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«Tfa buona soluzione transitoria, ma il reclutamento è da ripensare»

marzo 8, 2012 Carlo Candiani

Michele Faldi, Università Cattolica: «Non è una soluzione definitiva al problema dei laureati che vogliono entrare nel mondo della scuola».

Sull’avvio del Tfa (Tirocinio formativo attivo), voluto dal Ministero dell’Istruzione, tempi.it ha avviato un giro di commenti tra esperti e responsabili di associazioni di operatori scolastici. Dopo un esperto di leggi (Cominelli), un preside di liceo (Pellegatta), la presidentessa regionale lombarda di Diesse (Ferrante), il segretario regionale lombardo della Cisl Scuola (Colombini), è ora il turno di una voce dall’università: il dottor Michele Faldi, direttore della Didattica, Formazione post-laurea e Servizi agli studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. «Direi che la definizione giusta per questo avvio del Tfa sia “boccata d’ossigeno”. A dire il vero non è la soluzione complessiva al problema dei laureandi o laureati che vogliono entrare nel mondo della scuola, ma è una soluzione transitoria per tutti i laureati che non hanno potuto usufruire delle scuole di specializzazione per l’insegnamento alle superiori (Ssis), chiuse nel 2008.

Le graduatorie attuali sono di diversa entità: si parla di liste di abilitati in materie tecniche, praticamente deserte
È la punta dell’iceberg di una situazione confusa, di cui nemmeno gli uffici ministeriali e le sovraintendenze scolastiche regionali hanno un quadro preciso. Lo scorso giugno 2011 ho partecipato, come esponente dell’Università Cattolica, a una serie di tavoli preparatori al Tfa in Regione Lombardia. Seduti al tavolo con me c’erano i rettori di tutte le università del territorio lombardo e in quell’occasione tutti gli atenei hanno dato la propria disponibilità all’attivazione dei Tfa. Ma ci sono università, per esempio il Politecnico, in cui pochissimi laureati scelgono la carriera scolastica. Ecco perché alcune graduatorie sono davvero striminzite.

La sensazione è che il sistema scolastico italiano abbia bisogno di una riforma completa e complessa, soprattutto in materia di reclutamento.
Il problema dell’abilitazione è solo un punto da cui partire per introdurre qualche novità nel mondo della scuola. Negli ultimi mesi è stato il problema del reclutamento a tenere banco, assieme all’ipotesi di separare i due processi: l’abilitazione, che si acquisirebbe con Tfa e Laurea Magistrale, e il reclutamento, che invece è da ripensare totalmente e che porterebbe una maggiore autonomia nelle Regioni e nelle scuole.

Qual è l’iter che porta al Tfa?
Il tirocinio è una pratica sul campo che vedrà protagoniste le scuole, che per prima cosa dovranno siglare convenzioni con le università. Una volta che il ministero decide la data per il test preliminare d’ingresso le università dovranno indire un bando, probabilmente super affollato, e successivamente si passerà alle selezioni. E i tempi sono strettissimi.

Come vive l’università la situazione di percorsi di studi “ingolfati” che condannano i laureati a un precariato a vita?
È un problema non secondario: i giovani continuano a scegliere percorsi che li condurranno all’insegnamento, vissuto sempre più come impiego e sempre meno come ripiego rispetto a una carriera mai decollata. Se c’è vera passione non si può desistere di fronte alle oggettive difficoltà che incontreranno.

La politica ha delle responsabilità?
Molte, soprattutto per quanto riguarda abilitazione e reclutamento. Attualmente il ministro Profumo sta lavorando per rimettere in sesto un sistema che fa acqua da tutte le parti, speriamo che in futuro si possa fare ancora di più.

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1 Commenti

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