Problema sicurezza in Francia. Ma è tutta colpa del “mascolinismo”

Di Mauro Zanon
08 Febbraio 2026
Secondo l'Alto consiglio per l'uguaglianza il “sessismo ostile” è un'emergenza nazionale. E non per colpa degli islamici. «Una visione paranoica dell'occidente», dice a Tempi l'intellettuale Mathieu Bock-Côté
Un cartello con scritto
Manifestazione femminista a Montpellier, in Francia, l'8 marzo 2023

Parigi. La pauperizzazione della Francia e dei francesi sta aumentando rapidamente. Nel 2024, il reddito pro capite è stato pari a 38.110 euro: numeri che collocano Parigi al 34esimo posto nella classifica mondiale. Secondo i dati appena resi pubblici dell’Eurostat, con un indice pari a 98, il reddito pro capite dei francesi è inferiore del 2 per cento rispetto alla media europea, che corrisponde all’indice di base 100. Ma è soprattutto inferiore del 29 per cento rispetto a quella della Danimarca, del 19 rispetto a quella del Belgio, del 18 rispetto a quella della Germania, dell’1 rispetto a quella di Cipro e dello 0,5 rispetto a quella dell’Italia. «La Francia sulla via della terzomondizzazione», ha sentenziato sul Figaro l’economista Nicolas Baverez.

Pochi giorni fa sono usciti anche i dati del ministero dell’Interno che evidenziano un’impennata dell’insicurezza, della delinquenza e delle violenze rispetto allo scorso anno, dalle aggressioni fisiche al traffico di stupefacenti, fino alle truffe. Un altro rapporto del ministero dell’Interno ha rivelato le inquietudini dei servizi segreti sulle infiltrazioni islamiste nelle liste elettorali in vista delle elezioni comunali di marzo. Ma nonostante questi numeri allarmanti che fotografano un paese in declino e consumato dall’interno da frange di popolazioni ostili ai valori della République, per la sinistra progressista e il mondo femminista l’emergenza nazionale è un’altra: il mascolinismo.

Il “mascolinismo” mette a rischio la sicurezza in Francia

Un rapporto appena pubblicato dall’Alto consiglio per l’uguaglianza tra donne e uomini (Hce), organo consultivo dipendente dal primo ministro creato durante il quinquennio del socialista Francois Hollande per promuovere la parità di genere, indica infatti il mascolinismo, anche definito “sessismo ostile” o una forma grave di sessismo, come una questione di sicurezza nazionale, come il nuovo mal francese. Il documento, intitolato Rapport annuel 2026 sur l’état des lieux du sexisme, denuncia le “reti mascoliniste” che soffocherebbero le donne in Francia sulla base di un non meglio precisato “barometro del sessismo”.

Il sociologo e intellettuale canadese Mathieu Bock-Côté
Mathieu Bock-Côté

«Ci troviamo di fronte a un rapporto semplicemente delirante, permeato da una visione paranoica della società occidentale, che sarebbe costituita attorno a un patriarcato strutturale», dice a Tempi Mathieu Bock-Côté, scrittore e intellettuale quebecchese che vive Parigi e ha scritto L’empire du politiquement correct (Éditions du Cerf). «Il mascolinismo, secondo le autrici del rapporto, sarebbe l’espressione militante di questo paternalismo strutturale, che sottometterebbe le donne su larga scala. Cosa dire se non che chi ha scritto questo rapporto vive in un mondo parallelo, dove l’uomo bianco eterosessuale è esposto al pubblico ludibrio come il grande malvagio che dovrebbe essere decostruito per poi essere rieducato? Tutto ciò che riguarda la mascolinità tradizionale deve essere distrutto», afferma Bock-Côté.

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Bock-Côté: «Un’ideologia guidata dall’odio entrata a far parte dell’apparato statale»

È il risultato delle derive del neofemminismo, che «è un’ideologia guidata dall’odio, che vede disuguaglianze colpevoli ogni volta che constata disparità statistiche tra i due sessi, come se questi ultimi fossero intercambiabili, come se la differenza sessuale dovesse essere appiattita socialmente in una società omogenea, senza rilievi, dove le scelte individuali non contano più nulla», prosegue lo scrittore quebecchese. L’aspetto più inquietante è che il documento non è il resoconto di un convegno tra collettivi femministi radicali, bensì «proviene dall’apparato statale, dalla tecnostruttura, il che conferma la sua grande permeabilità alle diverse ideologie che oggi dominano le scienze sociali, al punto da confondersi con esse».

«L’apparato statale cerca di ricostruire la realtà a partire dalle finzioni ideologiche a cui aderisce. Che le neofemministe, tra di loro, incitino all’odio verso gli uomini, non sorprende. Ma che questa visione della società sia trasmessa dal governo è un’altra cosa. Soprattutto in una società in cui i due sessi non sanno più incontrarsi, come dimostra il grande malessere che si è instaurato tra loro, come dimostra anche la recessione sessuale delle giovani generazioni, divise tra il puritanesimo di genere e la colonizzazione pornografica del loro immaginario erotico. La guerra tra i sessi spinge le nostre società verso una forma di nichilismo», spiega a Tempi Bock-Côté.

Sessismo in Francia? Ma l’islam non c’entra niente

Curiosamente non c’è traccia delle parole “velo”, “escissione” o “matrimonio forzato” nel rapporto: non viene fatto alcun collegamento tra sessismo e cultura islamica. Per l’Hce, il maschilismo sarebbe esclusivamente appannaggio di persone «che si posizionano a destra o all’estrema destra». «La sinistra rimane fedele a sé stessa: non bisogna mai, mai, mai pensare agli effetti negativi dell’immigrazione di massa sulle nostre società, né alle conseguenze dell’arrivo nei nostri paesi di culture o civiltà che hanno un approccio completamente diverso al rapporto tra i sessi», dice ancora Bock-Côté, puntando il dito contro l’islamofilia della gauche.

«Eppure da questo scontro antropologico nasce la violenza. Pensiamo a Colonia, pensiamo a Telford, pensiamo alla vita quotidiana di quelle giovani donne che vivono ogni giorno la diversità sui mezzi di trasporto senza necessariamente vederla come una ricchezza. Pensiamo al velo delle bambine, che porta alla normalizzazione del velo in generale. Questo rapporto rende invisibile la realtà e ci rinchiude in un mondo teorico radicalmente falso. In esso abbiamo la prova che la tentazione totalitaria attraversa ancora il nostro mondo, con l’istituzionalizzazione della menzogna che lo caratterizza e vede negli ultimi usi della galanteria e della cortesia il vero nemico da abbattere», secondo l’intellettuale quebecchese. Yseline Fourtic-Dutarde, cofondatrice del collettivo Ensemble contre le sexisme, ha dichiarato che «l’Alto consiglio per l’uguaglianza raccomanda di integrare il terrorismo misogino nelle dottrine di sicurezza». Per le neofemministe francesi, è più pericoloso del terrorismo islamista.

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