Google+

Tutti al cinema a vedere “American Sniper”, il filmone sparatutto di Clint Eastwood che ha deluso il Corriere

gennaio 1, 2015 Pietro Piccinini

La storia assurdamente eroica eppure vera di Chris Kyle, il cecchino più letale della storia militare Usa, rivela un pezzo di “Amerika” che il bel mondo delle idee sfumate non è disposto a digerire

american-sniper-bradley-cooper

«Chris veniva da una famiglia di cacciatori, come tanti americani. È una cosa importante per questo paese, ha a che fare con il profondo, le armi da fuoco sono le ultime vestigia che ci ricordano che il compito dell’uomo è trovare cibo. E difendere il gregge»  (Clint Eastwood a Enrico Deaglio, il Venerdì di Repubblica)

american-sniper-eastwood-bradley-cooperChris Kyle, tiratore scelto dei micidiali U. S. Navy Seals, il cecchino più letale della storia militare americana, soprannominato “Leggenda” dai commilitoni e ribattezzato “il Diavolo di Ramadi” dai nemici, 160 uccisioni ufficiali all’attivo, forse un centinaio di vittime effettive in più, soldato pluridecorato, quattro turni in missione di guerra in Iraq tra Ramadi, Fallujah e Sadr City, in totale quasi mille giorni passati a sterminare terroristi attraverso il mirino del suo MK11, con il teschio di The Punisher (il Punitore) stampato sopra, una moglie e due figli a casa e sulla testa una taglia di 80 mila dollari disperatamente offerta dagli “insorti” nel vano tentativo di liberarsi di un incubo.

Inutile domandarsi come mai American Sniper, il film di Clint Eastwood ispirato alla storia (vera) di questo killer texano sparatutto, non riesca ad andare giù fino in fondo a tanti critici e giornalisti italiani. Lo stesso Venerdì di Repubblica, che pure ha il gran merito di aver pubblicato due settimane fa una lunga e bella intervista in cui il vecchio Clint giganteggia descrivendo tranquillamente Kyle come «il mio eroe», non ha resistito alla tentazione di “riequilibrarla” con un articolo sprezzante sulla vita dello spietato cecchino.

Mentre sul Corriere della Sera Paolo Mereghetti non ha fatto nulla per nascondere la sua delusione verso un film che «tradisce l’idea che gli eroi non esistono». «Stupisce», ha scritto Mereghetti, che Eastwood, «ormai arrivato alla maturità e alla saggezza degli anni, si sia lasciato tentare da una storia come quella di Chris Kyle. Stupisce perché quel chiaroscuro che aveva raccontato così bene in molti film, e non solo di ambiente militare, quell’intreccio di doveri e responsabilità, vitalismo e dubbi che facevano la forza (e il fascino) dei suoi personaggi, qui spariscono o vengono ingabbiati dentro troppo facili e schematiche opposizioni, per restituirci un ritratto a tutto tondo di uno di quegli “eroi che non esistono”, tanto per citare Flags of Our Fathers».

american-sniper-bradley-cooper-sienna-miller-2E invece noi questo filmone pieno di morti ammazzati e di fucilate che sfondano i timpani (avete in mente che razza di proiettiloni sparano le armi di precisione degli amerikani?) ci saremmo addirittura permessi di consigliarlo a tutti per il cinema di Natale, se solo fosse stato possibile. Peccato che non fosse ancora distribuito nelle sale italiane. Toccherà rimediare con il cinema di Capodanno, visto che qui American Sniper sbarca il 1° gennaio. Bisogna vederlo non solo perché è un avvincente e ben fatto film di guerra, ma soprattutto perché è un’autentica, solenne, spudoratissima americanata. Non nel senso della mega epopea a lieto fine, ma proprio nel senso che non piace al Mereghetti.

È vero che prima di American Sniper Eastwood ha girato capolavori come Flags of Our Fathers e Letters from Iwo Jima, nei quali ha saputo «rispettare il nemico e vedere in chi combatte dalla parte opposta un essere umano con lo stesso coraggio, le stesse paure e gli stessi ideali di chi gli sta di fronte», ricorda il critico del Corriere. Ma quella era una storia, questa è un’altra. Non è colpa di Kyle se si è trovato a dover proteggere i compagni in armi da donne e bambini imbottiti di esplosivo («il male come non lo avevo mai visto», dice lui), o dal “Macellaio”, il luogotenente di Al Zarqawi che trucida i nemici col trapano, o da Mustafa, il cecchino campione olimpionico arrivato in Iraq dalla Siria apposta per «sparare in testa alla gente da 500 metri». Spiace per il bel mondo delle idee sfumate, ma Eastwood non è uno che si vergogna di raccontare pezzi di realtà che esistono, quando esistono.

american-sniper-cooperCommentano con compiaciuta malizia anche la sua scelta di escludere dal film gli istanti della morte di Kyle, ucciso in patria da un altro reduce ancora in preda al trauma della guerra che lui stava cercando di aiutare. Ironia della sorte, contrappasso, vendetta della storia, scrivono beffardi. Ma per Eastwood le cose stanno diversamente. «Guardi – ha spiegato lui stesso a Deaglio – io sono andato a trovare il padre di Chris, ed era il primo anniversario della morte. Abbiamo parlato a lungo e abbiamo rivisto tutte le scene del funerale. Fu una cosa enorme, il Texas Stadium pieno, mutilati di guerra in carrozzella, tutte persone che stettero ore sotto la pioggia a veder passare il corteo funebre, come se Chris fosse un uomo di Stato. E allora ho pensato: finiamo così, con queste immagini nella pioggia. Finiamo con il destino, che è poi quello che domina le nostre vite. Il destino è tragico e sarcastico, Chris (…) era stato nell’inferno dell’Iraq, ma era tornato, lo abbiamo visto giocare con i suoi bambini. Eppure la sua vita viene presa qui, non laggiù. Mentre ancora una volta cercava di fare del bene». Proprio così: “Fare del bene”. E pace alla dubbiosa anima nostra.

E non è vero che in questo film il «chiaroscuro» della vita umana è appiattito da «troppo facili e schematiche opposizioni». Appiattito se mai è il mondo che trova impresentabile la storia (assurdamente eroica e lontana mille miglia dal nostro europeissimo imbarazzo esistenziale, eppure vera) di un soldato texano cresciuto «secondo i semplici e lapidari princìpi paterni». Nel mondo ci sono i lupi e le pecore – dice il padre a Kyle in un flashback del film che ha fatto molto ridacchiare i giornalisti all’anteprima milanese – poi ci sono i cani pastore che devono difendere le pecore dai lupi; nella mia casa non si tirano su pecore, e se diventi un lupo ti ammazzo con le mie mani.

american-sniper-bradley-cooper-chris-kyleÈ tutt’altro che piatto il modo in cui Eastwood ha ricostruito il rapporto tra Chris il cecchino che non riesce a smettere di fare la guerra e la moglie Taya (Sienna Miller), che sarà fondamentale per costringere un uomo stravolto dopo anni di Iraq a riconoscere quale sia la sua vera casa. Poi c’è la scena magistrale del colloquio di Kyle con lo psichiatra. «Nei suoi mille giorni al fronte ha fatto cose che le causano rimorsi?», gli domanda il medico. «Sono pronto a incontrare il Creatore e a rispondere di ogni singolo colpo sparato», replica lui. Ma tra le parole dell’eroe non sfugge quel «piccolo movimento degli occhi», quel minuscolo attimo di esitazione con cui l’efficace Bradley Cooper, pompatosi all’inverosimile per entrare meglio nella parte del protagonista del film, riesce a restituire la profonda pena di Kyle. «Il suo tormento», come lo ha definito Eastwood al Venerdì di Repubblica. Siamo molto oltre il dilemma intellettuale della guerra giusta o crociata sbagliata. Siamo alla questione delle questioni. Si può andare a soldato e fare fino in fondo il proprio dovere, uccidere centosessanta uomini, donne e bambini ed essere ugualmente certi di potere un giorno guardare Dio negli occhi?

Il vecchio Clint ai tempi dei western non se la sarebbe mai fatta, una domanda così. Adesso, a ottantacinque anni quasi compiuti, se la fa eccome. E se l’è fatta sicuramente anche l’infallibile Kyle. Ma è una domanda, appunto, non un dubbio. Tra le due cose c’è di mezzo l’Atlantico.

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

79 Commenti

  1. fons says:

    Articolo spettacolare, mi ha confermato che questo film devo andarlo a vedere.. Dirò una bestialità ma a primo impatto 160 vittime non mi sembrano un numero enorme per il miglior cecchino degli stati uniti.. Nel senso, pensate a quanta gente ammazza uno che pilota un jet o un drone. Certo però che a chi spara in testa alla gente “il tempo gli resterà per vedere gli occhi di un uomo che muore”. E 160 occhi di uomini, donne e bambini devono essere parecchio pesanti da portarsi dietro.

  2. Cisco says:

    Onore a Kyle a prescindere dal film: ce ne vorrebbero di seals come lui sul fronte ISIS, e invece Mr Loveislove manda bombardieri a spaventare gli stormi di uccelli migratori e distruggere le case dei profughi.

    • Raider says:

      Ben detto, Cisco! Lieto di sottoscrivere il suo post – non succede spesso, lo sa. E grazie anche a Fons, vedrò anch’io il film, naturalmente.

  3. Gianni says:

    un chris Kyle purtroppo non può risolvere tutti i problemi della guerra. ISIS insegna.

  4. Gianni says:

    e’ dal 2001 che assistiamo impotenti alle trazianti immagini di morte come non si vedevano dal medio evo. con il senno di poi era meglio che ci tenevamo saddam hussein.

    • Raider says:

      Può darsi. Però, se Saddam fosse rimasto saldo in sella: eh!, è un amico dell’Occidente! Il dittatore sanguinario, il boia medievale! Quello che ha fatto vergare una copia del Corano facendosi cavare, dice lui, ettolitri di sangue! Forse, sarebbe bastato il Corano al sangue, l’uso di quello che faceva del proprio – così diceva lui: spillato dalle sue vene – per immaginare cosa facesse di quello degli altri, per suscitare qualche dubbio.

  5. recarlos79 says:

    tra domanda e dubbio non c’è solo di mezzo l’atlantico, ma pure il tevere e il colonnato.

    • Raider says:

      Ai dubbi che non ci si pone si potrebbe rispondere con le certezze di cui dispone;
      se sono dubbi anche propri, c’è di meglio che giocare a indovina-indovinello in alternativa ai complottismi come risposta e “cura” paranoica alle psico-patologie da cui i compagni di copincolla sono afflitti.

  6. Fokauld says:

    A parte barba e turbante fra Chris Kyle (pace all’anima sua) e i tagliagole dell’ISIS non c’è nessuna differenza. Anche il loro datore di lavoro è lo stesso.

  7. Fokauld= says:

    A parte la barba ed il turbante fra Chris Kyle (pace all’anima sua) e i tagliagole dell’ISIS non c’è nessuna differenza. Anche il loro datore di lavoro è lo stesso.

    • Menelik says:

      Sei sempre lo stesso che ha nel sito facebook la svastica e l’articolo che la shoah è un’invenzione per favorire la formazione dello stato d’Israele?

    • Raider says:

      Provo a ridigitare il post che non è passato, sperando che auesto veda la luce del display, perché mi sembra significativo che il mistificatore di gran lunga più fanatico e in larga misura più becero del trio in servizio qui non distingua fra chi elimina attentatori che si fanno esplodere pur di ammazzare quanta più gente inerme possibile, kamikaze islamisti che farebbero questo non solo su gentile richiesta dell’Occidente che li combatte e li fa eliminare, ma anche in ottemperanza alle prescrizioni coraniche sul jihad; e chi, appunto, sulla base di una religione bellicista e tutt’altro che “di pace” onora come “martire” chiunque sia disposto a farsi saltare in aria per distruggere uomini, donne, vecchi e bambini.
      L’incapacità di distinguere fra Chris Kyle e gli attentatori fanatici e vigliacchi dà la misura della logica e della lucidità, oltre che del fanatismo e delal vogliaccheria, di gente come questi mistificatori paranoici che si dilettano di “mere questioni tecniche”: e a cui basterà replicare ripetendo per esteso il nome di Chris Kyle:
      W CHRISTIAN KYLE!

  8. Fok_holding says:

    Aggiungo anche che affermare che il proprio proiettile sia guidato dal Signore, o da Jhwh o da Allah per colpire chi, come affermava Kyle, “Non devi pensare a loro come ad esseri umani” indica una inquietante somiglianza tra i vari tipi di fondamentalismo che fa l’esatto contrario di quello per cui è venuto Cristo. Difendere la dignità della persona.

