Quei «400 jihadisti addestrati nel califfato e mandati dall’Isis a colpire in Europa»

Le fonti di intelligence sull’«unità speciale» dello Stato islamico che ha disseminato cellule terroristiche in «Germania, Gran Bretagna, Italia, Danimarca e Svezia»

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Ieri Matteo Renzi, aprendo l’incontro con i capigruppo della maggioranza e dell’opposizione convocato da lui stesso dopo gli attentati di Bruxelles, ha detto che l’Italia, «come tutti i partner», ha «messo in campo ogni misura di sicurezza necessaria, anche se non risulta ad ora una minaccia specifica». Quello del presidente del Consiglio è apparso come un tentativo di ridimensionare l’allarme suscitato sempre ieri dagli articoli usciti sulla stampa italiana che parlavano di un crescente rischio attentati anche nel nostro paese. Anche oggi però diversi giornali riferiscono di avvertimenti e informazioni provenienti da servizi di intelligence “amici” nei quali la minaccia non ancora specifica assume una fisionomia sempre più precisa.

«A BREVE TERMINE». Per Il Fatto quotidiano «in buona parte dell’Europa, e cioè «in Germania, in Spagna, in Italia», le ambasciate americane, su indicazione del dipartimento di Stato Usa, hanno «diffuso un “Europe Travel Alert” che mette in guardia dai “rischi di viaggio per potenziali attacchi terroristici”. Anche sul sito per i cittadini americani a Roma in una nota si dice: “I gruppi terroristici continuano a pianificare attacchi a breve termine in tutta Europa”. Il target? “Eventi sportivi, siti turistici, ristoranti e trasporti”». In particolare gli americani raccomandano «attenzione durante le festività religiose e grandi festival o eventi», ma secondo il Fatto «l’elemento di maggiore preoccupazione» è «la tempistica di cui si parla nella nota», che è «a breve termine».

LE MANI AVANTI. Se è vero che, come ricorda il Fatto, «non è il primo avvertimento che lanciano gli americani», e inoltre «negli ultimi tempi c’è stato anche un aumento di segnalazioni agli 007 italiani, provenienti dai colleghi “del mondo occidentale”», tuttavia le «possibili cellule terroristiche» di cui si parlava in questa pioggia di dispacci si sono rivelate per lo più «informazioni che non hanno trovato riscontro». Infondate, per esempio, sono risultate le segnalazioni dell’Fbi che «a cinque giorni dall’attacco al Bataclan» individuavano come «possibili obiettivi di un attentato la Scala e il Duomo di Milano, oltre che la Basilica di San Pietro». Tanto che secondo il leghista Giacomo Stucchi, presidente del Copasir (Comitato parlamentare che vigila sull’operato degli 007), l’intensificarsi degli avvertimenti sarebbe solo un modo per «mettere le mani avanti» e per poter «sempre dire “lo avevamo detto”» nel caso in cui la minaccia si concretizzi.

SEGNALAZIONI DA EUROPA E IRAQ. Tuttavia è vero anche che «altre volte gli allarmi americani hanno colpito nel segno: per ultimo l’avvertimento rivolto alla Turchia due giorni prima dell’attentato del 13 marzo ad Ankara (37 morti)», osserva sempre il Fatto. Mentre la Stampa, come fanno anche altre testate, rilancia una notizia poco tranquillizzante: «Più fonti della sicurezza, europee e irachene – scrive Marco Zatterin – rivelano che Isis avrebbe sinora addestrato 400 combattenti per attacchi nelle nostre capitali». E questa rivelazione sarebbe, tra l’altro, il motivo per cui «gli inquirenti belgi speravano di prendere vivo Najim Laachraoui, l’artificiere degli attentati francesi, l’uomo che ha lasciato impronte sulle cinture esplosive di Parigi e in tutti i covi belgi. Volevano i suoi segreti e le sue conoscenze. Invece s’è scoperto che l’architetto della banda di Salah è uno dei due kamikaze di Zaventem».

I CAMPI DEL CALIFFO. A dettagliare maggiormente la notizia dei 400 preparati dall’Isis in Siria e Iraq appositamente per colpire in Europa è un lungo articolo della Associated Press (Ap). Secondo l’Ap il piano dello Stato islamico sarebbe proprio quello di disseminare nel nostro continente cellule terroristiche «agili e semiautonome» ma «collegate fra loro come quelle che hanno colpito Bruxelles e Parigi, incaricate di scegliere date, luoghi e metodi per provocare il massimo caos possibile». Le fonti delle informazioni riportate dall’agenzia sono appunto «funzionari di intelligence europei e iracheni» e la senatrice francese Nathalie Goulet che presiede la commissione antiterrorismo. E tutte parlano dell’esistenza di campi in Siria e Iraq (forse anche nei paesi dell’ex blocco sovietico) «dove i terroristi vengono addestrati per colpire l’Occidente».

IL MAGGIOR NUMERO DI ATTENTATI. Alcuni tra gli attentatori di Parigi sarebbero stati parte di questo “esercito” terrorista inviato dall’Isis in Europa. Idem per la cellula che è entrata in azione martedì a Bruxelles. «Le stime – scrive l’Ap – variano da 400 a 600 miliziani dello Stato islamico addestrati in modo specifico per attacchi all’estero, secondo i funzionari, inclusa Goulet». Una delle fonti “europee” interpellate dell’agenzia dice che si tratta di vere e proprie «unità speciali» dell’Isis, il cui obiettivo a quanto pare «non è più uccidere il maggior numero di persone possibili ma piuttosto compiere il maggior numero di operazioni, in modo che il nemico sia obbligato a spendere di più in termini di denaro e di risorse umane». Queste cellule “inviate” in Europa, inoltre, sarebbero in grado di colpire in autonomia, senza attendere ordini da Raqqa, la capitale siriana del califfato.

QUANTI SONO, DOVE SONO. «Il problema per molti funzionari di intelligence e di sicurezza – continua l’Ap – sta ora diventando quanti combattenti sono stati addestrati e quanti sono pronti a compiere attacchi. Un alto funzionario dei servizi segreti iracheni che non è stato autorizzato a rilasciare dichiarazioni sostiene che membri della cellula che ha portato a termine gli attentati di Parigi sono sparse in Germania, Gran Bretagna, Italia, Danimarca e Svezia. Recentemente un nuovo gruppo è entrato attraverso la Turchia».
Proprio in Turchia, secondo le autorità di Ankara, sarebbe stato arrestato nel giugno scorso Ibrahim El Bakraoui, uno dei kamikaze islamisti di Bruxelles. Sarebbe stato fermato «vicino al confine siriano», scrive l’Ap, e successivamente estradato in Belgio e segnalato come “foreign terrorist fighter”. In Belgio però è stato rilasciato per mancanza di prove.

Foto Ansa


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