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Tasi. Gonfiate le aliquote e confermate le scadenze, solo le detrazioni alle famiglie sono sparite

dicembre 16, 2014 Redazione

Per una famiglia su due la nuova imposta è più salata dell’Imu: altro impegno tradito dal governo. La nota del Forum delle associazioni familiari nel “Tax Day”

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del Forum delle associazioni familiari relativo al pagamento della Tasi, in scadenza oggi.

Le famiglie italiane hanno a che fare in queste ore con la seconda puntata della farsa Tasi, oggetto sconosciuto arrivato dal nulla a bastonare e spremere 15 milioni di famiglie e che va ad aggiungersi (mentre avrebbe dovuto sostituirle) ad altre tasse che almeno erano entrate nella consapevolezza popolare.

Non solo la pressione fiscale, invece di calare, continua a salire ma ci troviamo a navigare nel caos più completo. Tempo di vacche grasse per i commercialisti che dopo i medici ed i dentisti sono diventati la categoria più ricercata e necessaria. Ma chi non può farsi carico anche della spesa del tecnico e che magari non sa ricercare nei siti dell’Agenzia delle entrate quelle neanche troppo abbondanti e chiare spiegazioni?

Il governo si era impegnato a mantenere l’incidenza della Tasi sotto quella dell’Imu. Non ci abbiamo creduto neanche per un attimo. Ed infatti per una famiglia su due (per la precisione per il 54%) il conto è più salato dell’Imu del 2012.

Colpa delle aliquote (quella media applicata nei Comuni capoluogo è del 2,63 per mille ma un terzo dei capoluoghi ha puntato direttamente sul massimo consentito, il 3,3 per mille) ma anche di come quelle aliquote vengono applicate. L’Imu, con tutti i suoi difetti, prevedeva detrazioni parametrate alla famiglia (200 euro forfettari, più 50 di detrazione per componente). Una logica virtuosa che abbiamo apprezzato e visto sparire nell’espace d’un matin.

In teoria i Comuni avrebbero potuto innalzare l’aliquota della Tasi solo a patto di utilizzare le maggiori entrate per riconoscere detrazioni alle famiglie. Nel caos federalista di questa legge nessuno sa che fine abbiano fatto. I sindaci non le rivendicano (e questo la dice lunga) e il governo tace anche se dovrebbe perseguire le amministrazioni locali che non hanno rispettato la norma. L’unica cosa certa è che l’aliquota è rimasta. E la scadenza di una tassa che molti, anche in buona fede, ignorano, pure.

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