    Sarà per questo che la triade diabolica vive di odio e di complicità.

    Ed ha buon gioco ad infinocchiare gente che non sa neanche rispondere a delle mere questioni tecniche sui fatti dell’11 settembre 2001.

    • ochalan says:

      Per il momento vedo solo chi spara in nome di Allah. Sono loro che attaccano, gli altri si difendono. Il nostro Dio non ha reso obbligatorio fare i fenomeni, specialmente con la pelle degli altri come voi pacifisti a senso unico.

    • yoyo says:

      Dove li hai visti i fondamentalisti crstiani?

      • filomena says:

        Qui a Tempi!!!!!

        • Raider says:

          Accecata dall’odio, la Filom-ena-il-torrone interviene, ancora una volta, contro i cristiani massacrati dagli islamici: e nulla viene da dire alle tricoteuses abortiste e genderiste contro gli islamici che, per dirne solo una, ammazzano i gay: laddove i fondamentalisti cristiani di “Tempi”, difendendo l’Occidente, difendono anche i gay.
          Se le Filom-fondamemtaliste fanno così, è perché fra la sharya islamica e quella genderista c’è una convergenza oggettiva nell’anti-Cristianesimo e nell’odio della libertà: chi non è con loro, è contro di loro. Fra i divieti che colpiscono i cristiani che praticano in pubblico la loro fede nel dar el islam e nel dar el Ue, le affinità sono sempre più evidenti.
          Va bene così, quindi. Noi cristiani fondamentalisti combattiamo sia il monoteismo islamico che il Pensiero Unico di matrice framassonica: forse, le affinità che legano l’uno all’altro vanno al di là delle contingenze belliche, a cominciare dalla concezione statolatrica che identifica una costruzione storica con l’unica realtà legittimata a decidere della verità, della libertà e del valore dell’uomo.

        • Raider says:

          Vorrei fosse fatto passare il post con cui risponde anche a chi avalla a forza di punti esclamativi le bestialità complottiste: pensavo che da da Filom -ena a filo-islamista ce ne correesse: no, dall’altra parte del trattino sono sulla stessa liena dio follia anti-cristiana e anti-occiodentale: falsità catto-islamista (visto che la/il/* pensa che chi ammazza cristiani e gay e lotta contro l’Occidente siano i fondamentalisti cristiani) e malafede genderista convertuntur.

        • yoyo says:

          Ah, ah, ah…

        • Toni says:

          @Filomena
          Non so cosa significa essere “fondamentalisti cristiani” ad i tuoi occhi, ma certo è che trovo pericoloso il tuo pacifismo che ha dato del guerrafondaio a Ghandi perché trovava vergognosa l’ignavia accettava la distruzione del proprio villaggio e della propria famiglia. Sicuro per quelli come te Kyle era un assassino…. ma io trovo terrificante essere nelle vostre mani che la pace pensate di conquistarla con un corteo di buffoni ed un concerto spinellato.

          • Toni says:

            …………….l’ignavia di chi accettava…….

          • filomena says:

            Toni stai un po’ esagerando. Tu le battute, sia pure stupide non le riconosci proprio eh? E poi basta mettermi in bocca cose che non ho mai detto o prendere una o due parole e farne un romanzo. Chi ha mai detto qualcosa su kyle o che mi piacciano i concerti spinellati? Stai sereno

            • Toni says:

              Su questa discussione dare del “fondamentalismo cristiano” credo che ha un senso. Il tuo commento a supporto di Fok_Holding è offensivo . Il tuo pacifismo lo hai ben espresso in un tuo commento ad una citazione di Gandhi che è in linea per superficialità con quanto ha sostenuto Fok_Holding: Hai uno imbottito di dinamite pronto a massacrare delle persone e chi compie un atto di difesa deve fare il sentimentalista?….ma fatemi il piacere…. voi siete fondamentalisti portatori e d’idiozia

            • Toni says:

              Ho fatto un commento nel quale dandoti ragione facevo ammenda considerando il tuo humor sul fondamentalismo cristiano in relazione all’ottimo intervento Fok_Holding. Inspiegabilmente Tempi, forse per risentimento per una mia ri-conversione, da oltre 10 ore non lo pubblica..

              • Raider says:

                Difficilmente il post qui sopra, in cui dà ragione allo “humour” di Filom -ena e “all’ottimo intervento” di un complottista filo-islamista, può essere attribuito a Toni, che potrebbe confermare o smentire. Se non è di Toni, come credo, ma dell’ennesimo mistificatore in azione di sabotaggio, sarebbe bene che la Redazione lo rimuovesse e si agisse contro chi si diverte in modo così stupido e insidioso.

                • Toni says:

                  Amico Raider,
                  mea culpa, avvolte gioco quando, per troppo tempo, non vedo pubblicato un post. In effetti la mia risposta a Filomena è dell’ 1:02 (e non mi sembra leggera, ma neanche degna di una moderazione così pesante) e quando alle 9:55 l’ho vista ancora in moderazione ho messo un po’ di ironia sulla stupidaggine di Fok_Holding accompagnata dalla battuta humoristica di Filomena improvvisando riconoscenza ad entrambi i geni che hanno scritto delle boiate pazzesche.
                  Se ci fai caso avvolte anche con Shiva101 gli riconosco le qualità di grande esegeta quando, per esempio, commentando un passo biblico applica ad esso i criteri del manuale del funzionamento della caldaia. Non potendo prenderlo a calci ….ci rido.
                  Prometto di stare più attento a non generare equivoci.
                  Ti saluto

                  • Raider says:

                    Toni, da amico, mi scuserà, ma è chiaro che, per qualunque ragione tecnica o errore di lettura io abbia frainteso, non ho dubitato della sua coerenza. Ci starò attento anch’io, Toni.
                    Ctutta la mia stima anche per il tuo senso dell’umorismo, ricambio i saluti.

    • ochalan says:

      Infatti, io vedo i musulmani al attacco, non il contrario. Oppure i fomdamentalisti del complotto.

    • Luigi says:

      Sono usciti due film, quello di Vanessa e Greta in abito nero e questo di Eastwood. Visti entrambi, tutti e due offrono spunti di riflessione per noi “infinocchiati”, certo. Può darsi che per chi la sa lunga, chi vede sempre cosa c’è dietro non servano, perché loro hanno già le risposte.

    • Menelik says:

      Certo, perché uno ha il DOVERE di difendersi, sé stessi, i propri famigliari e la propria cultura, la propria libertà, per le quali cose generazioni prima di noi hanno sofferto e versato sangue su sangue.
      Assistere impassibili ai daesh che ti schiavizzano le donne di casa e ti fanno tutto il resto che sappiamo bene è da pervertiti, da fifoni indegni di godere della libertà nata dal sacrificio di chi è venuto prima di noi.
      Una persona che non fa niente per difendere la libertà, ossia fa il leccapiedi del nemico di turno e si mete spontaneamente a disposizione del padrone senza far niente se non altro per rendergli la vita difficile, è una persona che non merita nulla.
      Papa Woytila ha santificato due polacchi, uno si arruolò nell’esercito in una guerra contro i Russi nell’800 quando il destino della Polonia era segnato, sapeva che sarebbe stato sconfitto.
      Fatto prigioniero, condannato ai lavori forzati per anni, quando fu rilasciato si fece francescano.
      Un santo soldato, volontario quando sapeva che sarebbe stato sconfitto, ucciso o fatto prigioniero, come di fatto avvenne.
      Basta co sti finti buonisti e pacifisti da strapazzo falsi ed ipocriti, un vero cancro per la Chiesa, ma una Chiesa vera, fatta di gente comune.
      Il pacifismo degli anni 70 ed 80 è stato foraggiato segretamente dal KGB quando il capo era Andropov, l’antagonista di Woytila e l’alleato di Casaroli.

      • Raider says:

        Per favore, mi pubblicate i post spediti in risposta a filo-islamisti e gendeisti uniti nella lotta contro il Cristianesimo e l’Occidente? Ve ne sarei grato.

    • akjiosdcvjiowdh says:

      Sono Menelik.
      Certo, perché uno ha il DOVERE di difendersi, sé stessi, i propri famigliari e la propria cultura, la propria libertà, per le quali cose generazioni prima di noi hanno sofferto e versato sangue su sangue.
      Assistere impassibili ai daesh che ti schiavizzano le donne di casa e ti fanno tutto il resto che sappiamo bene è da pervertiti, da fifoni indegni di godere della libertà nata dal sacrificio di chi è venuto prima di noi.
      Una persona che non fa niente per difendere la libertà, ossia fa il leccapiedi del nemico di turno e si mete spontaneamente a disposizione del padrone senza far niente se non altro per rendergli la vita difficile, è una persona che non merita nulla.
      Papa Woytila ha santificato due polacchi, uno si arruolò nell’esercito in una guerra contro i Russi nell’800 quando il destino della Polonia era segnato, sapeva che sarebbe stato sconfitto.
      Fatto prigioniero, condannato ai lavori forzati per anni, quando fu rilasciato si fece francescano.
      Un santo soldato, volontario quando sapeva che sarebbe stato sconfitto, ucciso o fatto prigioniero, come di fatto avvenne.
      Basta co sti finti buonisti e pacifisti da strapazzo falsi ed ipocriti, un vero cancro per la Chiesa, ma una Chiesa vera, fatta di gente comune.
      Il pacifismo degli anni 70 ed 80 è stato foraggiato segretamente dal KGB quando il capo era Andropov, l’antagonista di Woytila e l’alleato di Casaroli.

      • Menelik says:

        Scusate il doppione, è il solito inconveniente tecnico dovuto all’antispam che a volte accetta e a volte no come fossi un troll, mentre i troll veri entrano ed escono e fanno quel che gli pare.

    • Raider says:

      Le “mere questioni tecniche” vanno lasciate ai tecnici e non ai complottisti che non sanno rispondere alle domande che tutti ci facciamo e che gli vengono fatte, presi come sono dalle loro lotte paranoiche e dal tirare la volata all’invasione migratoria islamica, presentata come “occasione storica”: quella che l’Islam ha perso nei secolo scorsi per conquistare l’Europa e ridurre i cristiani a dhimmi e che oggi ha qui, in questo blog, nel trio dei mistificatori catto-islamisti multi-nick, un esempio più che probante della degrfdazione mentale e morale che attende chiunque si prostri verso La Mecca.

    • Raider says:

      Il mistificatore paranoico fucaldeggiante pro-islamista tiene a fare sapere a tutti che, per un fanatico quanto asino qual è, non c’è differenza fra chi elimina attentatori che si fanno esplodere pur di eliminare gente inerme e che, per il mistificatore – che può contraffare tutto, tranne la sua idizoia e il suo fanatsimo pro-Hamas -, farebbero questo scempio di sé e degli altri per conto dalla stesso Occidente che li combatte; e chi, invece, in nome della religione islamica, santifica come “martirio” il suicidio finalizzato all’eliminazione di quanta più gente può.
      Tutte le cialtronerie e ribalderie e prove tecniche di auto-attentati settembrini saltano in aria di fronte a una tale dirompente prova di fanatismo e logica a rovescio: con gente come questo emerito cretino e i suoi degni compari di degenza, c’è poco da discutere. Basta solo ripetere il nome – Chris: CHRISTIAN – dell’eroe che gli ha fatto il dispetto di eliminare i “fratelli in Abramo” e in fanatismo della stessa risma dei complottisti paranoici riuniti e mistificatori copincollisti associati.
      W CHRISTIAN KYLE!

  9. Leo says:

    @Redazione

    Avviso che continuano gli inconvenienti tecnici con rischio di perdere commenti o vederli pubblicati due volte.

