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«Solo Dio conosce il nostro futuro». Per non farsi dominare dalla paura ci vuole fede

novembre 7, 2017 Piero Gheddo

La soluzione allo scenario apocalittico di una società che per timore del domani si autodistrugge, viene da una persona semplice, ma di saggezza umana e cristiana

Padre Piero Gheddo in Papua Nuovo Guinea

Parlo con un caro amico, Roberto Beretta, giornalista di Avvenire e gli chiedo: Nel tuo lavoro tu intervisti molte persone di ambienti diversi, dimmi qual è oggi il sentimento prevalente nella società italiana.

«Senza dubbio la paura, l’ansietà, il timore del futuro. Paura di perdere il lavoro, di non avere euro abbastanza, del terrorismo di matrice islamica, dell’instabilità politica del nostro paese. Non si sa come sarà il nostro futuro e si ha paura. Sono convinto che il successo di dimensioni impreviste del referendum sull’autonomia della Lombardia è un segno che la borghesia lombarda ha votato non per una scelta politica, ma per mettere uno scudo che ci difenda dall’invasione dei migranti, dall’islam violento, dalle tasse dei governi nazionali, eccetera. La paura blocca la società, non si fanno più figli, si diventa un po’ tutti più egoisti».

La soluzione a questo scenario quasi apocalittico, di una società che con la paura del futuro si autodistrugge, viene da una persona semplice, ma di fede e di saggezza umana e cristiana. Chiedo alla signora Maria Barbato, infermiera nella casa di cure e di riposo in cui mi trovo, e madre di due figlie ormai sposate, se ha paura di tutti questi pericoli che ci minacciano. Lei risponde:

«Perché dovrei aver paura? Solo Dio conosce il mio futuro. Mi fido di lui. Anche nella mia famiglia abbiamo molte difficoltà, ma grazie a Dio abbiamo conservato la fede. Guai se non avessimo la fede! Nel tempo di gravi sofferenze in famiglia, io sarei impazzita».

La Fede e la Vita in Cristo danno Speranza
Ecco il nostro titolo: “Solo Dio conosce il nostro futuro. Mi fido di Lui”. Infatti Gesù dice (Matteo 6,31-33):

«Non preoccupatevi troppo dicendo: “Cosa mangeremo? Che cosa berremo? Come ci vestiremo?”. Sono quelli che non conoscono Dio, che cercano sempre tutte queste cose. Il Padre nostro che è nei Cieli sa che avete bisogno di tutte queste cose. Voi cercate il Regno di Dio e fate la sua volontà e tutto il resto Dio ve lo darà in sovrappiù. Perciò non preoccupatevi troppo per il domani. Ad ogni giorno basta la sua pena».

La parola di Gesù, e le due situazioni del nostro tempo che la confermano, vanno spiegate. Nel Catechismo di san Pio X (1905) ci sono le tre virtù cristiane chiamate “cardinali”, perché sono i cardini, i fondamenti della vira cristiana: Fede, Speranza e Carità. L’una non sta senza le altre due. Se uno dice di avere la Fede e poi ha paura del futuro o si chiude davanti alle necessità dei fratelli, la sua non è una Fede autentica. Dobbiamo tutti pregare con le parole del Breviario romano nella 30esima Domenica del tempo ordinario:

«Dio onnipotente ed eterno, aumenta in noi le la Fede, la Speranza e la Carità, perché possiamo ottenere ciò che prometti e fa che amiamo ciò che comandi. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio che è Dio e vive e regna con Te e con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen».

La seconda enciclica di papa Benedetto XVI, Spe salvi («Spe salvi facti sumus», siamo stati salvati nella speranza, 2007), afferma che la fede dà la speranza della Vita eterna con Dio e anche della felicità umana in questo mondo. Concetto non facile, che in termini più comprensibili significa: senza la Speranza che dà all’uomo il Dio rivelato da Gesù Cristo, che è Amore, l’uomo stesso non può vivere bene, perché, come scrive il Papa:

«Solo quando il futuro è realtà positiva, diventa vivibile anche il presente… Chi ha speranza vive diversamente, gli è donata una vita nuova» (n. 2).

Il cristianesimo non è solo comunicazione della “Buona Notizia”, ma infusione della forza della Fede che dà la Speranza nella Vita eterna e nella Provvidenza divina in questa vita. La Speranza cristiana non è “in qualcosa”, ma “in Qualcuno”: Gesù Cristo, che è morto in Croce per noi e ci ha condotti all’«incontro con il Dio vivente. L’incontro con una speranza che era più forte delle sofferenze della schiavitù e che per questo trasformava dal di dentro la vita e il mondo… Anche se le strutture esterne rimanevano le stesse, questo cambiava la società dal di dentro» (n. 4).

