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Chi è José Antonio Kast, il “Trump” del Cile

Di Rodolfo Casadei
16 Dicembre 2025
Il nuovo presidente di destra del Paese sudamericano ha vinto grazie alle sue promesse sulla sicurezza. È un cattolico conservatore, liberista sulle materie economiche
José Antonio Kast, parla dopo la vittoria alle presidenziali del Cile, 14 dicembre 2025
José Antonio Kast parla dopo la vittoria alle presidenziali del Cile, 14 dicembre 2025 (Ansa)

Con la vittoria di José Antonio Kast alle presidenziali cilene diventano tre i paesi dell’America Latina che nel corso del 2025 hanno visto accedere o essere confermati alla massima legislatura dello Stato politici di partiti di destra o di centrodestra. Il Cile va ad aggiungersi a un elenco che comprende l’Ecuador, dove Daniel Noboa è stato riconfermato nell’aprile di quest’anno, e la Bolivia, che dall’ottobre scorso ha un presidente di centrodestra nella persona del cristiano-democratico Rodrigo Paz.

Diversamente dai primi due, José Antonio Kast è classificato come esponente di estrema destra per le sue simpatie apertamente dichiarate per il defunto dittatore militare Augusto Pinochet, che governò il paese dal sanguinoso colpo di Stato del settembre 1973 fino al 1990, e per le politiche radicali che propone in materia di immigrazione in un paese dove il 10 per cento dei residenti è di nazionalità straniera (insieme al Costa Rica il Cile è il paese latinoamericano con la più alta percentuale) e in molti casi gode di diritti politici identici a quelli dei cileni. Tuttavia ha trionfato al ballottaggio staccando di più di 16 punti la candidata della sinistra Jeannette Jara, che al primo turno lo aveva sopravanzato di tre punti percentuali (26,8 contro 23,9).

Jeannette Jara, candidata per la sinistra alle presidenziali in Cile
Jeannette Jara, candidata per la sinistra alle presidenziali in Cile (Ansa)

Questione sicurezza

Domenica più di 7,2 milioni di cileni hanno votato per Kast, pari al 58,1 per cento dei voti validi, contro i poco più di 5,2 milioni della Jara, pari al 41,8 per cento. Kast ha raddoppiato i voti di quattro anni fa (erano stati 3 milioni e 650 mila), quando era stato sconfitto al ballottaggio dal candidato di sinistra e attuale presidente uscente Gabriel Boric.

A ribaltare radicalmente l’orientamento degli elettori nel giro di un quadriennio è stata con ogni evidenza la questione dell’immigrazione. Nei quattro anni che separano le due ultime elezioni presidenziali sono esplosi fenomeni di criminalità e violenza legati all’immigrazione irregolare in quello che unanimemente era riconosciuto come uno dei paesi meno violenti e con le migliori condizioni di sicurezza dell’America latina. Rapimenti a scopo di estorsione e omicidi su commissione hanno caratterizzato le cronache degli ultimi anni in misura sconosciuta alla società cilena.

Ad alimentare il fenomeno sono in buona parte gli immigrati clandestini che entrano nel paese dai confini con la Bolivia e il Perù e la cui presenza nel paese è stimata in 336 mila unità; tre quarti di questi sono di origine venezuelana e il loro approdo in Cile è stato gestito dal Tren de Aragua, la più grande organizzazione latinoamericana dedita al traffico di esseri umani e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Nata poco più di dieci anni fa nel carcere di Tocoron nello stato venezuelano di Aragua, la sua rete criminale si è estesa in breve tempo in alcuni dei più grandi paesi del continente, come Brasile, Cile, Colombia, Ecuador e Perù. Oltre che estorcendo denaro ai migranti clandestini che infiltra in Cile, la gang si finanzia attraverso rapine, sequestri di persona e omicidi su commissione.

Record storico di omicidi

L’ascesa del Tren de Aragua in Cile e l’esplosione di criminalità con un record storico di omicidi ha coinciso con l’ascesa alla presidenza di Gabriel Boric, il candidato di sinistra che aveva vinto le elezioni del dicembre 2021 con un programma ultraprogressista che prevedeva la riduzione delle risorse destinate alla polizia. Nel giro di un ventennio il Cile è passato dai 513 omicidi del 2003 ai 1.330 del 2022 (in un paese di poco più di 19 milioni di abitanti). Dopo di allora la cifra non è mai scesa sotto le mille unità all’anno.

Boric è corso ai ripari rimangiandosi le promesse elettorali e cercando di organizzare una risposta dello Stato: ha inviato polizia ed esercito nel nord del paese per rafforzare il controllo delle frontiere, ha investito in sicurezza. Ma il voltafaccia non ha convinto gli elettori: negli ultimi due anni il tasso di consenso al presidente uscente si aggira attorno al 30 per cento, coincidente grosso modo coi consensi ottenuti dalla Jara al primo turno delle elezioni presidenziali, nelle quali il 70 per cento dei voti espressi è andato a candidati di centro, di destra e di centrodestra.

