Sbatti la famiglia in prima pagina (possibilmente giĆ nel titolo)
La violenza contro le donne. Terribile e scottante questione. LāIstat ĆØ alla sua terza indagine sulla violenza contro le donne dopo quelle del 2006 e del 2014. Questa terza, svoltasi tra marzo e agosto del 2025, ha dato luogo a un primo report: La violenza contro le donne, dentro e fuori la famiglia. Primi risultati 2025. Report non facile: 18 pagine fitte di dati e tavole che forniscono la sintesi statistica delle circa 17.500 interviste ad altrettante donne di nazionalitĆ italiana (quelle a donne di nazionalitĆ non italiana faranno parte del report definitivo) comprese tra i 16 e i 75 anni dāetĆ , strutturate secondo un questionario assai lungo e complesso somministrato telefonicamente da intervistatrici appositamente formate.
Queste le informazioni metodologiche essenziali. E ora le altre. La prima e più importante. Lāindagine ĆØ ambiziosa. Fin troppo. Basti dire che i risultati sono rappresentati su due livelli, ovvero il numero e lāincidenza percentuale (sul totale delle donne o su segmenti particolari di questo totale) delle donne fatte oggetto delle varie forme di violenza nel corso (1) dellāintera vita delle intervistate al momento dellāintervista, (2) dei cinque anni precedenti lāanno dellāindagine.
Particolarmente elaborato il procedimento per arrivare alle stime delle violenze sullāintera vita delle donne di 16-75 anni intervistate, essendo evidente che, mentre le giovani non avranno particolari difficoltĆ a ricordare e ricostruire episodi e forme delle violenze subite, per le sessanta-settantenni che dovranno tornare indietro di mezzo secolo e più si sono dovute usare tecniche particolari di intervista per non incorrere in errori di sotto o sovradimensionamento del fenomeno.
A questo proposito leggiamo nel report che Ā«le donne che hanno dei problemi fisici (riferiscono di stare male o molto male, hanno limitazioni dellāautonomia personale o hanno malattie croniche) sono il 32,5 per cento delle donne di 16-70 anniĀ». Ora, se prendiamo lāIndagine multiscopo sulle famiglie, sempre dellāIstat, troviamo al capitolo sulla āsoddisfazione per alcuni aspetti della vita quotidianaā che le donne di 16-70 anni che dichiarano di essere poco o per niente soddisfatte della propria salute non arrivano al 20 per cento delle donne intervistate. Questo divario dĆ da pensare e sembra gettare sui dati una luce obliqua che va nel senso di una sovrarappresentazione del fenomeno della violenza tra le donne intervistate. Luce rafforzata da un tasso di rifiuto dellāintervista formidabilmente basso (il 7,8 per cento, pari ad appena una donna su 13), assai difficile da ottenere per unāindagine a cui non si ĆØ tenuti a prestarsi e di una tale complessitĆ .
La culla di tutti i mali?
La prima cosa del report che attira lāattenzione del lettore ĆØ proprio il titolo, con quella specificazione subito portata allo scoperto: La violenza contro le donne, dentro e fuori la famiglia. Dentro e fuori la famiglia. Ć come dire al lettore prima ancora che abbia cominciato a leggere che ĆØ la famiglia il centro delle violenze contro le donne, lāambiente in cui quelle violenze in tutte le loro forme e a grande maggioranza maturano. Il report non si spinge a dire perchĆ© ā non era compito suo, del resto, nĆ© prima ancora dellāindagine ā rimandando allāinterpretazione da parte di sociologi, psicologi, educatori, terapeuti e altre professionalitĆ ancora che vorranno cimentarsi con questo compito.
Se il report non si chiama semplicemente āLa violenza contro le donneā ĆØ sƬ perchĆ© la sua lettura porta alla conclusione che ĆØ la famiglia lāambiente più decisivo nel determinare dimensioni e forme della violenza contro le donne, ma anche perchĆ© si ĆØ venuta progressivamente imponendo lāimmagine di una famiglia debole capace di mostrare pressochĆ© esclusivamente i suoi lati peggiori: dalla cattiva o quantomeno carente educazione dei figli che tanti guasti comporta fino, appunto, alle violenze non solo contro la donna ma anche contro gli stessi figli.
La famiglia non gode di buona stampa, tuttāaltro ā specialmente se si tratta della famiglia tradizionale costituita da una coppia uomo-donna sposata più i figli. Il mainstream non perdona. E cosƬ ci si piega a parlare, in relazione alle donne, di āviolenza dentro e fuori la famigliaā.