    • Leo says:

      Alcune frasi di Chris Kyle, (peraltro arrivato in Iraq al seguito di truppe di occupazione in un paese che non minacciava gli Stati Uniti in alcun modo) di cui mi interessa far notare la deriva fondamentalistica del protestantesimo statunitense che annovera, triste constatazione, molti fans su Tempi :
      “Non devi pensare a loro come ad esseri umani.” (frase già riportata da Fok_holding)
      “Il numero per me non è importante. Vorrei solo averne uccisi di più.” (il fondamentalismo riduce sempre la persona a numero)
      Da una intervista a questo “eroe”:
      D: Cosa pensi quando uccidi qualcuno?
      R: La prima volta non sei neanche sicuro di poterlo fare. Ma io non sto li’ a guardare queste persone come persone. Non mi chiedo se hanno famiglia. Sto solo cercando di tenere i miei ragazzi al sicuro. Ogni volta che uccido qualcuno, quello non potra’ piu’ piazzare un IED. Non ci si pensa due volte.
      D: Hai sparato ad una donna con un neonato a Nassiryah perche’ aveva una granata. Ma non hai ucciso un bambino con un RPG a Sadr City. Dov’e’ che tracci la tua linea di confine?
      R: In base alle regole di ingaggio dell’epoca, si poteva uccidere a vista chiunque avesse un RPG. Quel giorno non ho semplicemente potuto uccidere il ragazzino. Probabilmente crescera’ e ci combattera’, ma proprio non volevo farlo.
      D: Alcuni cecchini lasciano un bersaglio vivo per poter sparare a quelli che vanno in suo aiuto. Pensi che sia OK?
      R: Penso di si. Io non l’ho mai fatto. Non c’e’ bisogno di lasciarli vivi affinche’ qualcuno venga ad aiutarli. Con la fede Musulmana, devono venire sepolti prima che il sole sorga o tramonti. Quindi verranno comunque a prendere il corpo.
      (Chissà perché leggendo l’intervista mi viene in mente la frase di Kafka «Non ci sono più miracoli. Solo istruzioni per l’uso» , ma credo sia perché quest’uomo è testimonianza dell’educazione occidentale alla perdità del senso del sacro)
      Kyle aveva personalizzato la sua divisa tagliando via le maniche della maglietta in modo da mostrare la croce rossa da cavaliere templare tatuata sul suo braccio («perché tutti sappiano che sono un cristiano», ha scritto nella sua autobiografia). Un po’ come la società Trijicon, che ha sede in Michigan, che da anni produce fucili e mirini con impresse delle cifre che altro non sono che passi della Bibbia. Il portavoce della Trijicon, quando interpellato, disse che “L’America è una nazione buona perchè i suoi valori si basano sull’insegnamento biblico”. Che pacchia per i produttori ! Con un gadget così e milioni di sionisti-cristiani che vivono per menare le mani sono affari assicurati !
      “il nemico è un selvaggio. I miei rimpianti sono per le persone che non ho potuto salvare: marines, soldati, compagni. Io non sono un ingenuo e non idealizzo la guerra; i momenti peggiori della mia vita li ho vissuti nei SEAL. Ma io mi posso presentare davanti a Dio con la coscienza pulita, perchè ho fatto solo il mio lavoro”. (In sintesi : un popolo antico di alcune migliaia di anni è un selvaggio, mentre un bifolco analfabeta e schizzato, sottoposto a lavaggio del cervello di un paese nato solo 200 anni fa, sorvoliamo come, che viene a casa del primo senza permesso è civilizzato. Naturalmente decide lui cosa va bene a Dio e cosa non va bene. Nella riforma l’individuo è fondamentalmente solo e tale deve rimanere).
      Chris Kyle passò dal pubblico al privato, fondando la Craft International, che fornisce “Intelligence Solutions, Mission Oriented Solutions” il tutto sotto lo slogan, DESPITE WHAT YOUR MOMMA TOLD YOU, VIOLENCE DOES SOLVE PROBLEMS. Si sa, le mamme sono fatte per non essere ascoltate, a meno che, come Lynndie England, non abbiano prestato servizio ad Abu Ghraib.

      • Cisco says:

        @Leo

        Insomma, se ho capito bene, un soldato che uccide una donna con in braccio un bambino e in mano una granata è uno schizzato, mentre la donna che se ne va in giro con un bambino e una granata non è barbara: interessante. Quindi ne deduco che l’ideale è che la donna in questione venga lasciata libera di lanciare una granata per uccidere quei cattivoni di americani invasori, così il figlio impara on the job come si fa: altrettanto interessante.

        • KLeo says:

          @Cisco

          Io invece ne deduco. mi permetta, che lei parimenti a come si beve le balle sull’11 settembre a cui peraltro non ha saputo dare risposte adeguate nell’ultima discussione, si beve allo stesso modo le balle raccontate da un serial killer che diffama il Santo Nome di Cristo in trasferta in casa d’altri.

          • Raider says:

            Il diffamatore e mistificatore Sleale che
            – non sa neppure dare conto della millanteria sui “fratelli in Abramo”, cercando di dare a bere, in concorso con altri, questa come altre balle, 11 settembre su tutte, a chi non è complottista paranoico quale lui è;
            – dopo aver esortato a essere cristiani combattendo un jihad contro “USraele”, dato che lo stesso appello contro i Paesi del Golfo è messo nel freezer in seguito alla condanna verbale dell’Isis come forza anti-islamica da parte del Gran Mufti dell’Arabia Saudita (quindi, l’Arabia Saudita è stata promossa a forza anti-israelana che merita di stare fra i buoni, contro i loro nemici nell’area, gli iraniani!);
            – non sa vedere nepure la differenza fra chi spara sugli attentatori suicidi e gli attentatori sucidi che la loro vita la perderebbero comunque pur di mandare in pezzi gente inerme:
            ecco che, degna conclusione di questa tournée nel delirio, dà del serial killer a chi elimina i suoi aspiranti e falliti attentori suicidi che non sono liberi, effettivamente, di onorare nel modo dovuto la religione islamica.

          • Cisco says:

            @KLeo

            Premesso che chi si beve le palle sull’11 settembre è lei, e che è stato confutato ampiamente da tecnici ben più esperti di me e lei, e che lei non ha mai fornito uno straccio di prova a supporto del presunto “autoattentato”. Premesso tutto ciò, chiamare un soldato “serial killer” è un complimento, dato che lo scopo della guerra è appunto fermare l’aggressore, con le buone o con le cattive: oppure pensa che in guerra ci si vada per proporre una partita a bridge? Quindi è ammirevole che un soldato abbia fatto il serial killer, cioè abbia fatto fuori più nemici possibili. E ciò non ha nulla a che vedere con la legittimità o meno della guerra in questione, che a mio modo di vedere è discutibile. Ma un soldato obbedisce agli ordini, non si mette a commentare le decisioni del Presidente della propria nazione o a esprimere le proprie perplessità su un blog di complottisti: ha il solo dovere di uccidere il nemico nel rispetto del diritto bellico e dei diritti umani. Il Santo Nome di Cristo lo diffamano i terroristi, non chi li combatte.

            • Leo says:

              @Cisco

              Liberissimo dii sognarsi “esperti che confutano ampiamente” e “stracci di prove” al fine di negare evidenze scomode. Evidentemente la realtà nuda e cruda la traumatizza, e per questo lei non mi ha risposto alle domande tecniche che le avevo fatto linitandosi a discreditare senza fondamento gli esperti a lei scomodi.

              Come pure nel suo ultimo commento lei ignora o finge di ignorare che “l’aggressore” non era il patriota iracheno bollato come “terrorista” (ma lei lo ha il senso del tempo ? Guardi che l’agente del Mossad amico di McCain Shimon Elliot alias Al-Baghdadi non era ancora entrato in scena), ma il marine Chris Kyle che “eseguiva ordini dovendo uccidere il nemico nel rispetto dei diritti umani” (forse è per questo che pensava sempre a loro non come esseri umani : sennò non poteva lavorare).

              Ah sì, lei si fa lo scrupolo della legittimità ? Non si preoccupi. Se questa gentaglia riuscisse ad imporre al mondo intero il loro ordine nessun problema per far divenure qualsiasi crimine contro l’umanità “legittimo”.

              • Cisco says:

                @Leo

                Gentile Leo, è inutile che rigira il coltello nella piaga: di prove a supporto dell’autoattentato non ne ha mai fornite, la ri-sfido a mandarmele…. Ha solo citato due tecnici, uno che dava ragione a me sul crollo delle Twin Towers, e l’altro un prof. universitario danese (che ha pagato per pubblicare un articolo “scientifico” per il quale si è dimessa l’editrice della rivista), che tentano invano di mettere in dubbio alcuni aspetti della versione ufficiale. Null’altro.

                Come dicevo sul caso Kyle, un soldato obbedisce anche se al guerra è “ingiusta”: il fatto che si sforzasse di pensare al nemico come “non-persona” dimostra che anche Kyle è una persona, cioè che ha bisogno di un espediente psicologico per evitare il trauma di essere costretto a uccidere.

                • DiLeo says:

                  @Cisco :

                  “la ri-sfido a mandarmele”

                  semmai a ri-mandarmele così se le può ri-leggere, magari con l’aiuto di qualcuno che la aiuti a capire quello che c’è scritto. Così si fa un corso di aggiornamento. Vedo che ne ha bisogno.

                  Anche sul caso Kyle, come sull’11 settembre lei usa la stessa tecnica di non-lettura dei commenti. Non dico che sia obbligato a leggerli, però almeno evita di fare figuracce.

                  Sorvolo sul misero escamotage della persona “costretta” a pensare agli altri come a delle non-persone per giustificare i propri crimini legalizzati (si legga gli articoli di tempi sulla fratellanza tra tedeschi ed inglesi sul fronte della I° GM) e le posso assicurare che il vero soldato ha sempre coscienza dell’avversario come persona : se avesse come me conosciuto reduci di El-Alamein gliene avrebbero dato testimonianza)

                  Ripeto (per i lettori più che altro) : Nessuno ha “obbligato” Kyle ad andare ad una guerra ingiusta a migliaia di km di distanza dal suo paesello, a differenza del patriota iracheno che è costretto a combattere l’agressore che era venuto a casa sua per riportare il proprio paese all’età della pietra (usando la frase di James Baker, un politico USA)

                  • Cisco says:

                    @DiLeo

                    Bene, allora la sfido a ri-mandarmele, dato che purtroppo me le sono perse e il telegiornale sionista che guardo il non le ha mandare in onda.su Kyle nessun escamotage: ma crede veramente che non le considerasse persone? Ma si rende conto di quello che dice? E allora perché una volta e’ crollato di fronte a un bambino imbottito di tritolo? Ma certo, secondo lo schema anti amerikano l’impossibile e’ che uno come Kyle sia una persona: lui è il Diavolo di Ramadi!
                    P.S. I seals si arruolano da volontari naturalmente, ma non è che possono fare obiezione di coscienza dopo arruolati!

                    • Leor says:

                      @Cisco

                      Solo una domanda : Chris Kyle che evidenze oggettive ha dato per poter controllare la veridicità delle sue affermazioni.

                      Tra l’altro è molto strano che lei che insisteva sulla necessità di avere una fonte credibile si fidi di uno così :

                      http://www.ilpost.it/2014/08/01/chris-kyle-cecchino-storie-inventate/

                      Probabilmente lei ha qualche informazione in più (che ne so, la testimonianza del bambino imbottito di tritolo o qualche cosa del genere)

              • ochalan says:

                Solo per te Al Baghdadi è ebreo. Degno dei Protocolli dei savi di Sion. Mi stupisce tu non li abbia ancora citati.

                • Leo says:

                  Invito anche lei alla rilettura guidata dei miei commenti. E’ evidente un gap di comprensione di un testo scritto che necessita di aiuto.

                  • Cisco says:

                    @Leor

                    Questa poi è veramente bella: il 4 gennaio lei ha postato una serie di domande e risposte di Kyle, che io ho commentato dandole per vere (in effetti e’ stato un mio errore: mai fidarsi di un complottista); ora lei mi chiede della storia del bambino che lei stesso ha pubblicato (forse nella foga del copia-incolla non ha neanche capito quello che Kyle diceva).
                    Il secondo errore che ho fatto e’ riportare che il bambino risparmiato da Kyle era imbottito di tritolo, mentre aveva “solo” un RPG:
                    “D: Hai sparato ad una donna con un neonato a Nassiryah perche’ aveva una granata. Ma non hai ucciso un bambino con un RPG a Sadr City. Dov’e’ che tracci la tua linea di confine?
                    R: In base alle regole di ingaggio dell’epoca, si poteva uccidere a vista chiunque avesse un RPG. Quel giorno non ho semplicemente potuto uccidere il ragazzino. Probabilmente crescera’ e ci combattera’, ma proprio non volevo farlo.”
                    La sostanza non cambia: soldati come Kyle – balle a parte – servirebbero eccome per difendere cristiani e yazidi dai macellai dell’Isis!

                    • Leo says:

                      @Cisco

                      Guardi che io ho risposto a lei non a Kyle buonanima

                      “E allora perché una volta e’ crollato di fronte a un bambino imbottito di tritolo?”

                      E le ho risposto a mo’ di battuta, ma evidentemente lei non ha il senso dell’ironia e neanche il senso del ridicolo.

                      Infatti è tanto più inattendibile dire che un bambino possa portarsi appresso un RPG che pesa circa 12 Kg e carico circa 18 Kg, e magari correndo verso i poveri SEALs indifesi ed innocenti per definizione.