Santiago del Cile
Santiago, Cile (Ansa)

Pugno duro sull’immigrazione

Kast, alla sua terza campagna presidenziale (nel 2017 aveva riscosso solo l’8 per cento dei voti), si è presentato con una piattaforma di sapore trumpiano riguardo ai problemi della sicurezza e dell’immigrazione: nel suo programma figurano la creazione di un Servizio per l’identificazione e l’espulsione dei migranti irregolari analogo al U.S. Immigration and Customs Enforcement creato da Donald Trump negli Usa, la costruzione di barriere di cemento ai confini settentrionali del paese e l’espulsione dei 336 mila immigrati clandestini presenti in Cile, se necessario separando i figli dai genitori.

Già alla vigilia del voto Kast ha rivolto un appello agli immigrati irregolari presenti nel paese invitandoli ad andarsene prima del suo insediamento come presidente, che avrà luogo l’11 marzo 2026, altrimenti da quel giorno stesso verrebbero arrestati e deportati “coi soli vestiti addosso”.

Durante la campagna elettorale la candidata della sinistra Jara, affiliata al Partito comunista ed ex ministro del Lavoro e del Welfare nel governo di Gabriel Boric, ha rincorso Kast sul tema della criminalità e dell’immigrazione, dichiarando che avrebbe aumentato le risorse a disposizione delle forze dell’ordine, promosso 100 operazioni speciali in 100 giorni nelle aree critiche del paese e costruito nuove prigioni.

Su quest’ultimo punto le sue proposte sono state oscurate da quelle di Kast, che ha proposto come modello il carcere da 40 mila posti creato in El Salvador dal presidente Nayib Bukele e che lui stesso ha visitato l’anno scorso, l’introduzione di una legislazione simile al 41 bis italiano per impedire i contatti dei capi delle gang imprigionati col mondo esterno e norme più permissive riguardo all’uso della forza da parte degli organi di pubblica sicurezza nella repressione della grande criminalità.

Temi sensibili ed economia

L’enfasi sulla questione della sicurezza ha relegato in secondo piano le posizioni conservatrici di Kast sui temi della vita e della famiglia, che gli sono costate la sconfitta nelle due precedenti elezioni presidenziali alle quali ha partecipato. Secondo i sondaggi più recenti, il Cile insieme all’Uruguay è il paese più socialmente permissivo dell’America Latina, coi tre quarti di opinioni favorevoli al matrimonio fra persone dello stesso sesso e all’eutanasia. Kast, cattolico padre di nove figli, è contrario a entrambe le cose e all’aborto, anche se non si propone più di abrogare la legge attualmente vigente, che molti vorrebbero liberalizzare introducendo l’aborto su richiesta fino alla 14ma settimana dal concepimento. Nelle interviste e nelle tavole rotonde pre-elettorali il leader del Partito Repubblicano è stato evasivo su questi argomenti rispetto a possibili iniziative legislative, limitandosi a dire che le sue posizioni in materia sono note.

La concentrazione del dibattito pubblico sui temi della sicurezza ha reso anche più digeribili le posizioni liberiste di Klast in materia economica, che pure piacciono agli operatori dei mercati finanziari (dopo i risultati del primo turno, che lasciavano immaginare una vittoria del candidato di destra al ballottaggio, gli indici di Borsa erano saliti). Il neo presidente promette di tagliare 6 miliardi di dollari di spesa pubblica in soli 18 mesi, riducendo il numero degli stipendiati della funzione pubblica e smantellando alcuni ministeri, ma senza eliminare le prestazioni sociali, a cominciare dalle pensioni minime che non verrebbero toccate, così come l’età pensionabile.

Molti osservatori criticano questo programma come irrealistico. Kast intende ridurre le imposte sui profitti delle grandi società portandole dal 27 al 23 per cento, e al 10 per cento per cinque anni alle piccole e medie imprese. La sua idea di welfare prevede l’istituzione dell’assegno unico per i nuovi nati e l’abrogazione della riforma delle pensioni del governo Boric, che contiene una norma con la quale lo Stato prende a prestito l’1,5 del Tfr dei lavoratori e lo usa per aumentare l’importo degli assegni pensionistici. Per Kast i risparmi dei lavoratori sono sacri, e per aumentare l’importo delle pensioni bisogna rivolgersi a investimenti privati dei fondi pensionistici.

Alleanze per governare

Su tutti i punti del suo programma il nuovo presidente dovrà trovare alleanze nel parlamento cileno, perché la sua coalizione, Cambio por Chile (formata dal suo Partito Repubblicano, dal Partito Social Cristiano e dal Partito Nazionale Libertario), non dispone della maggioranza assoluta in base ai risultati delle legislative del novembre di quest’anno. Dovrà rivolgersi ai partiti del centrodestra classico, riuniti nella coalizione Cile grande e unito, la terza forza parlamentare dopo Unità por Chile (sinistra) e Cambio por Chile (destra radicale).

Da notare che la legge cilena non permette più di un mandato presidenziale, e questo spiega perché il capo di Stato uscente non si sia potuto presentare alle elezioni. Quest’anno è stato anche reintrodotto l’obbligo di voto per le elezioni politiche e presidenziali (che esiste in molti paesi latinoamericani), che era stato abolito nel 2012 e che ora si applica a tutti coloro che hanno meno di 70 anni. Ciò ha determinato un alto tasso di partecipazione ai due turni del voto (oltre l’85 per cento degli iscritti), ma anche un alto numero di schede bianche e nulle, che al ballottaggio hanno sfiorato il milione, contro 12 milioni e mezzo di voti validi.

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