La storia di Ahmad Sarmast, il direttore d’orchestra che combatte i talebani con la sua arma più potente: la musica

Che cosa può fare l’educazione contro il terrorismo? Molto, se pur di eliminareĀ il professore di musica Ahmad Sarmast e la sua orchestra, i talebani hanno compiuto un attentato kamikaze a Kabul, nella sala dove si stavano esibendo. Sarmast ĆØ quasi morto, ci ha rimesso in parte l’udito maĀ oraĀ ĆØ più risoluto di prima: Ā«I nemici dell’Afghanistan hanno commessoĀ un grave errore. Ci hanno resi ancoraĀ più determinatiĀ».
MUSICA BANDITA. La storia di Sarmast ĆØ di quelle che potrebbero essere raccontate in un film hollywoodiano. Nato in Afghanistan 53 anni fa, ĆØ scappato dalla sua terra all’inizio degli anni 90, dopo la presa del potere da parte dei mujaheddin. Laureatosi al conservatorio di Mosca, ha completato i suoi studi in Australia, dove ĆØ rimasto fino al 2008, quando ĆØ tornato nel suo paese d’origine per preservare la tradizione musicale afghana, quasi annullataĀ da anni di dominazione talebana, che avevano bandito laĀ musica.
Sarmast, professore di musica, ha fondato un istituto musicale e un’importante orchestra sinfonica, che arricchisce la musica classica occidentale con melodie e strumenti tipici afghani.Ā Inoltre, ha riservatoĀ posti a orfani, bambini cresciuti sullaĀ strada e donne, una scelta controversa nell’Afghanistan post-talebani. Se si può giudicare l’efficacia del suo tentativo dalle reazioni che ha suscitato, di sicuro haĀ realizzato un’opera molto importante.
L’ATTENTATO. L’11 dicembre scorso, infatti, mentre la sua orchestra suonava al centro culturale francese di Kabul, un talebano si ĆØ fatto saltare in aria in sala. Ā«Lo show era meraviglioso, la musica potente, i suonatori bravissimiĀ», ricorda Sarmast (foto sopra) parlando con il Guardian. Poi un uomo tre file dietro di lui si ĆØ fatto esplodere. Ā«Mi sono sentito come se qualcuno mi avesse colpito in testa con una mazza da cricket con tutta la sua forza ed energia. Ho sentito un liquido caldoĀ ricoprirmi il corpo. Era sangueĀ».
Sarmast ĆØ sopravvissuto, maĀ a poche ore dall’attentato, in ospedale, si ĆØ ritrovato completamente sordo. Una beffa enorme per un uomo che haĀ dedicato tutta laĀ sua vita alla musica. Ā«In quell’istante ho pensato: “Sei un musicista, ti occupi di musica, che cosa succederĆ ora?”Ā»,Ā racconta il professore. Ā«Ma quando ti trovi sospeso tra la vita e la morte, ti scopri felice per il solo fatto di essereĀ sopravvissutoĀ».
UDITO DANNEGGIATO. Lentamente l’udito cominciò a tornare nei giorni successivi, ma era distorto e Sarmast sentiva uno strano fracassoĀ nella testa. Ā«Probabilmente il suono era unaĀ combinazione dei frammenti di proiettile che mi si erano conficcati nella testa e dell’esplosione stessaĀ». Per curarsi tornò in Australia, ma anche dopo l’operazione il suo udito rimase danneggiato: Ā«Era come se per 24 su 24, sette giorni su sette, dentro le mie orecchie suonasseĀ un’orchestra stonata. Questo mi disturbava molto e mi demoralizzavaĀ».
Dopo alcuni mesi,Ā riuscƬ di nuovo a distinguere le note alte da quelle basse. E ad aprile, nonostante tutto quello che aveva passato, Sarmast ha decisoĀ di tornare in Afghanistan, lasciando in Australia la sua famiglia. Ā«L’educazione musicale ĆØ una forza molto potente, ma ĆØ più un “soft power”Ā», afferma spiegando perchĆ© ha preso questa decisione rischiosa. Ā«Io vedo nella mia orchestraĀ», dove ragazzi e ragazze siedono fianco a fianco, Ā«l’Afghanistan di domani. Un paese che abbraccia la diversitĆ e crea opportunitĆ uguali per tutti. Uno stupendo mosaico delle etnieĀ afghane. Se non fossi tornato, la mia facoltĆ e i miei studenti si sarebbero demoralizzatiĀ».
Ā«DISSACRA L’ISLAMĀ». Sarmast ĆØ stato attaccato dai talebani perchĆ© la sua musicaĀ Ā«dissacra i valori islamici e faĀ propaganda contro il jihadĀ», hanno dichiarato in un comunicato. Ma per il professore di musica Ā«i nemici dell’Afghanistan hanno sbagliato perchĆ© ci hanno resi più convinti, decisi e impegnati. Ora sappiamoĀ che il lavoro che abbiamo fatti li haĀ danneggiatiĀ».
Ora Sarmast ha deciso di costruire dietro l’istituto di musica una nuova salaĀ concerti, con tanto di dormitorio per le ragazze eĀ una stanza all’entrata per i guardiani contro eventuali attentati. Ā«Educazione e informazione sono fondamentali. La libertĆ di espressione aiuterĆ ancheĀ i talebani ad aprire le loro menti. Vedranno che quello che facciamo qui non ĆØ una minacciaĀ».
Foto Sarmast Ansa

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