la protagonista della gravidanza: la donna col ventre gonfio. Quel ventre gonfio non è una cosa, non è una malattia, non è un cancro maligno, è un bambino. Non è vero, dunque, che la donna incinta sia la sola protagonista, questa è stata una grande menzogna. E di questa menzogna, Emma Bonino si è fatta paladina».
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