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Sako: Non basta condannare il terrorismo islamico. Bisogna fermare chi lo finanzia e lo giustifica

febbraio 6, 2015 Redazione

Partecipando a un convegno con il presidente della Repubblica, il patriarca dei caldei ha detto che «le religioni sono le vere vittime, perché stanno morendo cristiani, musulmani, sabei, yazidi, arabi, curdi»

iraq-shutterstock_223182262Articolo tratto dall’Osservatore Romano – «La condanna in sé non è abbastanza. Bisogna cominciare a porre in atto i rimedi, partendo dal bloccare le risorse finanziarie all’estremismo e al terrorismo. E smantellare questa terribile cultura, i suoi teorici e i suoi sostenitori, dando vita a una nuova cultura, aperta e positiva, che rispetta le diversità e le visioni differenti». È quanto ha sottolineato il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël i Sako (nella foto sotto al convegno di Tempi, ndr), intervenendo a un simposio organizzato nei giorni scorsi a Baghdad, nel contesto della Settimana dell’armonia fra le religioni. Per il patriarca — riferisce AsiaNews — è necessario cambiare il programma di insegnamento della storia e della religione nelle scuole, e non solo, valorizzando l’elemento positivo e l’importanza del rispetto che è contenuto all’interno di ciascuna fede. «Dobbiamo essere uniti — ha spiegato Sako — e fare qualcosa prima che sia troppo tardi».

sako-incontro-tempiAl simposio hanno partecipato anche il presidente della Repubblica irachena, Fuad Masum, il primo ministro Haidar Al Abadi, il presidente del Parlamento, Salim Al Joubour, deputati, ministri e ambasciatori.

Nel suo intervento, il patriarca di Babilonia dei Caldei ha criticato duramente coloro che sfruttano la religione per finalità criminali e terroristiche: «Si tratta di azioni violente e dobbiamo smettere di dire che sono fatte in nome di Dio, perché Egli dice che non dobbiamo uccidere, non dobbiamo rubare. Le religioni — ha avvertito — sono le vere vittime, perché stanno morendo cristiani, musulmani, sabei, yazidi, arabi, curdi». Per Sako, è tempo di respingere la cultura della morte, mettere fine a conflitti e disaccordi, diventare promotori di una vera riconciliazione che «possa salvare il Paese e il suo popolo» da uccisioni, migrazioni, ruberie di beni personali e distruzione di infrastrutture.

Nei giorni scorsi aveva inviato una lettera pastorale ai fedeli iracheni esortandoli a «restare uniti», ad «amare la nostra Chiesa e lottare per la sua rinascita e per contribuire alla sua risurrezione».

Sul piano spirituale la lettera si sofferma a considerare le sofferenze della comunità: «è un periodo difficile per la Chiesa, ma di sicuro essa uscirà più forte e più pura». E facendo riferimento alla recente consacrazione di due nuovi vescovi, il patriarca spiega che si tratta di «un segno di rinnovata speranza per la Chiesa caldea. In questo momento dobbiamo restare vicini agli sfollati di tutte le denominazioni, che stanno soffrendo, sono preoccupati e spaventati. Usiamo tutte le nostre risorse per rafforzare il loro spirito e per nutrire la speranza nei cuori. Il male non ha futuro. E di certo la tempesta passerà».

«Noi — prosegue la lettera — siamo qui oggi, con la nostra esperienza e la nostra fede, quali agenti di cambiamento e testimoni attivi di speranza. Siamo guardiani della nostra missione. Stiamo portando una storia e un messaggio. Non perdiamo questa opportunità. Pregate per la Chiesa, per la pace in Iraq e nella regione, e per il bene dei nostri fratelli e sorelle sfollati, per il loro rapido ritorno alle loro case».

Intanto, fonti di Ankawa.com a Mosul riferiscono che i miliziani del cosiddetto Stato islamico (Is) hanno aperto uno “speciale mercato”, nel quale vengono messi in vendita beni e oggetti appartenenti ai cristiani, abbandonati durante la fuga e finiti nelle mani dei terroristi. Gli oggetti sarebbero stati presi all’interno delle abitazioni, ora occupate da famiglie musulmane. Vi sarebbero anche beni e oggetti sacri rubati dalle chiese della città. Testimoni riferiscono che il mercato si chiama Spoils of Nasara (il bottino dei cristiani) ed esporrebbe televisori, frigoriferi, apparecchi elettrici e altri oggetti di largo consumo.