Che idea mi faccio di Dio? Non ci sono popoli atei, tutti i popoli credono in Dio. Solo nell’Occidente cristiano, nel secolo XVIII (1700), è nato l’ateismo, che ha prodotto le due dittature sanguinarie del secolo XX, il nazional-socialismo (nazismo) e il socialismo reale (comunismo).

Jurij Gagarin: «Da quassù non vedo alcun Dio»
Il 12 aprile 1961, alle 9.07 ora di Mosca, dalla base spaziale di Bajkonur in Kazakistan decollava la Vostok 1 (Oriente 1), prima navicella spaziale con equipaggio umano. In 108 minuti compì un’orbita completa intorno alla Terra per atterrare con successo, inaugurando trionfalmente l’era delle missioni celesti. All’interno della capsula, guidato da Terra, c’era l’uomo, “il Cristoforo Colombo dei cieli”. Appena 27enne, Jurij Gagarin dalla moglie Valya aveva già avuto una bambina di due anni, Yelena. La navicella sferica pesava 4,7 tonnellate ed era alta 4,4 metri. La capsula abitata aveva tre oblò, un visore ottico da orientare a mano, una telecamera, la strumentazione per rilevare pressione, temperatura, parametri orbitali e altro. La Vostok 1 compì un’orbita completa intorno alla Terra, viaggiando alla velocità di 27.400 chilometri orari. Alle 10.55 del 12 aprile 1961, dopo 108 minuti dal lancio, Gagarin tornò a Terra sul suolo di una fattoria collettiva nella provincia di Saratov, Russia occidentale.

Gagarin ha fotografato e filmato il nostro pianeta e ha detto: «La Terra è blu… che meraviglia, è bellissima… Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini». La figura del primo cosmonauta venne ampiamente utilizzata dalla propaganda sovietica per confermare l’ateismo di Stato. A Gagarin è stata attribuita da alcune fonti la celebre frase: «Da quassù non vedo nessun Dio». Però la frase non esiste in alcuna registrazione delle comunicazioni fra Vostok 1 e la Terra, pubblicate dall’aeronautica militare sovietica.

In un’intervista rilasciata all’agenzia Interfax nel 2006, l’amico e collega di Gagarin, il colonnello Valentin Petrov, docente presso l’accademia aeronautica militare intitolata allo stesso Gagarin, ha affermato che Jurij era battezzato nella Chiesa ortodossa e credente e che ebbe varie testimonianze dirette di questa sua sensibilità religiosa. Il colonnello è convinto che in realtà fu Nikita Kruscev a coniare la famosa frase sull’assenza di Dio nello spazio. Petrov ricorda che fu il primo segretario del Pcus (Partito comunista dell’Unione sovietica) a dichiarare: «Perché state aggrappati a Dio? Gagarin ha volato nello spazio e non ha visto Dio». Il cosmonauta Aleksej Leonov, compagno e amico di Gagarin, intervistato dalla rivista Foma (n. 4 del 2006) ha riferito che, poco prima del suo volo, Gagarin volle battezzare la figlia Yelena e ha descritto come la famiglia Gagarin celebrava ogni anno il Natale e la Pasqua, oltre ad avere in casa icone e immagini religiose.

La Paura del futuro si vince amando Dio
Nel Catechismo di san Pio X (1905), fatto a domanda e risposta, si leggono queste affermazioni che inquadrano bene la nostra Fede:

«Dio è l’Essere perfettissimo, Creatore e Signore del cielo e della terra.
Dio è potenza, sapienza e bontà infinita.
Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo:
Dio conosce tutto, anche i nostri pensieri.
Dio è in ogni luogo… Dio conosce tutto, anche i nostri pensieri… Dio è bontà infinita».

Noi viviamo immersi in Dio. Qualsiasi cosa noi facciamo o pensiamo, Dio ci vede e penetra anche nelle intenzioni più profonde del nostro cuore. Egli è «bontà infinita» e, come ci ha insegnato Gesù, è «il Padre nostro che sta nei cieli». Noi siamo sempre nelle braccia di Dio, come un bambino vive nelle braccia di sua madre. E Dio ci ama molto più di nostra madre, perché è «sapienza e bontà infinita». Ecco il volto di Dio che Gesù ci ha presentato con la sua stessa vita.

Gesù ha detto: «Non abbiate paura, Dio conosce anche il numero dei vostri capelli» (Matteo 19,30). E poi ancora: «Voi sarete odiati da tutti per causa mia, ma neppure un capello cadrà dal vostro capo» (Luca 21,18). Dio è sempre infinitamente più grande di quanto noi possiamo comprendere o immaginare. Noi sappiamo solo che «Dio è Amore» (1 Giovanni 4,16). Possiamo entrare nel fantastico, affascinante e gioioso mistero di Dio, solo amandolo e amando il nostro prossimo come noi stessi, così come il Signore Gesù ha amato noi. Solo così vinciamo la Paura del nostro incerto Futuro. Ci fidiamo di Dio.

Tratto dal blog di padre Piero Gheddo

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