                      Io non ho tempo di stare dietro a tutte le dichiarazioni di un serial killer cacciaballe (anzi, spero che di balle ne abbia raccontate anche rispetto al numero di morti, per la sua anima e perchè vi sono state meno famiglie colpite)

                      E pensandoci bene non ho neanche tempo di stare dietro ad uno come lei che non è neanche stato capace di replicare alle argomentazioni sull’11 settembre, anzi che non le ha nemmeno veramente lette e/o comprese.

                      Concedo a lei, se desidera, l’ultima replica e si tenga le sue convinzioni.

                      Poi credo non perderò più tempo a risponderle. Usando le sue stesse parole. la sostanza non cambia.

                      Mi stia bene.

                  • Cisco says:

                    @Leo

                    Veramente esilarante: ma se non è vera la storia del bambino cosa le fa supporre che lo sia quella della donna col bambino e tutto il resto? Su quali fonti si basa per complimentarsi con Kyle in quanto serial killer?

                    Sull’11 settembre avevo risposto eccome, almeno se l’ultimo post era quello sulla fantasiosa nano termite. Se invece aveva aggiunto dell’altro me lo sono perso, non è che “non ho saputo rispondere”: per rispondere occorre capire qual è la domanda. E al proposito la mia domanda e’ ancora valida : su quali prove/indizi si basa la teoria dell’autoattentato? Chi ha fatto crollare le Torri? Chi ha colpito il Pentagono?

                    • Focauld says:

                      @Cisco

                      Alla domanda di rito “ma ci sei o ci fai ?” credo che tu proprio ci sia. Passi che le domande di Leo anch’io credo che tu non le abbia nemmeno lette, ma anche che tu non solo non hai capito le domande, ma proprio tecnicamente (non so se per problemi tuoi o semplicemente perchè hai un’altra formazione culturale) una volta capito almeno il senso non saresti stato grado di rispondervi, sempre da un punto di vista tecnico. Sia per quanto riguarda l’11 settembre, sia per quanto riguarda Chris Kyller.

      • Raider says:

        Il tentativo di seminare zizzania fra catttolici e protestanti da parte di chi vorrebbe bandire una riedizione della Guerra dei Trentanni, è ridicolo come le argomentazioni copincollate in mezzo a deliri autoprodotti dai paranoici mistificatori complottisti. Estrapolare, mescolare, confondere per mistificare meglio: è una vecchia tecnica agit-propoche i fautori dell’islamizzazione dell’Occidente hanno messo a punto come versione riveduta e politicamente corretta della dissimulazione consigliata dai dottori della legge islamica ogni volta che “dialogano” con gli infedeli. Nulla di nuovo sotto la Mezza Luna, astro di cui fanno satelliti i sedicenti cristiani guerrafondai contro l’Occidente in nome e per conto dell'”Islam, reilgione di pace.”
        Nulla da dire sul conto dei terroristi, fanatici islamici che sarebbero armati dell’Occidente per essere eliminati percponto dell’Occidente da gente come Chris Kyle. Che questo abbia evitato la morte di bambini uccisi dagli islamisti con attentati a scuole e parchi pubblici, mercati e uffici, non conta. I protestanti americani e con loro, i cattolici americani, sparano addosso a gente inerme, non a gente che massacra con determinazione suicida il prossimo, senza distinzioni confessionali, anagrafiche, nazionali, ecc… Neppure una parola da parte dei mentecatto-islamisti sul conto di queste vittime; nessuna non per compiacersi delle vite uamne salvate sparando addosso ai terroristi, come hanno fatto anche i nostri soldati in Iraq. Tacciano, mentre gli risuona in testa il nome dell’eroe di tutti coloro che ha salvato:
        W CHRISTIAN KYLE!

    • yoto says:

      Sai, del complottismo ne abbiamo abbastanza.

      • Raider says:

        Semmai, la Redazioner provveda a rimuovere i copincollaggi che sanno dei contro-manifesti elettorali con cui coprire quelli degli avversari durante le battaglie elettorali d’un dì: questi, invece, delegittimano chi li ospita: cosa perfettamente plausibile nell’ottica distorta della paranoia clinica e ideologica, complottista e mistificatoria: ma inaccettabile sul piano della civiltà, perché dimostra in che conto i mentecatto- islamisti le opinioni di chi si oppone alla dhimmitudine.

  10. caremelo says:

    visto il film. molto bello.
    non sapevo nulla della storia.
    devo dire che meregehetti ha ragione nel senso che la divisione tra i buoni e i cattivi è evidente. un film patriottico e retorico come messaggio.
    però è altrettanto evidente che il buono, che pure uccide centinaia di persone (centinaia!!) non silenzia la sua coscienza e i suoi sguardi e le sue esitazioni, le sue debolezze e l’ossessione della giustizia aprono la sua mente alla redenzione finale.
    io ho amato alla follia gran torino.
    non è probabilmente un caso che alla fine entrambi i personaggi muoiano: anche lo sniper alla fine si sacrifica per aiutare chi era entrato nel gorgo della follia e della depressione dopo la guerra.
    e questa sua morte redime -forse- anche tutte le uccisioni che la guerra provoca.

  11. prac says:

    Mi chiedo che film abbiate visto… Per me è un documentario, racconta i fatti così come sono avvenuti ma nulla di più. Non c’è nessuna riflessione sulle cause della guerra in Iraq né viene in un qualsiasi modo approfondita la visione della guerra da parte dei nemici… Un bel film senza ombra di dubbio, apprezzabile molto più dagli americani, ma non un capolavoro. E per favore basta strumentalizzarlo, non è un manifesto contro il fondamentalismo islamico, cercateme un’altro!

  12. Leo says:

    @Redazione

    “I commenti sono liberi. La redazione rimuoverà quelli offensivi.”

    Mi pare di capire che questa sia la regola che chiunque è tenuto (giustamente) a rispettare.

    Ora vi è un commentatore che in maniera sistematica si rivolge ad altri commentatori con i seguenti epiteti (mi limito ad elencare solo alcuni di quelli di questa discussione) :

    paranoici, mistificatori, fanatici, beceri, vigliacchi, falsi, cialtroni, ribaldi, cretini, diffamatori, sleali, millantatori, mentecatti.

    In questo articolo dedicato a quello che a mio avviso è stato un banale serial killer che avrebbe dovuto essere processato per crimini di guerra, il “vocabolario” è più nutrito. Forse per il clima di “battaglia” che questo personaggio emana. Potenza di Hollywood !

    Premetto che se io fossi stato al posto dei commentatori bersagliati la cosa più di tanto non mi avrebbe toccato, Spesso dietro a queste uscite vi sono problemi e storie personali che vanno rispettate, altre volte sono invece banali sintomi di mancanza di argomenti, e quindi non degni di attenzione.

    Il problema tuttavia è che, oltre a violare la semplice regola messa in evidenza, rendono il clima pesante e poco costruttivo.

    Non sto chiedendo di rimuoverli, ci mancherebbe. Tra l’altro sono a loro modo un esempio di un modo di procedere da evitare, un esempio in negativo, e quindi è utile che rimangano.

    Faccio solo presente alla redazione, e soprattutto a chi legge i commenti, che esistono anche persone partecipanti alla discussione che sono capaci di farlo in maniera normale.

    La mia solidarietà alle persone colpite (che la pensino o meno come me, non mi importa.)

    • Raider says:

      Un primo, articolato post di risposta al mistificatore qui sopra è andato perduto, tanto sono pratico di Internet e computer; provo pazientemente a ridigitare perché chi si imbatte in questo blog non è tenuto a conoscere le puntate precedenti delle saga di cialtronerie di ogni genere infilate una dietro l’altra da questo mistificatore in concorso con altri due suoi compari di bevute a garganella e spaccio reiterato e continuato di complotti a getto continuo.
      E’ bene sapere che a lanciare per primi, unici e soli, accuse e offese sul piano personale a me sono stati, innanzi tutto, il mistificatore e gli altri suoi due compari, da cui sono stato calunniato in maniera sistematica e ridicola, a cominciare dall’accusa di essere un troll, quando
      – non sono solito intervenire su Internet, a parte questo blog; non ho alcuna fiducia che Internet sia il regno della libertà, anzi, temo che sia una sorta di Panopticon, un collettore di tutti i narcisismi e un deserto umano con miraggi di false libertà;
      – non sapevo nemmeno che significasse troll, mentre sono proprio questi tre mistificatori a fare zapping da un sito all’altro, per venire qui a depositare tutto quello che hanno raccolto e delegittimare in tal modo il blog che li ospita, a spiegare con l’esempio pratico da loro offerto di che si tratti;
      – a differenza di altri, se solo avessi la vaga impressione di essere sgradito ai gestori del blog, non insisterei a rimanerci a tutti i costi: per es., falsando il nickname, come fa gente che si comporta da troll come accusa gli altri; questo, per dire la dimestichezza da autentici troll con questo medium dimostrata da quelli che accusano me di esserlo.
      Oltre a questa calunnia, me ne sono state affibbiate altre, altrettanto ridicole e deliranti, che non avevano nulla a che fare con me: ma questo è normale accada a chi, come fanno esemplarmente i tre che vengono a mistificare qui, parla di fatti e persone che non conosce o conosce assai meno di quanto millanti.
      Quando ho reagito a offese sul piano personale, l’ho fatto sempre contrattaccando sul piano dei contenuti, mai su quello del carattere di chi non conosco e di cui poco o nulla mi cale. Quindi, se qualifico come mistificatori questi tre complottisti, è per considerazioni legate al loro “metodo di lavoro”:
      – citare alcune porzioni – al loro palato di mistificatori – succulente di dichiarazioni, encicliche e scritti di Papi e Santi, senza nominarli e decontestualizzando prelievi indebiti e prestiti estorti e manipolati presentandoli in maniera fraudolenta, così da attribuirsi o dare alle proprie farneticazioni l’autorità di Papi e Santi, sentendosi, nel contempo, dispensati dall’argomentare in proprio;
      – copincollare brani o interi articoli e interviste ritagliate da altri blog per (non) intervenire a proposito e a sproposito su cose che non c’entrano un bel nulla con le dietrologie complottiste, bensì solo (e monomaniacalmente: ovvero paranoicamente trolleggiando) in materia di “Islam, religione di pace”;
      – dare spazio pressoché unicamente alle dietrologie complottiste, quando non si è neppure in grado di dare conto di nulla su nulla rispetto a cose ripetute a vanvera dal punto di vista storico o dottrinale: come la prediletta balla dei “fratelli in Abramo”, laddove, peraltro, i mistificatori non perdono occasione di spargere odio e falsità sul conto dei fratelli in Cristo ortodossi e protestanti.
      Un esempio di questo modo paranoico e mistificatorio di procedere si ha con il caso di Chris Kyle: un soldato che impedisce a jihadisti suicidi di darsi la morte pur di ammazzare cristiani, musulmani, protestanti, cattolici, atei, ecc…, è messo sullo stesso piano dei jihadisti che sarebbero armati dall’Occidente che li combatte, jihadisti che vogliono, appunto, spargere morte e terrore nella gente indifese: donne al mercato, uomini che assistono o prendono parte all’inaugurazione di un acquedotto o di un ospedale, gente che accetta di essere curata dagli occidentali, bambini e studenti che vanno a scuola. Come è paranoico e mistificatorio prendere spunto dalla religione di Kyle, laddove a combattere i fondamentalisti islamici sono protestanti, cattolici, ebrei, musulmani, atei, agnositici, ecc…
      A questa stessa stregua, sono da considerare usurpatrori del nome di cristiani anche quanti, essendo cristiani, hanno combattuto guerre in cui sono stati coinvolti Stati cristiani: sarebbero usurpatori del nome di cristiani i Crociati, per es.: e non c’è dubbio che, da questo punto di vista, il dibattito teologico c’è stato e c’è: ma è cosa ben diversa dal farne un’esclusiva da lanciare addosso ad alcuni soltanto: salvando dall’accusa i soli islamici, salvo che l'”Islam, religione di pace” non è quella che i mistificatori vorrebbero far credere e dunque, riducendo a dhimmi o apezzi il prossimo, gli islamici non agiscano in perfetta ortodossia coaranica e in continuità con le tradizioni avite.
      Quindi, sempre per restare alla paranoia, i tre mistificatori paranoici funzionali, così inflessibili con il Cristianesimo degli altri, sono soliti e assai solleciti esortare, come massimo esempio di quello che di cristiano si può fare, al jihad contro la “triade diabolica US-raele + Arabia Saudita”: benché, sempre per restare agli accessi di paranoia ideologica se non clinica, ecco la “triade” diventare “diade”, avendo i tre arruolato l’Arabia Saudita fra gli alleati dell’Iran e perciò, fra i nemici dell’Occidente appaltato a “USraele” perché il Gran Muftì dell’Arabia Saudita ha sconfessato l’Isis.
      Quanto sia costruttivo ai fini di un dibattito sereno e quanto possa essere considerato normale questo modo di procedere, si spiega da sé: mentre l’ennesimo attacco che mi è stato riservato trae spunto da motivazioni che non posso definire neppure personali, perché ben poco ci sarebbe da discutere in proposito fra gente che non è qui per ragioni di questo genere. Ma, ecco, è sintomatico che il mistificatore, mistificando le sue stesse fisime paranoidi tanto per non fare sconti a nessuno e pietire solidarietà a tutti, debba fare dell’oggetto delle sua polemica un fantasma, lui che ha pigolato di essersi visto ridure al numero 1 – caspita! – e a aggettivi che vanno oltre la sua persona dai molti nickname per riguardare, chiamiamole, le sue ripetitive e coattive procedure mentali. Su queste, può contare anche sulla comprensione incondizionata di almeno uno dei fantasmi cui continua a rivolgersi vaneggiando: mentre io continuerò a trattare il mistificatore n° 1 multinick come merita.

