Pedro Sánchez, la “Persona dell’Anno” più sbagliata dell’anno
Il mondo è bello perché è vario. Venerdì scorso L’Espresso, storico settimanale della sinistra italiana, usciva con una foto di Pedro Sánchez a tutta copertina e un editoriale del direttore Emilio Carelli dal titolo “Un leader capace riferimento di un’altra politica”. Un occhiello recitava: «Perché il premier spagnolo è la nostra Persona dell’Anno: i successi nel suo paese, modello per l’Europa».
All’interno un’intervista di Felice Florio al premier spagnolo sotto il titolo “Più diritti più libertà. Sánchez è la persona dell’anno”. Sommario: «Occupazione, sviluppo, ridistribuzione della ricchezza, difesa delle conquiste civili e lotta alle big tech. Il premier spagnolo spiega a L’Espresso che lo ha scelto come figura rappresentativa di questi 12 mesi la ricetta della crescita».
«Arresti e perquisizioni in tutta la Spagna»
Lo stesso venerdì 12 dicembre i quotidiani spagnoli suonavano una sinfonia completamente diversa. “Il Psoe [il partito di Pedro Sanchez, ndt] si sta dissanguando per una corruzione senza freni”, titolava a tutta pagina Abc. Sommario: «Arresti e perquisizioni in tutta la Spagna legati a Cerdán, Leire e Plus Ultra nello stesso giorno in cui la Uco rivela che la rete degli idrocarburi spese “un chilo” per comprare i politici». Catenaccio: «La polizia arresta i vertici di Plus Ultra per riciclaggio di denaro chavista»; «Ábalos, Koldo e Aldama rinviati a giudizio per sette reati nel caso delle mascherine».
Tutti i cognomi si riferiscono a esponenti di vario rango del partito socialista, tranne quello dell’imprenditore Victor de Aldama, un tempo vicinissimo al Psoe e implicato nei casi di corruzione che riguardano l’ex ministro dei Trasporti José Luis Ábalos, il suo consigliere Koldo García Izaguirre e il segretario organizzativo del Psoe Santos Cerdán. I titoli di Abc ne ricordano due: la truffa delle aziende che hanno versato un milione di euro (“un chilo”) al giro di Ábalos per non pagare 49 milioni di euro di imposte e quella delle mascherine ai tempi del Covid.
Leire è Leire Díez, nota come “la fontanera del Psoe”, cioè “l’idraulica”, ruolo che in Italia corrisponde a “faccendiere”. La signora ha cercato di condizionare inchieste della polizia che avevano di mira esponenti socialisti raccogliendo informazioni compromettenti su giudici, procuratori e ispettori di polizia della Uco, l’Unità operativa centrale della Guardia Civil, il corpo di élite incaricato delle inchieste più delicate. Però il 9 dicembre è stata arrestata insieme all’ex presidente della Sepi (l’Iri spagnola) Vicente Fernández per appalti truccati e sovvenzioni illecite.
La Plus Ultra è una compagnia aerea spagnola che è stata salvata dalla suddetta Sepi nel 2021 con un prestito di 53 milioni di euro, che anziché per scopi industriali sono stati usati per ripagare prestiti contratti con entità del regime venezuelano; in poche parole: per riciclare denaro chavista. Da qui gli arresti di proprietario e presidente del Consiglio di amministrazione.
«Le trame del Psoe»
Lo stesso 12 dicembre El Mundo titolava: “Il protetto della Montero usava il suo appoggio per continuare coi suoi trucchi”. Catenaccio: «Gli investigatori credono che Vicente Fernández ha mantenuto il controllo della Sepi “nell’ombra” dopo le sue dimissioni»; «Due trame del Psoe nei due grandi nuclei di denaro pubblico». Montero è María Jesús Montero, vicepresidente del governo e ministro delle Finanze, già assessore alle Finanze dell’Andalusia. A quel tempo consigliere legale in capo e poi revisore dei conti del governo andaluso era Vicente Fernández, che fu poi nominato a capo della Sepi quando la Montero entrò nel governo nazionale.

I «due grandi nuclei di denaro pubblico» di cui parla El Mundo sono il ministero dei Trasporti di cui era ministro Ábalos e la Sepi di cui era presidente Fernández. L’editoriale esordisce così:
«L’operazione avviata dalla Procura nazionale e dall’Uco contro la Sepi non è solo un episodio nel groviglio di indagini giudiziarie che hanno caratterizzato questa legislatura: conferma che la corruzione è stata sistemica. Se i sospetti saranno confermati, essa ha preso piede nella sala macchine stessa dello Stato, per mano non di attori minori, ma di funzionari pubblici ai massimi livelli. Alla nota macchinazione che circondava l’allora ministro dei Trasporti, José Luis Ábalos, si aggiunge ora quella legata all’ex presidente della Sepi, Vicente Fernández, braccio destro di María Jesús Montero e nominato anch’egli da Pedro Sánchez al momento del suo arrivo al potere. Che la Guardia Civil stia cercando prove di corruzione in questa azienda è di straordinaria gravità: la Sepi gestisce gli investimenti e le partecipazioni strategiche dello Stato – 6 miliardi di euro all’anno – ed è un nodo cruciale nella struttura economica nazionale».
