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Tutti i buchi dell’affidabile Chiamparino, il vincente predestinato che restituirà il Piemonte al Pd

marzo 17, 2014 Rachele Schirle

Così i democratici si avviano a una sicura rivincita in Regione. Le decisioni giudiziarie hanno spazzato via la giunta Cota, ma per i debiti lasciati a Torino dal suo ex sindaco ci vorrà un po’ di più

Tu chiamale se vuoi… elezioni. Il Piemonte si prepara alla grande bagarre primaverile che vedrà al voto tanti comuni importanti come Nichelino, Chieri, Collegno, Biella, Alba, Bra, Fossano, Rivoli, Verbania e, ovviamente, la Regione, con una ventata di revanscismo ultrareligioso con peculiarità sorprendenti. Dalla santificazione delle feste, infatti, si passa alla santificazione di chi ti ha fatto la festa: certo, dopo l’amara conclusione di una Giunta mai di successo, quella di Roberto Cota, il centrosinistra ringalluzzito dalle decisioni giudiziarie ha pensato bene di puntare su un vincente di professione, Sergio Chiamparino alias “il (sindaco) più amato dagli italiani” che nella sua cucina ha sfornato una ricetta di sicuro successo. Un po’ di politica pane e salame, quella della porta accanto, un pizzico di rassicurante piemontesità, sale e pepe (inteso come capigliatura brizzolata, sinonimo d’esperienza) quanto basta, il tutto accompagnato da un vinello sincero, distillato di franchezza.

Da una parte, dunque, quattro anni vissuti sul filo di lana dell’incertezza post ricorso sono finiti nel braciere sacrificale della catarsi giudiziaria: quanto di buono costruito da Cota&Co rischia di perdersi nel desiderio d’epurazione dei piemontesi, sfiancati da anni in cui il dibattito politico si è perso i problemi veri della regione, per andare a discutere di questioni burocratiche – per carità significative, perché nella cosa pubblica la parola “falso” non deve trovare appigli – ma che certo non possono mascherare gli oggettivi risultati raggiunti, a cominciare dalla riduzione del debito, per passare ai miracoli sulla Cultura, all’apertura dei consultori e delle sale parto alle associazioni pro life, al bonus bebè, all’abbassamento dei parametri per l’accesso alle politiche di welfare, per finire con la gestione pressoché inattaccabile di innumerevoli crisi industriali, da Indesit a Fivit Colombotto. Gestione inattaccabile non solo per le aziende, ma anche per i lavoratori.

L’importanza di emozionare
Ma la propaganda suona le sue grancasse, mentre la verità spesso è relegata al ruolo di strumento di accompagnamento e la sonata del Pd è uno spartito in cui il Piemonte ha bisogno di un uomo affidabile, amato, esperto, che va in giro in motorino e non ha paura di parlare piemontese, anche in una regione in cui metà della popolazione non riesce ad articolare “duj puvrùn bagnà n’t l’oli”. Un’operazione che parla al cuore dei piemontesi, a differenza di un passato in cui la Giunta, pur ottenendo risultati di valore, non è riuscita ad emozionare.

E se al cuore non si comanda, poco importa se le cifre raccontano una storia differente, fatta di scelte a volte coraggiose, ma non sempre proficue per la città nei dieci anni in cui lo stesso Chiamparino ha ricoperto la carica di sindaco, come dimostrato dalla storia. Una storia i cui fili, però, non si riescono ad annodare fino ad andare a formare un quadro completo. Eppure gli elementi ci sono, e sono anche incontrovertibili.

Capitolo debito: i dati del bilancio parlano chiaro, per chi vuole leggerli. Una città che paga 500 milioni di euro all’anno di rate e interessi su un bilancio di 1,3 miliardi è una città immobilizzata: non può spendere, non può investire, non può garantire i servizi ai cittadini perché non ha le risorse per farlo. Ma soprattutto è in balìa di qualsiasi imprevisto, dall’aumento dei carburanti alle variazioni dei trasferimenti dallo Stato. Praticamente non ha margini di manovra. La stessa città ha 3,5 miliardi di debito: un rapporto tra debito e bilancio che per qualunque azienda in Italia avrebbe un significato nefasto, tranne che per la città simbolo dell’amministrazione del centrosinistra, del nuovo corso del Pd.