    • Raider says:

      Spero che il post che ho inviato passi: e già che ci sono,
      W CHRISTIAN KYLE!

      • Raider says:

        Prego la redazione di sbloccare il mio post, dopo che il primo, a quanto pare, l’ho cancellato inavvertitamente e l’ho dovuto ridigitare. Gli attacchi personali continui, mascherati da richiami a Redazione e lettori e commentatori, come se questi non aspettassero altro; e la mancanza di ogni argomento al di fuori di lagne ipocrite ad personam, vanno rintuzzati per tempo. Certo, meglio tardi che mai: e grazie, in ogni caso, a “Tempi.it.”.

    • Toni says:

      Leo,
      io credo che sbagli tutto quello che scrivi. Qui non stiamo parlando di uno che giocava al tiro a bersaglio su bambini mentre questi, ignari, vanno a scuola, o a donne che passeggiano in una piazza, o a persone che giocano a carte in un bar (questo si…. può considerarsi un serial killer). Ma lo stesso criterio non si può estendere a a chi spara a dei criminali disposti ad farsi saltare in area, senza pensarci due volte in nome di un dio che li premia per massacrare. Ora, certo, questa è una cosa che se proprio non la vogliamo chiamare giusta (per me lo è) , ma necessaria lo è di sicuro. E conseguente è ovvio chela persona che fa un lavoro così “necessario” non può andare in ansia se si fa la bua al ginocchio perché teme i batteri, ma deve essere uno che per forza di cose si deve costruire una psicologia che lo porti ad lasciare da parte il bambino per vederlo quello che è quando sa che il piccolo è imbottito di esplosivo . E nel minuto prima che deve farsi saltare in area, non si può mettere a cazzeggiare su futuri possibili di quel bimbo a giocare nel mondo arcobaleno del vostro paese dei balocchi perche si rischia che possono saltare in aria con lui decine di bambini. Nell’esperienza comune nessuno vuole essere nelle mani di un medico che in preda all’emozione e dell’incertezza …. tutti pretendiamo nel curarci una persona lucida che se, occorre, deve amputare un arto, e mentre lo fa non può piangere pensando che il malato rimarrà storpio. Un tale professionista …. sarebbe meglio per lui, e per gli altri, che smetti di fare il medico e che si dedichi alla poesia.
      Concludendo pericoloso non era Kile, che era un guerriero, pericolosi sono i terroristi martiri imbottiti al pari del pacifismo “indegno di un uomo, innaturale e disonorevole (pronto ad ) abbandonare il proprio posto e lasciare proprietà, onore e religione alla mercé del delinquente” Gandhi

  13. Giuseppe Rossi says:

    Un tempo gli uomini si affrontavano faccia a faccia con onore, adesso sembrano vigliacchi che uccidono nell’ombra o lasciandosi andare ad efferatezze di ogni genere. A me fanno schifo tutti quelli che riducono gli esseri umani a genere da uccidere basandosi su una definizione “diverso da me = bastardo da uccidere” e da qualsiasi parte si trovino. Gli americani raccolgono solo quello che hanno seminato negli anni, bombardamenti indiscriminati anche di civili come lo chiamavano? Shock and awe, colpisci e terrorizza, i semi di violenza li vediamo ancora oggi al lavoro, tanto pagano i cristiani del Medio Oriente per la guerra anglo-francese in africa e dintorni. A proposito dell’11 settembre! A distanza di tanto tempo quella data è diventata per me la data di uno spettacolo organizzato, in modo ancora non del tutto chiarito, ma pur sempre uno spettacolo di una nazione che da sempre si fa colpire, o mette le cose in modo da farsi colpire per poter massacrare o depredare al meglio l’avversario, la favola della buona America è morta e sepolta da tempo, ci hanno buggerato e continueranno a farlo.
    Strage del Cermis, Sgrena etc… quante storie ci dicono che se un militare americano fa un disastro misteriosamente tutte le prove scompaiono come per magia, un’amicizia che costa cara quella con gli USA, compresi gli F35 vere bare volanti del futuro che i nostri militari si fanno rifilare (facendo finta di non sapere quali sono le vere pecche di quel bidone che chiamano JSF!).
    Il cecchino violenza ha seminato, e violenza ha ricevuto, poteva scegliere diversamente.
    Gli americani potevano starsene a casa, al posto di prendere come scusa una demolizione controllata come quella delle twin towers per accasarsi militarmente nelle zone petrolifere più importanti (qualsiasi non deficente capisce che il pentagono non è stato colpito da aereo civile visto che era fisicamente impossibile).
    La stessa cosa devono fare gli israeliani, gente che deve vivere con la pistola sotto il cuscino da quanto sono amati dai vicini, ma chi semina raccoglie, o sbaglio?

    • Raider says:

      Sbaglia anche lei, Giuseppe Rossi, dagli uomini che si affrontavano a faccia a faccia con onore (ma guardi con ammirazione, sele rimpiange, quanto sono all’eroico uso all’antica le decapitazioni e lapidazioni islamicamente corrette), al solito anti-americanismo di maniera, perché estensibile ad libitum e invece, fatto ricardere solo su di loro e addirittura, sulla loro religione. Come se imperialismo, schiavismo, guerre le avessero inventate gli US.A. e Calvino: mentre, ad es., l’Islam e Maometto, l’unico fondatore (chiamiamolo così, che è meglio) di religione che abbia brandito le armi e predicato il jihad (e fatto lapidare le adultere: quando si dice i “fratelli in Abramo!”)
      – e che riferiva alla gente che lo stava a sentire che Allah o qualcuno dei suoi a angeli gli aveva rivelato che a lui era concesso avere trutte le donne che desiderava;
      – che sposò una bambina di nove anni e quando questa, una notte, fece una “fuitina” con un fedele servitore del profeta, bensì assai più giovane del marito, visto che volevano linciarla, fu salvata dal profeta raccontando che iun angelo era sceso dal cielo per assicurargli che fra Aisha e il giovanotto non c’pra stato niente;
      – perdoni la divagazione per dire a quale fior di profeta si ispirino i jiohadsisti che sono soliti ammazzare la gente a tradimento e che iol grande CHirs Kyle ha eliminato uno per uno, risparmiando un numero di vita umane di ogni credo, per cui ci si potrebbe compiacere e per cui ringraziarlo, qualunque cosa si pensi di America, Medio Oriente e religione.
      Quanto agli israeliani, è il caso di considerare questo Paese, con tutti le cose che gli si possono rimproverare, quale uno Stato che ha diritto di esistere, riconosciuto anche dall’O.N.U.: come hanno diritto a esistere nazioni, per es., come l’Italia. Si può capire che un Paese come l’Italia e governi come i nostri, che non sono in grado di difendere i confini dello Stato e neppure due marò in missione perconto dell’O.N.U. dalla “giustizia” politica e dalla politica ravanscista dell’india – che i suoi soldati copertisi di crimini dall’Africa ai Balcani li difende, eccome! -, pur di dormire sonni tranquilli, accetterebbero di tutto: ma subire minacce e attentati autorizza la legittima difesa da parte degli Stati sovrani degni di questo nome: e non da oggi o solo nel caso di Israele.
      Qiuanto all'”uccisione del diverso da me”, è un’altra delle cose orecchiate e ripetute perché suonano dio echi familiari: ma devo ricordarle che il diverso da Chirs Kyle e da lei era gente disposta a farsi saltare in aria pur di distruggere gente come lei.

  14. Lleo says:

    @Toni :

    Lei omette il solito particolare :

    Qui stiamo parlando di un componente di un esercito di aggressione ad un paese che non ha mai minacciato in alcun modo gli USA, paese responsabile dell’aggressione stessa. Un esercito che non ha esitato a compiere crimini orrendi (i cui effetti ancora continuano e continueranno per anni) su donne vecchi e bambini al fine di ridurlo “all’età della pietra”.

    Dio non premia nessuno per massacrare, certamente, e anche la legittima difesa è il male minore possibile, ma rimane un male.

    Premesso questo, La popolazione irachena ha appunto operato una legittima difesa, si è difesa come meglio ha potuto dall’aggressore USA ed ha compiuto non “azioni terroristiche”, ma resistenza armata patriottica, per difendere le proprie famiglie e la propria patria.

    Kyle poteva starsene tranquillo al suo paese che mai avrebbe avuto da temere dagli iracheni. Lui ha scelto liberamente di arruolarsi, di entrare nei SEALS addestrati ad uccidere su comando in una guerra di aggressione che tra l’altro, come ha osservato giustamente Giuseppe Rossi, ha preso a pretesto una operazione falsa bandiera.

    Nessun iracheno aveva mai avuto intenzione di attaccare lui ed i suoi compagni di nefandezze.

    • Toni says:

      Non credo che il Suo particolare sia importante. Lei ed io non siamo nella mente di Kyle per valutare le intenzioni che lo hanno portato in Iraq. Non credo che si può sostenere che l’abbia fatto con la consapevolezza di fare una guerra ingiusta e con un insano gusto ad uccidere. La convinzione dei soldati americani che sono andati a combattere è stata determinata (propaganda o meno) da motivi ideali. Un soldato che è chiamato in guerra cosa deve disquisire? Tutte le guerre presentano aspetti orrendi …anche quelle che ormai consideriamo sacrosante (come quella ai nazisti). Il punto è diverso : se esistono condizioni di principio in cui sparare ad una persona che intende farsi saltare in area per uccidere altre persone è lecito. Io ritengo assolutamente di si.

      • Leo says:

        @Toni

        L’affermazione che non siamo nella mente delle persone non deve valere, mi permetta, soltanto per i soldati americani, molti di loro arruolati per uscire dalla miseria in cui vivono.

        A maggior ragione deve valere per i patrioti iracheni che lottano per difendere la loro Patria. Mi pare che anche questo sia un motivo ideale. Penso anche più alto che non sbarcare il lunario (peraltro importante anche quello, anche se personalmente preferirei farlo in maniera meno omicida).

        E’ lecito sparare ad una persona che sta per fare morire altre persone ? Beh, parlando di guerra al nazismo, quando i patrioti tedeschi fecero il famoso attentato ad Hitler, dal punto di vista di Hitler se si accorgeva che stavano per farlo saltare in aria sarebbe stato lecito da parte sua accoppare chi voleva ammazzarlo ?

        Personalmente da un punto di vista ideale sarei stato dalla parte dei patrioti tedeschi o iracheni (considerando comunque come dicevo la legittima difesa un male, anche se il minore e potendo dissentire sui metodi a seconda delle occasioni)

        In poche parole lei rischia di svicolare dal solito punto : capire chi è l’aggressore e chi è l’aggredito (che non ho dubbi essere quest’ultimo il popolo iracheno)

        Ultima nota al di là delle affermazioni di principio, ricordo anche a lei come ho fatto con un altro commentatore che su Kyle pende il forte sospetto di essere stato un cacciaballe : torno a ripostare lo stesso link, ma al riguardo può fare una ricerca in rete più completa :

        http://www.ilpost.it/2014/08/01/chris-kyle-cecchino-storie-inventate/

        • Toni says:

          @ Leo

          L’affermazione sulla mente delle persone “l’applico a tutti” ad amici e nemici. E se Hitler si fosse difeso da una aggressione personale lo avrei compreso. Questo lo sento aldilà del giusto o dell’ingiusto, ma come semplice istinto di autoconservazione. Ed è ovvio che parteggio per i patrioti tedeschi. Ma è altrettanto ovvio che se fossi un patriota tedesco conosco le regole del gioco.

