Lo stile di Leone XIV: non fare show, ma annunciare Cristo
Di tutte le immagini e i discorsi pronunciati da papa Leone nel suo viaggio apostolico in Africa, rimarranno nella nostra memoria soprattutto quelli della sua visita alla prigione di Bata, in Guinea Equatoriale, uno Stato che – diciamo con un eufemismo – non eccelle per il rispetto delle garanzie dei detenuti. Davanti a file ordinate di galeotti con teste rasate e tute arancioni e verdognole, festanti e giubilanti per la visita, il Pontefice ha salutato dicendo che «Dio non ci abbandona» e che «nessuno è escluso dall’amore di Dio». Il modello è Cristo, ha detto papa Prevost: «Persino arrestato, condannato e messo a morte senza alcuna colpa, Lui ci ha amato sino alla fine, mostrando di credere nella possibilità che l’amore cambi anche il cuore più indurito».
Leone XIV ha tenuto fede a quel proposito che poi ha ribadito nella conferenza stampa sull’aereo. Il Papa compie viaggi apostolici «per trovare, accompagnare e conoscere il popolo di Dio». È al popolo che si rivolge, innanzitutto. È al popolo che torna ad «annunciare il Vangelo, proclamare il messaggio di Gesù Cristo».
Stile e contenuto
Col passare del tempo, emerge con chiarezza un tratto distintivo: lo stile di papa Leone coincide con il contenuto del suo pontificato. Ogni parola, ogni gesto non è mai scomposto o sopra le righe, perché ha come obiettivo la comunicazione di un messaggio «di speranza e di cambiamento», come ha detto ai detenuti di Bata.
Una bella lezione per il mondo moderno, soprattutto occidentale, smanioso di spettacolarizzare tutto, banalizzarlo, farlo scivolare epidermicamente ovunque affinché non si radichi in nulla. Anche il Papa, le sue parole e i suoi gesti possono essere letti così. No, dice papa Prevost. No, disse già quando era cardinale, in un discorso del 2012 che abbiamo già avuto modo di segnalare: «La nostra missione è quella di introdurre le persone alla natura del Mistero, come antidoto allo spettacolo».

Iran, immigrati, benedizione coppie omosessuali
Questo annuncio non è, però, disincarnato, neutrale, intimistico. Ha a che fare con le vicende della storia e della cronaca, e pretende di giudicarle. E questo lo si può appurare dalle risposte che Leone XIV ha dato ai giornalisti nella conferenza stampa durante il viaggio aereo di ritorno.
Interrogato sulla guerra in Iran, sull’immigrazione e sulle benedizioni alle coppie omosessuali, il Pontefice non si è sottratto a nessuna domanda. Risposte essenziali e dirette su ogni tema. Quindi: condanna delle impiccagioni da parte del regime iraniano e della guerra che provoca stragi di innocenti, e promozione del dialogo e della pace. Diritto dei paesi di «stabilire delle regole alle proprie frontiere», ma invito ai «paesi ricchi» ad aiutare, non in modo predatorio, quelli poveri. Chiarezza nell’esplicitare che – a differenza di quanto deciso dalla Chiesa tedesca – «la Santa Sede non è d’accordo con la benedizione formalizzata delle coppie omosessuali e irregolari». «Todos, todos, todos» significa accogliere tutti, non giustificare qualcuno nella sua disordinata condotta.
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