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Volevano lasciar morire Paulina senza curarla. I parenti le hanno dato da bere. Tra poco partirà per una crociera

dicembre 4, 2012 Elisabetta Longo

Un’altra storia di sopravvissuta al Liverpool Care Pathway. La nonnina 82enne era data per spacciata e solo la caparbietà dei familiari l’ha sottratta alla morte.

Continuano le storie dei sopravvissuti al Liverpool Care Pathway, il protocollo adottato in alcuni ospedali inglesi, che permette ai medici di interrompere alimentazione, cure e idratazioni ai pazienti ritenuti in fin di vita. Anche all’insaputa dei familiari.

PRONTA PER LA CROCIERA. Dopo Margareth e Arthur, ecco Patricia Greenwood, una nonnina 82enne che i figli e i nipoti non pensavano avrebbero più rivisto. Patricia era infatti ricoverata per un problema a una valvola cardiaca, quando i familiari si sono accorti che c’era qualcosa di strano nel modo in cui il team medico stava operando: alla nonnina non veniva più data acqua e questo le provocava sofferenza. Andando contro i dettami medici, i familiari le hanno dato da bere, salvandole la vita. Ora Patricia, fuori dall’ospedale, progetta di farsi una crociera e di stare accanto ai suoi nipoti, nonostante i medici le avessero diagnosticato poche ore di vita.

PARENTI ALL’OSCURO. «Non avevo intenzione di morire, eppure i medici si sono sostituiti al mio volere. Ho i miei nipoti e pronipoti, e un altro pronipote da veder nascere. Non è giusto dover morire per volere di altri. Avrei potuto perdere tutto questo, senza che nemmeno un mio familiare fosse stato consultato», ha spiegato l’arzilla Patricia al Daily Mail. Per questa storia, il Dipartimento della salute si è dovuto scusare, dicendo che «i malati, nei loro ultimi giorni di vita, meritano rispetto e dignità, e tutti i parenti devono essere coinvolti nei percorsi di cura».

ERA LUCIDA. Il figlio Terry ha dichiarato che i medici a cui hanno chiesto spiegazioni gli avevano risposto che sua madre avrebbe avuto forse due giorni di vita. «Ma quando sono andato al capezzale di mia madre l’ho trovata lucida, che mi chiedeva acqua, che le ho dato con una cannuccia. Dopo un paio di giorni così, con gli infermieri che mi chiedevano cosa stessi facendo quando le davo del cibo, sono riuscito a riottenere che mia madre disponesse di una flebo».

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2 Commenti

  1. Su Connottu says:

    L’importanza di non chiamarsi Englaro

  2. Carlo says:

    La legalizzazione dell’Eutanasia a suon di campagne propagandistiche martellanti: nel solco della Germania Nazista, portando avanti gli stessi argomenti di allora, mascherati però da un velo di finto e compassionevole pietismo.
    Alle spalle invece, la stesso cinico disprezzo nei riguardi della vita umana e delle sue debolezze.

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