          Se io fossi un soldato, per quanto possano essere limitate le mie conoscenze di strategie militari e fini occulti di una nazione che sceglie la via della guerra, in nessuna circostanza speculerei se è giusto o sbagliato difendere i miei compagni d’armi. Li difenderei e basta.

          Lei dribbla la questione fondamentale, pertanto la ripropongo nei termini più semplici possibili: Un terrorista islamico imbottito di esplosivo è, li per lì, per fare saltare in aria una classe scolastica che ha tra i bambini sua figlia (se siamo chiamati in causa in prima persona nelle esperienze forse, dico forse, le cose ci appaiono più chiare… e meno filosofiche) Lei auspica la presenza di un Kyle che anticipa nelle intenzioni il terrorista o ritiene più opportuno riflettere sulle motivazioni di quest’ultimo magari partendo dalle crociate?

          • SWLeo says:

            Evidentemente abbiamo differenti punti di vista su qual’è la questione fondamentale.

            Le ripropongo la questione nei termini ancora più semplici dei suoi :

            Se, tornando all’esempio di Hitler, ci fosse stata per caso mia figlia, ed io ero magari uno dei patrioti che volevano farlo saltare per aria e un mio compagno nonostante gli avessi detto di sospendere l’operazione perchè c’era mia figlia e lui avesse comunque voluto far saltare in aria Hitler con mia figlia lì oer caso io auspicavo la presenza di un Kyle che sparava al mio compagno anticipandone le intenzioni o riteneva più opportuno giudìicarlo antisemita ?

            Mi scusi se scendo nel grottesco, ma a prendere il largo dalla VERA questione fondamentale che è : Kyle era l’aggressore (ribadisco : poteva stare a casa sua ed il fatto di essersi arruolato non giustifica i suoi crimini. Si prendeva le sue responsabilità e non partiva per una guerra di aggressione) ed i patrioti iracheni le vittime

            • Toni says:

              @Leo

              Ed io le ripeto che la questione non secondaria è che kyle non si concepisce come un aggressore, ed aggiungo che in merito a tale elemento Lei sta fondando un giudizio su una presa di posizione di parte. Conseguentemente le sue convinzioni, su chi è vittima e carnefice, si basano su una scelta a favore di un tipo informazione (che ritengo anche ideologica) dove Lei ha l’assoluta pretesa di avere la verità in tasca. Ma questo, se mi permette, non lo trovo, in assoluto, interessante ai fini della nostra discussione.
              Del resto non trovo interessante neanche mettere in discussione se combatto come soldato una guerra giusta o ingiusta. Combatto “solo” una guerra e devo difendermi e difendere. La mia posizione sarebbe immutata anche se io fossi un soldato nazista. Benché credo che molti tedeschi-nazisti messi davanti alle loro responsabilità hanno operato meccanismi di rimozione, non posso escludere che alcuni combattevano per la patria. Si tratta, lo ripeto, di rispetto delle regole del gioco.
              Poi quello che vero che trovo grottesco è il fatto che Lei inserisce in un ragionamento elementi incoerenti: Cosa significa accostare, in modo così confuso e senza elementi, sua figlia a Hitler? E’ una evidente forzatura tranne se mi dimostra che nell’esempio con la classe di scolaretti ci fosse tra gli insegnati Hitler. Ma a ben pensarci, neanche, perché anche in questo caso ci sarebbe un paragone incongruo. Come accosta il mio esempio basato su l’attentato nei confronti di gente inerme da parte di una aspirante suicida in nome di un dio che lo colloca per premio in un giardino-paradiso con tante donne a disposizione? Per me la legittimità dell’operato di un cecchino è in una guerra, dove entrambi gli schieramenti (da quando il mondo è mondo) hanno dei cecchini, e nella situazione di impedire attentati terroristici. Kyle aveva questo talento.

            • Toni says:

              Redazione ,
              spero di non aver scritto qualcosa di così terribile che merita 9 ore di moderazione.

      • Raider says:

        Il mistificatore fa quello che può, che gli riesce spontaneo e che sa fare meglio: mistificare, mistificare tutto, mistificare sempre e al diavolo, al logica, la coerenza o il semplice tentativo di prendere in considerazione il post del signor Rossi a cui è stato risposto. Invece, il mistificatore nel suo coté copincollista cita Giuseppe Rossi proprio per evitare di esaminarne la validità dell’intervento ai fini di un discorso sereno e libero. Siccome il mistificatore si è lamentato, con la solita facciatosta, che il discorso non è sereno come e quanto lui desidera, è chiaro che cosa gli toglie la serenità di rispondere per sé e per GIuseppe Rossi: la mancanza di argomenti.
        Che non vuol dire carenza di stupidaggini, però, visto quante riesce a assemblarne in poche righe ripetendo le solite chiacchiere da copione – e su cui non è il caso di soffermarsi perché sarebbe lungo. Che servono a una cosa sola: questa: il popolo iracheno non ha compiuto azioni terroristiche, si è difeso.
        Ecco. Questa, la balla mistificatoria più grossa, più evidente, perlomeno. Vediamola nel dettaglio.
        – Il mistificatore prende “il popolo iracheno” tutto insieme: sunniti, sciiti, oppositori di Saddam, sostenitori di Saddam: tutti si volevano un gran bene e tutti erano d’accordo nel combattere gli occidentali. Naturalmente, chiunque non sia accecato dalle chimere care ai paranoici, sa che non è così:
        – nell’Iraq post Saddam, gli sciiti hanno estromesso dal potere i sunniti, proprio perché stanchi di anni di oppressione di repressione sanguinosa, di soprusi, tutto quello che avevano subito dai sunniti (nel silenzio dei cristiani: per amore di verità, andrebbe detto anche questo.) Gli sciiti hanno ottenuto il potere grazie agli americani. I quali, per la nota teoria complottista che sta a cuore e in testa al mistificatore paranoico, dovrebbero appoggiare i sunniti, espressione degli interessi o quanto meno, della corrente islamica dei sauditi, terzo corno della “triade diabolica” (oggi, invece, diade, a dire dei complottisti.) Invece, gli americani hanno sostenuto – giusto o sbagliato: è così bello dire la propria! I fatti sono questi, però – gli sciiti, come gli iraniani, nemici di U.S.A. e Paesi del Golfo. le ragioni possono essere tante, ma su questa contraddizione nulla viene spiegato dai paranoici che devono ancora correre a procurarsi le citazioni all’uopo;
        – in Iraq, il popolo andò, per es., in massa a votare, malgrado le minacce e gli attentati dei jihadisti, che, come tiene a dire il mistificatore, pretendevano di rappresentare il popolo che massacravano con un terrorismo cieco che prendeva di mira proprio i musulmani sciiti, in primis: compresi vecchi, donne, bambini, che il mistificatore usa, senza vergognarsene, come scudi umani, laddove a massacrare vecchi, donne e bambini del suo stesso popolo Saddam e i suoi non avevano mai avuto i problemi umanitari che vengono posti solo se c’è l’America di mezzo, per fare carico a essa delle migliaia di iracheni massacrati dai nostalgici di Saddam, che il mistificatore difende come “resistenti;
        – si tenga conto, poi, che questi “resistenti”, che hanno continuato a massacrare e a guerreggisare anche dopo la partenza degli americani, sarebbero – si badi: gli stessi “resistenti” che combattevano contro gli americani – sostenuti dagli americani, sempre sulla base delle teorie complottiste che i paranoici trovano così irresistibilmente attraenti.
        Non mi dilungo oltre, ma lo scopo di tutta la tirata mistificatoria è di fare degli attentatori, suicidi e non, che ammazzavano di proposito gente inerme, iracheni inermi, senza riguardi per classe anagrafica, classe sociale, sesso, religione, opinioni politiche, gente da sterminare in modo indiscriminato, non di rado torturandole, come da precedenti autorevoli del regime di Saddam Hussein, in un modo che fa apparire quello che è documentato su Abu Graib delle volgari goliardate da caserma.
        Avendo visto “American Snyper”, posso dire che è un film molto bello, non retorico, intenso, con un ritmo e una forza di immagini e dialoghi che fa pensare ai romanzi di Cormac McCarthy, scrittore che amo. E dopo aver visto in questo film quello che si sapeva già (io l’ho saputo da un parente stretto e da figli di amici che sono stati in Iraq e in Afghanista con l’esercio e la polizia del nostro Paese), cioè, che i “non terroristi” cari al mistificatore complottista e paranoico erano usi trapanare il cranio anche ai bambini per interrogare i loro padri, la grandezza eroica di Chris Kayue rifulge al di sopra di tutte le meschinità vili, di tutta la miseria abominevole della gentaglia pro-jihadista che lo vorrebbe denigrare.
        W CHRISTIAN KYLE!

  15. W-Leo says:

    Riporto il link (l’articolo è troppo lungo per essere riportato) di un intervista rilasciata nel febbraio del 2004 da Jabbar al-Kubaysi massimo esponente dell’Alleanza nazionale Patriottica Irachena :

    http://www.kelebekler.com/occ/resistenza.htm

    Essa fotografa in maniera dettagliata quella che era la situazione in Iraq appena dopo l’aggressione degli USA e concorda con le testimonianze dei patriarchi Bidawid, Delly, Sako su responsabilità venute da fuori dell’Iraq che hanno distrutto una nazione.

    Non si può permettere che la dignità di un popolo (che annovera anche miei amici) venga infangata dalla propaganda di Hollywood e dalle falsità dei media.

    • Raider says:

      Non si può permettere che la realtà storica sia negata, oscurata o mistificata dal solito mistificatore, anche se, stavolta, si limita a riportare un link, mentre di solito copincolla opinioni che valgono quanto le altre, opinabili come tutte e che possono valere quanto o meno di quello che si è sentito da chi in Iraq e in Afghanistan c’è stato a combattere, al fianco di iracheni, americani, inglesi, rumeni, ecc…
      Credere e dare a credere che i “resistenti” fossero dei patrioti è una mistificazione grossolana, se si pensa che l’Iraq sotto Saddam Hussein non era quel modello di convivenza e civiltà che, per restare a un’altra delle tante mistificazioni ammannite qui dal complottista, si potrebbe paragonare alla Turchia sotto gli Ottomani: al cui crollo, ricordavo tempo fa, c’era in Iraq un solo liceo, per complessivi 55 alunni. Le ricchezze petrolifere del Paese – non certo le grandiose tradizioni culturali islamiche in grado di portare a scuola, nel 1923/24, 55 liceali – avevano consentito un sviluppo sociale che, però, era il clan di Saddam Hussein a gestire. Come? Dividendo i proventi del petrolio fra i membri del suo clan familiare, tribale, partitico, sunnita: e dando a sciiti, concentrati nelle aree del Centro-Sud e curdi, nel Nord, quelle ricche di giacimenti petroliferi, le briciole: di fatto, espropriandoli. Nel disporre a propria discrezione delle ricchezze (altrui, perché principalmente sciite e curde) del Paese e nel controllare ogni forma di dissenso, il dittatore faceva leva sulle divisioni tradizionali in un Paese senza identità nazionale, nato per decisione degli Occidentali dato il caos susseguente la fine del Califfato.
      A questo scopo, i cristiani erano il fiore all’occhiello, i testimonial di un regime in cerca di legittimazione agli occhi degli Occidentali e delle più vaste platee internazionali.Ciò nonostante, quando Saddam Hussein è finito nella polvere in cui è stato sepolto con tutti i disonori, i cristiani sono stati bersagliati dai “resistenti” come e più di tutti gli altri, essendo abituati a adattarsi, a cercare compromessi data la loro secolare condizione di mafiosamente protetti e cioè, dhimmi: costrettti a fare i vasi di coccio in mezzo ai vasi di ferro e fuoco, sono divenuti, per opera degli stessi che li “proteggevano” come delicato prodotto d’esportazione mediatica per le vetrine di tutto il mondo, da uccellini canterini del grisou a capri espiatori.
      Sotto Saddam, agli sciiti era proibito, per limitarci a questo, anche recarsi in pellegrinaggio collettivo a Kerbala, Nayaff e altre città sedi di santuari della Shya. Caduto Saddam, l’introduzione delle elezioni era una brutta novità occidentale, per i sunniti: gli sciiti – tradizionalmente ostili alla pretese sunnite e cioè, saudite di guida della Umma – sarebbero divenuti maggioranza e i sunniti, minoranza: cosa che non garbava a esponenti e base clientelare dell’ex regime. Gli attentati, perciò, hanno preso di mira, “patriotticamente”, tutti: sciiti, curdi, cristiani, yazidi; sciiti in marcia verso un santuario e cristiani che andavano o assistevano alla messa; gente che andava a lavorare e gente che andava a votare; massaie al mercato; studenti che andavano a scuola; operai al lavoro in un cantiere; gente che festaggiava l’inaugurazione di un acquedotto o il ripristino di una centrale elettrica; dottori e medici che curavano i feriti di attentati suicidi o con autobombe; personale amministrativo; disoccupati che cercvano un alvoro arruolandosi nell’esercito o nella polizia; insomma, i “resistenti” erano così patrioti che non dimenticavano nessuno.
      Quello che il mistificatore dimentica o finge di dimenticare, invece, è che quelli che sono definiti, mistificando una volta di più, “resistenti”, sono gli stessi che oggi combattono contro l’attuale governo iracheno: e che, quindi, dopo essere stati “patriottici”, ora e cioè, di punto in bianco, si sarebbero fatti convincere, stando ai complottismi paranoici, a fare i jihadisti per conto dello stesso Occidente. Questo, però, fintanto che i jihadisti non si “rivoltano” contro l’Occidente e l’Arabia Saudita. Nel qual caso, vengono ritenuti formidabili combattenti per conto non del solo popolo iracheno o musulmano, ma dei popoli di tutto il mondo. E comunque, altra capriola o contorsione doppiamente carpiata, il Gran Muftì dell’Arabia Saudita sconfessa come “eretici” i jihadisti del’Isis: e allora, l’Arabia Saudita trona nel campo dei buoni, decurtando a diade la “triade diabolica”; mentre non basta all’Occidente giudicare che, eretici o meno, i jhadisti sono terroristi: sempre il male è occidentale.
      Queste distrorsioni mentali e contorsionismi complottistici spiegano perché, per i mistificatori filo-islamisti di scena in questo blog, i jiahdisti e terroristi siano “resistenti”, con un’altra mistificazione che trasforma in democratici difensori della libertà assassini che si sono formati all’interno del Baath iracheno, di cui era leader Saddam Hussein e il Baas siriano, una sorta di bene patrimoniale della famiglia Assad, entrambi direttamente rampollati dai partiti arabo-islamici alleati e fiancheggiatori del nazimo, cui si ispirarono. E di fronte a questa gigantesca mistificazione, si spiega anche il tentativo di trasformare chi eliminava quanti più terroristi possibile in ciò che non ripeterò; mentre ripeterò ancora con orgoglio:
      W CHRISTIAN KYLE|