Un taglio ideologico evidente
Il report presenta con queste parole il suo risultato più globale e dāimmediata fruizione: Ā«Sono circa 6 milioni e 400 mila (il 31,9 per cento) le donne italiane dai 16 ai 75 anni di etĆ che hanno subƬto almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita (a partire dai 16 anni di etĆ )Ā». Per poi arrivare a questo passo che merita una decisa sottolineatura: Ā«I partner, attuali ed ex, sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate, con quote superiori al 50 per cento (fatta eccezione per le minacce), e di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonchĆ© i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze. Il 63,8 per cento degli stupri, infatti, ĆØ opera di partner (il 59,1 per cento degli ex partner, il 4,7 per cento del partner attuale), il 19,4 per cento di un conoscente e il 10,9 per cento di amici. Solo il 6,9 per cento ĆØ stato opera di estranei alla vittimaĀ».
La decisa sottolineatura ĆØ del tutto meritata dal momento che questo passo ci informa (a) su quella che ĆØ la struttura degli autori delle violenze contro le donne in base alla loro vicinanza a quelle stesse donne vittime di violenza, ma anche (b) su quella che chi scrive non si perita di chiamare ālāideologiaā del report (e dellāindagine che ne ĆØ alla base). Ā«Solo il 6,9 per cento ĆØ stato opera di estranei alla vittimaĀ»: ecco unāaffermazione che ĆØ di per sĆ© illuminante di questa ideologia.
Ma davvero lāIstat si aspettava un risultato del tutto diverso, rispetto agli āestranei alla vittimaā? Davvero si aspettava che gente, persone che non hanno alcun rapporto di alcun tipo con le vittime, estranei alle vittime come le vittime a loro, pesassero molto di più negli stupri delle donne? Dunque sāimmagina un paese stile Far West? Dove si passa e si abbranca una donna per abusarne cosƬ come se fosse bere un bicchier dāacqua? Una roba facile da pensare e mettere in pratica? Senzāaltro no, allāIstat sono seri e bravi. Ma allora perchĆ© quel āsoloā quando semmai ci si dovrebbe meravigliare del contrario?
Perimetri concettuali un poā laschi
Ed ecco il punto: sembra sfuggire non solo allāIstat ma in generale che ā del tutto ovviamente ā i rischi, tutti i rischi, violenze comprese, crescono al crescere del tempo che le donne trascorrono in un determinato ambiente, si tratti della famiglia come del luogo di lavoro come della scuola e dellāuniversitĆ . Sembra paradossalmente sfuggire quel che pure lo stesso Istat precisa in testa alla sua ricerca, vale a dire che delle 20 milioni e 56 mila donne di 16-75 anni tra le quali ĆØ stato estratto il campione delle intervistate ben 19 milioni e 45 mila o sono in una relazione di coppia o hanno avuto una relazione di coppia, o hanno un partner o hanno avuto un partner che ĆØ diventato un ex partner. Sfugge, o almeno cosƬ sembra, che il tempo di gran lunga maggiore della loro vita queste donne lo trascorrono in questa relazione nella quale sono o sono state coinvolte, se si esclude la fascia di donne di 16-24 anni, quasi al gran completo.
E ciò a maggior ragione in quanto il perimetro della famiglia diventa, in queste indagini sulle violenze contro la donna, assai lasco e contemporaneamente dilatato. I fidanzati? Famiglia. Gli ex fidanzati? Famiglia. Ma perchĆ©, se i fidanzati neppure convivevano? PerchĆ© sono in odore di famiglia, ĆØ da presumere. Mariti, conviventi, fidanzati entrano nella categoria dei partner o degli ex partner delle donne vittime di violenza e con ciò nellāambito stesso della famiglia: ci sia o non ci sia o ci sia mai stata una vera famiglia. Lāobiezione che può essere avanzata a quel che diciamo ĆØ che nel report non si parla espressamente di famiglia ma, appunto, di partner ed ex partner. GiĆ , ma allora perchĆ© addirittura titolare La violenza contro le donne, dentro e fuori la famiglia? PerchĆ©, se partner ed ex partner non fossero da considerarsi, mariti o conviventi o fidanzati che siano, sempre e comunque famiglia?
