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Spagna a rischio default. «I 100 miliardi della Bce non bastano»

luglio 20, 2012 Daniele Ciacci

Tempi.it intervista Andrea Giuricin, esperto di economia spagnola, in merito alla situazione della penisola iberica. «Il tracollo della Spagna rischia di portare a fondo anche l’Italia».

Ieri il Consiglio dei ministri spagnolo ha approvato una legge fortemente restrittiva. Si è deciso di stipare nelle casse dello Stato oltre 60 miliardi di euro in due euro, abolendo una serie di prerogative del contratto degli impiegati pubblici – come la quattordicesima fino al 2015 – e proponendo un aumento dell’Iva dal 18 al 21 per cento. Nonostante il salvataggio bancario Ue-Bce da 100 miliardi, e il maggior tempo concesso da Bruxlles per ridurre i deficit, la Spagna non è riuscita ad ottenere la fiducia dei mercati, rischiando il default. Tempi.it intervista Andrea Giuricin, ricercatore presso l’Istituto Bruno Leoni ed esperto di economia iberica.

I giornali stanno descrivendo un panorama apocalittico.
E hanno ragione. La situazione è estremamente delicata e complessa. Dopo che il Consiglio dei ministri ha approvato un taglio della spesa e un aumento della tassazione per riportare nelle casse statali 65 miliardi di euro in due anni, i sindacati e gli indignados si sono uniti per manifestare il 19 luglio in ottanta delle principali piazze della città spagnole. In tutto, si sarà trattato di centinaia di migliaia di persone.

Quali erano le piazze dove il clima era più teso?
In particolare, a Madrid e a Barcellona. Ma tutta la penisola è compromessa. Nonostante i tagli decisi dallo stato, l’aumento dell’Iva e il blocco della quattordicesima per i dipendenti pubblici, lo spread continua a marciare oltre i 600 punti. La disoccupazione tocca quasi il 25 per cento della popolazione, e un giovane su due non riesce neppure a trovare un lavoro. La vera ragione per cui Rajoy deve provare imbarazzo è perché non sta attuando misure atte a salvare veramente lo stato.

Si spieghi meglio.
Il problema non sono solo i tagli. Il settore bancario è talmente esposto agli attacchi che i 100 miliardi dati dall’Ue per migliorarne la condizione non servono a nulla. Per riuscire a far respirare le banche ne servirebbero almeno il doppio, poiché l’attivo dei crediti tossici si avvicina a quella cifra. E anche se Madrid afferma che il deficit pubblico arriverà al 3 per cento nel 2014, i mercati sono impauriti dalla possibile scomparsa dell’euro.

Eppure, il ministro dell’Economia spagnolo Cristobal Montoro ha dichiarato che «se la Bce non ci avesse aiutati, il paese sarebbe già fallito».
Le dichiarazioni di Montoro sono troppo forti. A mio parere, quelle parole vanno interpretate alla luce della realtà politica e dei referenti ai quali erano rivolte. Il ministro parlava in Parlamento, e quella frase serviva a far digerire i tagli all’opinione pubblica, incensandoli come necessari. L’alternativa, invece, sarebbe stata diversa. I titoli di stato sarebbe entrati sui mercati finanziari con tassi diversi, e non con il tasso molto basso garantito dall’Ue. La situazione per la Spagna sarebbe stata più complessa, ma non sarebbe fallita senza i danni dell’Ue.

E l’asta dei titoli di stato non è andata a buon fine?
No. I livelli di tassi sono elevatissimi, e si sta accorciando la distanza tra i rendimenti dei buoni a breve periodo e quelli a lungo periodo. Insomma, se la differenza è molto limitata, significa che i mercati prevedono il medesimo rischio di fallimento tra due e tra dieci anni. Non c’è più fiducia nell’euro, e il tracollo della Spagna rischia di portare a fondo anche l’Italia.

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