      mentre emarginazione, repressione, torture, continuavano,

  16. Fog_auld says:

    Urge fare un po’ di controinformazione sulle balle infamanti raccontate a proposito dell’Iraq. Indecorosamente copio-incollo questo articolo di Leonardo Olivetti,

    Controstoria di Saddam Hussein
    Di Leonardo Olivetti – 19 dicembre 2013

    Quando si parla dell’Iraq contemporaneo non si può fare a meno di pensare alla controversa figura di Saddam Hussein. Il Raìs iracheno è uno dei massimi oggetti di demonizzazione dell’Occidente, accusato di ogni sorta di crimine e usato come archetipo della tirannide. Ma alle costruzioni propagandistiche degli agiografi dell’imperialismo americano, non corrispondono i fatti; Saddam Hussein fu uno dei più geniali e lungimiranti leader mediorientali degli ultimi anni, capace di guidare un paese dalla rovina alla prosperità, di non arrendersi alle minacce e all’arroganza stranieri, per nulla responsabile di quelle “atrocità” tanto vilmente accostate alla sua figura.
    Quando Saddam Hussein prese in mano le redini del paese mediorientale, aveva di fronte a sé una situazione molto deteriorata, insicura e sottosviluppata economicamente, culturalmente e socialmente. Il Raìs iracheno risollevò l’Iraq dalla miseria, creando un regime prospero e culturalmente avanzato. L’alfabetizzazione, nel 1973, era solo il 35%; solo nove anni più tardi, le Nazioni Unite dichiararono l’Iraq “libero dall’analfabetismo”, con una popolazione alfabetizzata superiore al 90%, ed una percentuale del 100% di giovani che andavano a scuola. Due anni dopo, nel 1984, le stesse Nazioni Unite ammisero che “il sistema educativo dell’Iraq è il migliore mai visto in un paese in via di sviluppo”. Il sistema scolastico iracheno era anche tra i migliori al mondo per qualità; il tasso di studenti promossi era maggiore che negli altri paesi arabi, e il governo di Saddam, dal 1970 al 1984, spese solo per l’educazione il 6% del PIL, pari al 20% del reddito annuo del paese. In pratica, il governo di Baghdad spese per ogni singolo studente circa 620$, una cifra altissima per un paese in via di sviluppo. E questo dopo che Saddam Hussein era l’uomo forte di Baghdad da solo un decennio. Più tardi, dal 1976 al 1986, gli studenti delle scuole elementari crebbero del 30%, le studentesse femmine del 45%, sintomo della crescente emancipazione femminile, e il numero delle ragazze che studiavano era il 44% del totale, quasi in parità con il sesso maschile. Un altro risultato del fervore culturale importante nell’Iraq di Saddam Hussein è quello ottenuto nell’ambito universitario; l’Università di Baghdad, fondata nel 1957, ebbe oltre 33 mila studenti tra il 1983 e il 1984, l’Istituto Tecnico oltre 34 mila, l’Università di Mustansirya oltre 11 mila. Queste cifre altissime, che manifestano la fioritura culturale dell’Iraq ba’athista, portarono il New York Times, nel 1987, a battezzare Baghdad come “la Parigi del Medio Oriente”.
    Dal 1973 al 1990 furono costruiti migliaia di chilometri di strade, si completò l’elettrificazione, e si istituirono un sistema sanitario ed un sistema scolastico completamente gratuiti. Le infrastrutte in Iraq sotto tutte opera della leadership di Saddam Hussein; la maggior parte degli aeroporti ora operanti in Iraq sono stati costruiti da Saddam Hussein (l’aeroporto internazionale di Basra, quello internazionale di Erbil, quello di Baghdad), la maggiore autostrada del paese (la cosiddetta “Freeway 1”, lunga 1.200 chilometri) fu costruita a partire dal 1990. Saddam Hussein si è reso molto popolare in Iraq anche per i suoi continui viaggi, negli anni ‛70, in tutto il paese, per assicurarsi che ogni cittadino avesse a disposizione un frigorifero e l’elettricità, una delle basi ed una delle più grandi vittorie del Partito Ba’ath in Iraq. La sanità irachena era tra le migliori nella regione; la mortalità infantile passò da 80 persone ogni 1.000 abitanti nel 1974, a 60 ogni 1.000 nel 1982, fino a 40 ogni 1.000 nel 1989. La mortalità al di sotto dei cinque anni calò da 120 bambini ogni 1.000 nel 1974, a 60 ogni 1.000 nel 1989. Il sistema sanitario iracheno era anche tra i migliori qualitativamente: dicono l’UNICEF e l’Organizzazione Mondiale della Sanità che “a differenza di altri paesi più poveri, l’Iraq ha sviluppato un sistema occidentale di ospedali all’avanguardia che usa procedure mediche avanzate, e ha prodotto fisici specialisti”. Prima del 1990, sempre secondo i rapporti dell’OMS, avevano accesso a cure mediche gratuite e di alta qualità il 97% dei residenti urbani e oltre il 70% di quelli rurali, percentuali infinatamente alte se confrontate con quelle di altri paesi in via di sviluppo.
    La distruzione dell’Iraq fu decisa al Pentagono e cominciò con le sanzioni economiche del 1990. Poco si parla degli effetti di queste sanzioni sul popolo iracheno. Parlando a livello di morti, si potrebbe dire che si trattò di un vero e proprio genocidio. Nel periodo 1991-1998, a causa delle fortissimi limitazioni imposte dagli Stati Uniti e del conseguente fallimento dell’economia irachena, morirono circa mezzo milione di bambini, stima l’UNICEF. E non solo: sempre secondo l’UNICEF a causa delle sanzioni degli anni ‛90, la mortalità nei primi cinque anni di vita raddoppiò e raddoppiò anche quella infantile. Bellamy, funzionaria dell’organizzazione, ha constatato che “se la riduzione della mortalità infantile che si era verificata negli anni ‛80 fosse proseguita anche negli anni ‛90, ci sarebbero state mezzo milione di morti in meno”. Può essere certamente plausibile quanto scrissero John e Karl Müller nel 1999, cioè che le sanzioni economiche “possono aver contribuito a causare più morti durante il periodo post Guerra Fredda che tutte le armi di distruzione di massa nel corso della storia”. La sanità irachena calò in qualità, dicono sempre Müller, dato che, a causa delle sanzioni, “l’importazione di alcuni materiali disperatamente necessari era stata ritardata o negata a causa delle preoccupazioni che avrebbero potuto contribuire ai programmi di armamento di distruzione di massa dell’Iraq. Forniture di siringhe sospese a causa delle paure legate alle spore di antrace”. Sempre nel campo medico “le tecniche medico-diagnostiche che utilizzano le particelle radioattive, una volta comuni in Iraq, erano vietate per effetto delle sanzioni e i sacchetti di plastica necessari alle trasfusioni di sangue ristretti”. A definire queste tremende sanzioni come un “genocidio di fatto” ci ha pensato anche Denis Halliday, coordinatore umanitario delle Nazioni Unite in Iraq. Questa gravissima tragedia voluta dall’amministrazione americana, fu, successivamente, anche considerata “giusta” da Madeleine Albright. Nella sua più controversa intervista, il 12 maggio 1996, il Segretario di Stato è intervistato da Lesley Stahl al programma 60 minutes:
    – «Abbiamo saputo che mezzo milione di bambini sono morti. Intendo dire, più bambini di quelli che morirono ad Hiroshima. E, pensa ne sia valsa la pena?»
    – «Pensiamo che sia stato un prezzo giusto da pagare.»
    Non contenta dell’apologia di un crimine contro l’umanità, Albright ha poi accusato l’intervistatrice di “fare propaganda irachena”. E tutti questi morti e questa miseria per delle armi che Saddam Hussein non aveva mai avuto. Il primo passo per distruggere il più progredito stato mediorientale si concluse con un prezzo di vite altissimo, ma non fece crollare l’Iraq ba’athista.
    Saddam Hussein aveva ancora una forte base di potere e godeva di un ampio sostegno, anche se si è cercato di far credere che fosse “odiato dal popolo e prossimo al collasso”. Il leader iracheno sapeva bene che con l’inizio delle sanzioni “era iniziata la madre di tutte le battaglie”, come egli stesso proclamò al mondo il 17 gennaio 1991. Infatti, senza cedere alle pressioni americane, egli proseguì la sua battaglia per un Iraq indipendente fino a che l’America non fu costretta ad intervenire direttamente. Dopo la creazione della fasulla “Asse del male” iniziò una delle più grandi operazioni di false flag che la storia ricordi: George W. Bush inventò di sana pianta la storia dei legami con al-Qaida e delle armi di distruzione di massa, e mentre lanciava assurdi slogan bellici («Saddam merita questo!»), si creava anche la storia dei “massacri” attribuiti ai ba’athisti iracheni. Mentre la notizia delle armi di distruzioni di massa si è oramai rivelata una falsità, diverso è il caso per le notizie dei “massacri” e dell’uso di armi chimiche di Saddam, che ancora riscuotono un gran successo mediatico.
    Si disse che Saddam Hussein perseguitò i curdi, e, nella sola città di Halabja, ne fece uccidere 5.000 o più, nel marzo del 1988. Tuttavia furono ritrovati solo 300 corpi, e la cosa è tutt’altro che sicura; si pensa che la storia dell’attacco chimico a Halabja sia “ormai appurata”, eppure è l’America stessa a fornire le prove che scagionano Saddam. Il Dipartimento di Stato americano ha mostrato vari rapporti che mostrano che l’Iraq non ha mai posseduto quel gas, a base di cianuro; in tanti anni, la CIA non aveva mai reperito questa arma tra gli arsenali iracheni, mentre era presente nell’esercito iraniano. Il mondo non è mai stato convinto della storia: la CIA, l’US Army War College, Greenpeace, Stephen Pelletiere (principale analista della CIA del 1988), Jude Waniski (giornalista e prestigioso commentatore di notizie economiche), l’Historical Report del corpo dei Marines hanno tutti accusato l’Iran, ed hanno tutti ritenuto “infondata” l’accusa rivolta a Saddam Hussein. Stephen Pelletiere scrisse a tal proposito: «Per quanto ne sappiamo noi, tutti i casi in cui il gas fu usato corrispondono ad una battaglia. Queste sono tragedie di guerra. Forse possono esserci giustificazioni per l’invasione dell’Iraq, ma Halabja non è tra queste», ed ebbe cura di precisare, nello stesso articolo, che apparve sul New York Times:
    «…la verità è che tutto quello che sappiamo è che i curdi quel giorno ad Halabja furono bombardati con gas velenoso. Non possiamo dire con assoluta certezza che furono armi chimiche irachene ad uccidere i curdi. Questa non è la sola stortura della storia di Halabja.
    Io lo so perché, come capo analista politico della CIA sull’Iraq durante la guerra Iran-Iraq, e come professore al Collegio Militare di Guerra dal 1988 al 2000, ero a conoscenza di molto del materiale segreto che fluiva attraverso Washington e che aveva a che vedere con il Golfo Persico. Inoltre ero a capo di una investigazione militare del 1991 sul come gli iracheni avrebbero combattuto una guerra contro gli Stati Uniti; la versione segreta di quel dossier esplorava con dovizia di dettagli l’affare Halabja.
    Quello di cui siamo sicuri circa l’uso del gas ad Halabja è che successe durante una battaglia tra le truppe irachene ed iraniane. L’Iraq usò armi chimiche per ammazzare gli iraniani che avevano preso la città, che si trova nell’Iraq settentrionale, non lontano dal confine iraniano. I civili curdi che morirono ebbero la sfortuna di essere presi in quello scambio. Ma non erano loro il bersaglio degli iracheni.
    Ma la storia si intorbidisce. Immediatamente dopo la battaglia la DIA investigò e produsse un resoconto segreto, che circolò per conoscenza tra la comunità dell’intelligence. Quello studio accertò che era stato il gas iraniano ad uccidere i curdi, non quello iracheno.
    L’agenzia trovò che ambedue le parti usarono armi chimiche l’una contro l’altra nella battaglia di Halabja. Tuttavia lo stato in cui furono trovati i corpi dei curdi indicava che furono uccisi con un veleno che agiva sul sangue, cioè un gas a base di cianuro, che si sapeva veniva usato dalle truppe iraniane. Gli iracheni, che si pensa usassero l’iprite in battaglia, non erano soliti usare gas che agiva sul sangue, in quel periodo.
    È da molto tempo che questi fatti sono di pubblico dominio, ma, stranamente, ogniqualvolta il caso Halabja è citato, di questo non se ne parla. Un articolo controverso apparso sul New Yorker lo scorso marzo non faceva alcun riferimento al resoconto della DIA, né considerava che potesse essere stato gas iraniano ad aver ucciso i curdi. Nelle rare occasioni in cui se ne parla, ci si specula sopra, senza prova alcuna, che fosse per favoritismo politico dell’America verso l’Iraq nella guerra contro l’Iran.»
    Secondo la versione suggerita dal New Yorker, e data per vera da Bush, il generale Alì Hassan al-Majid avrebbe ordinato all’aviazione irachena di sganciare bombe chimiche su Halabja. Ma Patrick Lang, uno dei maggiori analisti della DIA (la Defense Intelligence Agency americana), confermò che i due schieramenti che si contendevano la città, quello iracheno e quello iraniano, si scambiano bombe chimiche con mortai, e che l’aviazione non fu mai chiamata in causa. All’inizio, l’intera amministrazione americana accusò l’Iran della responsabilità, dato che era in corso la guerra Iraq-Iran e gli Stati Uniti supportavano la prima fazione; tuttavia, quando il nuovo bersaglio divenne Saddam Hussein, la versione venne stravolta, e fu invece accusato Saddam Hussein, così da “provare” l’esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq, far approvare le sanzioni, ed avere un qualche motivo propagandistico per invadere l’Iraq nel 2003.
    Nel novembre del 2003, gli Stati Uniti dichiararono che erano stati rinvenuti 400.000 corpi in fosse comuni dell’Iraq del Sud, da attribuirsi a Saddam. Ma ci pensò Tony Blair, nel giugno del 2004, a dover ammettere che Bush “aveva parlato in modo inappropriato”, perché solo 5.000 corpi erano stati rinvenuti. Solo qualche tempo dopo, altre fonti dimostrarono che erano dei morti civili causati dall’aviazione statunitense durante l’operazione Desert Storm nel 1991. Purtroppo tutto questo cadde nell’oblìo, e si decise di non divulgare più niente su questo argomento.
    Saddam Hussein non abbandonò mai il suo popolo come fu detto. Questa operazione propagandistica era volta a screditare Saddam agli occhi degli iracheni. Si disse che era stato trovato nascosto in un buco a Tikrit. In realtà questa storia è totalmente priva di fondamento. Un marine libanese che aveva preso parte all’operazione per catturare Saddam, Nadim Rabeh, dichiarò nel 2005 (anche se si cercò di coprire la sua versione) che Saddam fu ritrovato “in una modesta casa di un piccolo villaggio, non nel buco dove si disse. Lo catturammo dove una feroce resistenza, e fu ucciso anche un marine sudanese”. Rabeh disse che il Raìs iracheno in persona aveva iniziato a fare fuoco contro di loro dalla sua finestra, e che si fermò dopo che gli fu detto di arrendersi perché era circondato. Rabeh disse anche che “più tardi un team militare di tecnici di ripresa assemblò il film del buco in cui sarebbe stato catturato che era in realtà un pozzo abbandonato”. Saddam, al suo processo, espresse una versione che combaciava con questa. Un colonnello dell’esercito iracheno a riposo che partecipò al processo disse, sulla sua cattura e sulla sua resistenza attiva:
    «La biancheria di Saddam appariva molto pulita dando l’impressione che egli non avesse potuto stare in un buco. Nel periodo in cui avevano detto di averlo catturato non vi sono datteri, ma le palme che si vedevano nei filmati mostratici portavano datteri e questo non è possibile. La mia casa è nel quartiere di Adhamiya e io ho effettivamente visto Saddam nella sua ultima famosa apparizione pubblica dopo che Baghdad era già caduta: egli stava in piedi sul cofano di un’autovettura, sorrideva alla gente intorno a lui che lo incitava mostrandogli la fedeltà di sempre. Saddam era alla testa delle truppe durante la battaglia dell’aereoporto. Secondo quello che ho sentito aveva guidato molti attacchi contro gli americani.»
    In realtà, Saddam Hussein combatté fino alla fine, non si arrese né si nascose, e godette sempre del sostegno del popolo iracheno. Il 9 aprile 2003, conosciuto come il giorno della “caduta di Baghdad”, egli fece la sua ultima apparizione pubblica, circondato da una folla in delirio, qualche decina di migliaia di persone che lo sollevò dal tettuccio della sua macchina affinché potesse parlare alla folla. Parla degli ultimi giorni di Baghdad e del ruolo di Saddam Hussein anche una ex Guardia Repubblicana, che disse:
    «Mentre stavo sparando con i miei compagni, all’improvviso, trovammo Saddam Hussein con molti dei suoi assistenti dentro l’aeroporto. Fummo davvero sorpresi perché non ci aspettavamo una simile cosa, ma Saddam venne avanti e prese un RPG e se lo mise sulle spalle ed iniziò a sparare anche lui. Ci raccogliemmo intorno a lui e lo pregammo di mettersi da parte e lasciare noi a combattere perché se fossimo stati uccisi noi eravano comuni ufficiali, ma se lui fosse stato ucciso avremmo perso il nostro leader. Saddam si rivolse a noi e disse, “Ascoltate, io non sono meglio di chiunque tra voi e questo è il momento supremo per difendere il nostro grande Iraq e sarebbe grandioso essere ucciso come martire per il futuro dell’Iraq”.»
    In un sondaggio del novembre 2006, condotto dal Iraq Centre for Research and Strategic Studies e Gulf Research Center, alla domanda se “si stesse meglio con Saddam o ora”, il 90% disse che si stava meglio meglio prima, e solo il 5% disse di preferire la situazione odierna. Un vero e proprio plebiscito. Per descrivere l’Iraq invaso dagli yankee, l’Iraq ipocritamente definito “libero”, non ci sono parole più precise di quelle usate da Riverbend – Blog da Baghdad:
    «Non esiste alcuna maniera per descrivere la perdita di cui abbiamo fatto esperienza con questa guerra e questa occupazione. Non esiste compensazione per la densa nube nera di paura che penzola sulla testa di ogni iracheno. Paura degli americani nei loro carri armati, paura delle pattuglie della polizia con le loro bandane nere, paura dei soldati iracheni che indossano le loro maschere nere ai checkpoint.»
    Per quanto riguarda il processo di Saddam Hussein, una delle più grandi finzioni giudiziare degli ultimi anni, sarebbe fin troppo lungo elencare gli errori, le mancanze giudiziare e le assurdità. Basti ricordare che il primo giudice fu costretto a dimettersi perché permetteva a Saddam di parlare e sembrava troppo equo, e ne subentrò uno che mostrava una totale tendenziosità; molte volte Saddam fu allontato dall’aula senza motivo, gli avvocati difensori espulsi, testimoni a difesa torturati, furono distrutti vari video mostrati dalla difesa, ed in soli due giorni la corte disse di aver letto le 1.500 pagine della deposizione della difesa. La condanna a Saddam Hussein fu nient’altro che una montatura, un processo politico per liquidare un uomo scomodo, umiliare fino in fondo quell’implacabile nemico dell’Occidente, accusato di ogni sorta di crimine e screditarlo agli occhi del suo popolo che, invece, era ancora affezionato a lui. Delle ottime parole per descrivere l’ultimo giorno di Saddam Hussein prima della sua impiccagione furono quelle usate da Malcolm Lagauche: «Oggi, Saddam Hussein è l’uomo più libero dell’Iraq, nonostante sia dietro le sbarre. La sua mente è limpida e la sua integrità incredibile. Attende la morte con dignità. Non una sola volta ha ceduto sotto tortura o pressione. Anche quando gli fu offerta dagli USA una tessera per “uscire gratis di prigione” se avesse fermato la resistenza, Saddam rifiutò di capitolare.»