In questa città la maggioranza è ormai da vent’anni monocolore, cose che sono pensabili solo a Grugliasco e in Bulgaria; in questa città il sindaco stipula 6 milioni di prestiti e oltre 80 milioni di contratti derivati con la maggiore banca della città e quindi viene indicato dalla politica come nuovo presidente della Fondazione bancaria che ne è azionista di riferimento. In questa città, ovviamente, la stessa Fondazione bancaria interviene in modo determinante, direttamente e indirettamente, nei servizi di welfare del Comune: direttamente, cioè erogando fondi per gli asili nido, le scuole materne eccetera; indirettamente, il che vuol dire fornendo sostegno a enti del terzo settore che sgravano il Comune – per carità in ottica completamente sussidiaria – da azioni di sostegno al reddito, al lavoro, alla disabilità, alle persone anziane. Nel solo 2012 la Compagnia di San Paolo ha stanziato oltre 45 milioni di euro per le politiche sociali in Piemonte, mentre il totale degli interventi su Torino hanno superato i 94 milioni di euro.

Dalla scuola al lavoro accessorio, dagli interventi sulla cultura alle misure di contrasto alla povertà grigia, dal fondo salvasfratti alla ristrutturazione dei monumenti storici fino all’housing sociale, gli interventi della Compagnia di San Paolo sul territorio torinese sono molteplici ed essenziali in un momento in cui il Comune è stato costretto a diminuire drasticamente la dotazione dei capitoli di bilancio dedicati al settore socio assistenziale, pur confermandosi come una delle città italiane in cui i servizi di welfare sono più avanzati. Dal 2009 al 2012 i tagli al welfare per la città di Torino sono stati superiori al 50 per cento – da 48 a 22 milioni –, contro il 3,6 per cento della media nazionale. Insomma un bel nodo gordiano, solo che non c’è a disposizione Alessandro Magno per sbrogliarlo, con la destrezza o con la spada.

Sperando in un Salva-Torino
Dopo la grande ubriacatura olimpica, i torinesi, che fino al 2007 stavano come i topi nel formaggio, si sono svegliati scoprendo che il formaggio era Groviera e che, dopo la scorpacciata, restavano soltanto i buchi: buchi di bilancio, metaforici, e buchi più reali come quelli nelle strade e nei marciapiedi per un danno totale di circa 60 milioni di euro, secondo le più recenti stime dell’assessorato alla Viabilità, ormai alle prese con una situazione drammatica e grottesca per cui l’unica spiegazione è «i lavori sono programmati, saranno effettuati quando ci sarà la disponibilità dei fondi». Campa cavallo.

Buchi, anche, in un tessuto sociale che non regge più, in cui le periferie sono sempre più lontane, in preda a difficoltà sociali e strutturali, mentre il centro appare sempre più come una vetrina per un turismo che comunque stenta a decollare. Le presenze sono appena al di sopra di quelle del 2006, anno olimpico che avrebbe dovuto segnare un punto di partenza, non di arrivo, altrimenti hai voglia a riconvertire il tessuto produttivo della città e della provincia.

Il post Chiamparino è un po’ come l’apertura di un testamento dal notaio, peccato che il lascito invece di essere una cospicua eredità si è rivelato come un debito neppure troppo contenuto. Da buoni figlioli non possiamo rifiutare l’eredità e in qualche modo tocca pagarla, magari sperando in un salva-Torino che replichi l’esperienza del salva-Roma, senza il condimento di urlacci e turpiloquio che male si adatta alla serafica educazione sabauda. Soprattutto, sperando che la stagione degli scandali, dal caso Csea, agenzia di formazione sovvenzionata dal Comune anche quando era praticamente fallita, al sistema degli affidamenti senza gara d’appalto, gestiti per anni da Torino come un affare privato, ai canoni di concessione per i locali della movida mai riscossi, facciano parte del passato amministrativo, pur risultando ancora evidenti e ben chiari nei ricordi e nelle menti dei torinesi che ne pagano le conseguenze a suon di Imu, Tasi, Tares e chi più ne ha più ne metta. Aggiungendo qualche imprecazione sussurata, anche questa molto subalpina, quando la ruota della macchina finisce in una buca mettendo a rischio gomma, cerchione e ammortizzatore.

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1 Commenti

  1. beppe says:

    non sono piemontese, ma mi da il voltastomaco questo PD . che usa il dialetto quando gli fa comodo, ma che demonizza ( in tutte le regioni ) la lega se fa le stesse iniziative sul territorio. che ha e usa il vero POTERE. e mi fa un po’ schifo anche quella parte del centrodestra che ha lasciato sola la lega a protestare per la vergognosa questione dell’annullamento del voto validissimo di quattro anni fa.

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