Foto Iraq da Shutterstock

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9 Commenti

  1. Yusu_f scrive:

    Le foto di Mc Cain con i tagliagole dell’ISIS, le dichiarazioni del Generale francese Vincent Desportes che accusa direttamente gli Stati Uniti, le foto del premier sionista Benjamin Netanyahu che andava a visitare in ospedale in Israele i militanti feriti in Siria dell’Isis , le dichiarazioni della Clinton sugli accordi con i Fratelli Musulmani, qualche indizio su chi ha creato questa situazione che, come dice giustamente Sako, fa delle religioni le vere vittime effettivamente lo dà.

    • Raider scrive:

      Quello col nome giusto è qui a ripetere le solite paranoie e cumuli di cose sbagliate. Effettivamente, l’idea che non abbia idea di quello che dice, la dà.

      • Menelik scrive:

        Infatti.
        Basta vedere da che fonti vengono le notizie.
        Fonti di una attendibilità più unica che rara.
        Quella dei feriti daesh ricoverati in ospedali israeliani è stata messa in giro dagli Iraniani, i quali l’avrebbero presa da una delle tante fonti libanesi.
        Tutta gente che ha fatto della guerra ad Israele il loro scopo di vita.
        Anche fonti che ha intrufolato dentro vengono da hackeraggio telematico.
        Attendibilità prossima a zero.
        Islamico o grillino?

    • Leoncavallo scrive:

      @Yusu_f

      ” le foto del premier sionista Benjamin Netanyahu che andava a visitare in ospedale in Israele i militanti feriti in Siria dell’Isis”

      Sì, ho visto anch’io quella notizia e le foto riportate da SANA (Syrian Arab News Agency) che a sua volta cita il website Israeli Walla.

      Complimenti anche all’agenzia iraniana IRIB che ha diffuso la notizia. Importante non essere nelle mani delle sempre più inattendibili fonti occidentali o del SITE della Katz.

      • Raider scrive:

        Anche senza sapere nulla di Rita Katz né di Site, il fatto stesso che ne parlino male i filo-islamici complottisti paranoici e mistificatori in combutta, pronti a elogiare le loro fonti di rifornimento delle frottole che spacciano qui per conto e nell’interesse dell’Islam, fa di Rita Katz e di Site due fonti assai più attendibili di agenzie di stampa al servizio di un regime tirannico, liberticida e jihadista come l’Iran e di tutti gli altri equivalenti nel mondo arabo al servizio cancellazione della presenza cristiana dalll’Islamistan, della distruzione di Israele e dell’islamizzazione dell’Occidente.

        • sal scrive:

          Ma come sei mainstream, invidio la sicurezza delle tue opinioni.

          • Raider scrive:

            Lei ha poco da invidiare, in fatto di mainstream; ma, se è per il mainstream, guardi verso La Mecca, come, se non ricordo male, lei ha sempre fatto. Per l’invidia, invece, si rivolga a don Sciortino, che di sicurezza ne sa qualcosa.

  2. Ale scrive:

    Quanto rende l’industria delle armi, dove hanno sede legale e/ o produttiva tali industrie?! I proprietari di tali industrie hanno trovato gente “facile da armare e muovere all’odio” e se questi ultimi non si danno una svegliata e smettono di ricorrere alla violenza, perché vittime reali o presunte, non se ne esce. Purtroppo hanno personaggi e un libro che “giustifica” l’omicidio, per cui loro ammazzano cristiani, yazidi e ora si ammazzano anche tra musulmani sunniti e sciiti…mentre qualcuno nuota nei soldi. Piuttosto a Imam che “giustificano” questo IS andrebbe tolta la possibilità di fare l’Imam. Ma il governo fa lo gnorri…e ora TUTTI gli Imam condannano l’IS ma prima?! Ci sono tanti video in rete e non capisco perché se uno incita all’odio e indirettamente anche ad uccidere possa continuare a fare l’Imam in Italia.

    • Jens scrive:

      La verità è solo una: quando si tratta di palanche, gli interessi comuni vengono sempre dopo.

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