Conclusioni sbagliate
CāĆØ una non limpida chiarezza sotto il sole, ammettiamolo, e da essa emerge il disegno o proposito che dir si voglia di isolare la famiglia come ambiente in cui maturano le più gravi forme di violenza contro le donne, favorendo cosƬ la conclusione che i rischi dāincorrere in queste violenze qui più che da ogni altra parte divengano alti e corposi. Impressione che però deve, o dovrebbe, fare i conti con due elementi che provvedono quantomeno a smorzarla: (1) il fatto che più di 9 donne su 10 di 16-75 anni sono o sono state in una relazione di coppia e (2) che in questa relazione trascorrono o hanno trascorso la gran parte del loro tempo di vita. Se non si parte da qui, la non limpida chiarezza diventa confusione e porta a conclusioni sbagliate, per quanto in linea con il mainstream che vuole la famiglia tradizionale al centro del malessere che attraversa la societĆ .
Ora, detto che il report del 2025 ha il merito di assicurarci che in fatto di livello e gravitĆ delle violenze contro le donne non si danno differenze di qualche significativitĆ tra i risultati delle tre indagini 2006, 2014 e 2025 ā nel mentre a giudicare dal rilievo che i mass media dedicano allāargomento sembrerebbe che queste violenze siano da tempo entrate in un inarrestabile crescendo rossiniano ā, proprio i risultati dei cinque anni precedenti il 2025 presentati in questo report fanno piazza pulita di tutti i vieti luoghi comuni che asserragliano lāistituto della famiglia ā che per la veritĆ non sembra avere in sĆ© la fiducia necessaria per respingere lāassedio.
Ma ecco il confronto tra i cinque anni precedenti le indagini del 2014 e del 2025 secondo stato civile, etĆ e condizione professionale della donna ā e sorprende che nel suo report lāIstat non vi si soffermi.
Per quanto riguarda lo stato civile, nei cinque anni precedenti il 2025 il 3,5 per cento delle donne coniugate ha subƬto violenza fisica o sessuale, percentuale che nei cinque anni precedenti lāindagine del 2014 era del 6,1. Tra le donne nubili le percentuali sono state rispettivamente del 22,4 e del 20,7 per cento. Dunque non solo il divario a favore delle donne coniugate ĆØ immenso (nei cinque anni precedenti il 2025 esse hanno subƬto violenze nella proporzione di un sesto di quelle subite dalle donne nubili: il 3,5 contro il 22,4 per cento), ma mentre tra di loro il tasso di violenze subite diminuisce, quasi dimezzandosi, aumenta invece tra le nubili.
Inesattezza o contraffazione
Per quanto riguarda lāetĆ , i tassi delle violenze sessuali e fisiche diminuiscono tra i due periodi a partire dalla classe dāetĆ di 34-45 anni, mentre crescono particolarmente nella classe dāetĆ di 16-24 anni ā ovvero nella classe dāetĆ in cui le relazioni stabili di coppia, anche al di lĆ della famiglia, sono al minimo e assai poco frequenti rispetto alle classi dāetĆ in cui relazioni di questo tipo sono praticamente la regola.
Per quanto riguarda la condizione professionale, sono le casalinghe con il 3,7 per cento a registrare la più bassa percentuale di donne che hanno subìto violenza sessuale o fisica nei cinque anni precedenti il 2025, mentre le studentesse, con il 36,2 per cento, presidiano con grande distacco il primo posto di questa triste classifica. Imprenditrici, impiegate, libero professioniste e operaie hanno subìto violenze proporzionalmente superiori di tre volte o quasi a quelle subite dalle casalinghe.
Ora, per caritĆ , non ci si azzardi a inferire da questa annotazione che vogliamo le donne casalinghe. Si dovrĆ pur riconoscere, però, che collegati assieme tutti questi elementi portano a una conclusione univoca: dire che ĆØ proprio la famiglia a incubare le violenze contro le donne non ĆØ tanto una inesattezza non avvalorata dai dati quanto una contraffazione della realtĆ . Una contraffazione cosƬ ripetuta e duratura da avere fatto sentire il suo peso nella perdita di valore e status della famiglia che comincia giĆ a partire dalla fuga dal matrimonio ā e non nello stile del film Il laureato, quando Dustin Hoffman e Katharine Ross fuggono sƬ, ma verso una vita di coppia e pure di famiglia.
* * *
Una versione di questo articolo ĆØ pubblicata nel numero di marzo 2026 di Tempi. Il contenuto ĆØ riservato agli abbonati: grazie al tuo abbonamento puoi scegliere se sfogliare la versione digitale del mensile o accedere online ai singoli contenuti del numero.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!