    • Raider says:

      Urge ricovero immediato dei paranoici che ritengono “patrioti e martiri” i jihadisti che ammazzavano e che gente come Chris Kyle spazzava via dalla faccia della terra, i soliti copincollisti che continuano col programma, svolto alternandosi nell’ufficio troppo faticoso di inviare quanto hanno raccolto nelle discariche complottiste che sono soliti frequentare, di “occupy Tempi.it.”: per cui non si prendono neppure il disturbo di fare un riassunto con le proprie parole di quello che, lo abbiano letto o no, vorrebbero che gli altri leggessero per star dietro a quello che dice chi pensa per loro.
      Certo, se la Redazione non rimuove queste montagne di ciarpame che ha lo scopo di delegittimare le pagine online della rivista che li ospita mentre tentano di farne il reader’s digest del complottismo, basta non leggere. Visto che il contributo di idee dei complottisti e mistificatori a un dibattito “sereno” – caspita! – si esaurisce nell’incapacità di argomentare, ma non nell’opera di copincollaggio, basta ignorare quello che, a turno o terna, si premurano di ammassare per ammazzare ogni discussione che non sono in grado di sostenere. Intanto, alla faccia di tolla e ayatollah, una volta di più,
      W CHRISTIAN KYLE!

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Nissan propone per il 2018 un restyling di X-Trail che rinnova senza rivoluzionare. Le forme vengono riviste e la lunghezza complessiva aumentata a vantaggio di un bagagliaio più grande. Propulsore e meccanica rimangano invariate. Andiamo a scoprirla

L'articolo Prova Nissan X-Trail 1.6 dCi 130 CVT 2WD Tekna proviene da RED Live.

Sulla breccia da 39 anni, la Classe G ha saputo resistere alle mode puntando su robustezza, affidabilità e su alcuni clienti... "importanti"

L'articolo Classe G, la storia “sporca” della off road Mercedes proviene da RED Live.

DNA OFFROAD Al Salone di Detroit 2018 la Casa della Stella ha presentato la Nuova Mercedes Classe G. Che non ha tagliato in modo brusco i ponti con il passato e – tranquilli –  non si è rammollita: a lei, le SUV moderne fanno davvero un baffo. Nel senso che la G continua ad essere […]

L'articolo Nuova Mercedes Classe G 2018: nel solco della tradizione proviene da RED Live.

Seppur presentato nel 2016, il sistema di trazione integrale della Focus RS è tutt’oggi una soluzione ingegneristica avanzata ed è raro trovarne una descrizione chiara e completa. Siete sicuri di avere capito come funziona? Leggete per scoprirlo!

L'articolo Magia elettronica! La trazione integrale della Ford Focus RS proviene da RED Live.

In attesa della prova ecco le prime informazioni sul test che ci vedrà a Valencia in sella alla nuova Ducati Panigale V4

L'articolo Ducati Panigale V4 in attesa della prova proviene da RED Live.

MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download