Il ministero dei Trasporti gestisce 11 miliardi.
Nessuna pietà nemmeno dal “País”
Sarà stato più gentile El País, quotidiano notoriamente filosocialista? No. Il 12 dicembre la prima pagina del quotidiano madrileno portava il seguente titolo: “Informativa della Uco: la trama spese un milione per «comprare la volontà di Ábalos»”. Sommario: «Il caso idrocarburi interessa tre ministeri, secondo la Guardia Civil». Poco più sotto un altro titolo, senza pietà: “Si dimette un altro dirigente del Psoe per accuse di molestie sessuali”. L’editoriale a pagina 10 si intitola “Un colpo dopo l’altro” e si riferisce agli arresti della Leite e di Fernández. Sommario: «Il succedersi di casi di corruzione e molestie sessuali rendono urgente una risposta drastica e senza scuse da parte del Psoe».
Il Pedro Sánchez immaginario dell’“Espresso”
Nell’intervista di Florio a Sánchez non c’è nemmeno un vaghissimo accenno a questi scandali, che affliggono il governo da più di un paio di anni e che nei sondaggi hanno fatto perdere quasi cinque punti ai socialisti rispetto alle elezioni del 2023 (dal 31,7 di allora al 27 per cento di oggi). Buona parte del botta e risposta fra giornalista e leader politico è dedicata ai successi economici della Spagna, che ha conosciuto una crescita del Pil nettamente sopra la media europea negli ultimi tre anni: +2,7 per cento nel 2023, +3,5 per cento nel 2024 e probabilmente +2,9 per cento quest’anno. Nell’intervista Sanchez si inorgoglisce per i 22 milioni di persone impiegate, record storico della Spagna.
Quello che L’Espresso non spiega, ma che Tempi e altre testate hanno cercato di spiegare, è che il boom del Pil spagnolo è dovuto in buona parte all’aumento della popolazione prodotto dall’immigrazione soprattutto di latinoamericani nel paese: in Spagna risiedevano 47 milioni e 940 mila abitanti alla fine del 2022, oggi sono 49 milioni e 442 mila. Gli immigrati sono stati impiegati soprattutto in settori a basso reddito e a bassa qualifica, che gli spagnoli di nascita snobbano. La Spagna infatti resta fanalino di coda della Ue per percentuale di disoccupati sul totale degli attivi: 10,5 per cento (contro il 6 per cento dell’Italia). Il tasso di occupazione spagnolo è del 53,1 per cento, contro il 62,7 per cento italiano.
Pure i buoni rapporti con Maduro
L’unica domanda che Florio fa riguardo al Venezuela (senza citarlo per nome) non concerne lo scandalo del riciclaggio di denaro venezuelano attraverso una compagnia aerea spagnola che ha ricevuto 53 milioni di euro di denaro pubblico pur disponendo di pochi aerei e di pochi voli solo su Cuba e sul Venezuela; e nemmeno la controversa politica del governo spagnolo nei confronti del regime venezuelano e dei suoi oppositori. Si chiede a Sánchez che cosa pensi delle uccisioni extragiudiziarie di sospetti narcotrafficanti in acque internazionali da parte degli Stati Uniti. Naturalmente il primo ministro spagnolo risponde che la messa in discussione del diritto internazionale è preoccupante.
Lunedì scorso sul Wall Street Journal si leggeva, in un articolo intitolato “Il governo spagnolo si ingrazia Maduro” scritto da Madrid:
«La Spagna potrebbe giocare un ruolo costruttivo nell’esercitare pressioni su Maduro e sui suoi compari affinché abbandonino il potere. I venezuelani, molti dei quali lavorano qui in impieghi umili nonostante la loro formazione qualificata, potrebbero tornare alle loro città di nascita e ricostruirsi una vita. Invece i socialisti e i loro alleati di coalizione difendono il regime venezuelano. Il governo spagnolo non riconosce la vittoria del candidato di opposizione Edmundo González alle elezioni presidenziali del luglio 2024 anche se i risultati sono stati documentati. Il primo ministro Pedro Sánchez rifiuta di congratularsi con la leader dell’opposizione María Corina Machado per il premio Nobel per la pace che le è stato assegnato. E non chiama Maduro “dittatore”».
Pedro Sánchez uomo dei diritti e della libertà? No, grazie.
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