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Riforma della scuola. Caro presidente Renzi, scommetta sempre sull’aspettativa di noi studenti

settembre 13, 2014 Chiara Ainio - Bernardo Cedone - Riccardo Sturaro

Lettera aperta al premier firmata dagli ideatori di #scuolaincorso, la prima inchiesta su educazione e speranze dei giovani promossa da alunni di istituti milanesi

«La scuola può essere un luogo da cui ripartire in questa crisi generale? Può essere il luogo del riscatto?». Sono le domande che sul finire dello scorso anno scolastico hanno ispirato un’inchiesta condotta da alcuni ragazzi milanesi, realizzata con un questionario diffuso nelle scuole e sfociata in un’assemblea a cui hanno partecipato un migliaio di studenti. Da tre liceali promotori di quella iniziativa riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera aperta al presidente del Consiglio. 

Carissimo presidente Matteo Renzi, siamo tre studenti liceali di Milano. L’anno passato, insieme ad altri studenti di licei e istituti tecnici milanesi, abbiamo condotto un’inchiesta giornalistica tesa a conoscere la realtà della scuola nella nostra città e a verificare se qui fosse possibile il riscatto per la crisi del nostro tempo. Così è nata #scuolaincorso. Attraverso i risultati di oltre mille questionari abbiamo incontrato le perplessità, le aspettative e i desideri degli studenti nei confronti della scuola. Alcuni passaggi del testo della riforma rispecchiano gli esiti della nostra inchiesta.

Primo fra tutti, la centralità del rapporto tra studente e professore. «Esiste – recita un paragrafo del documento La buona scuola – il rischio che le nuove funzioni legate all’autonomia abbiano distolto l’attenzione dal compito specifico della professionalità che è, e sempre resterà, la relazione con lo studente». Dalla indagine emerge che la scuola, ridotta all’osso, coincide con questo rapporto tra alunno e maestro. Il professore può considerare i ragazzi come vasi da riempire o fuochi da accendere. E qui si gioca la partita della scuola.

buona-scuolaDai professori «ci si aspetta che non insegnino solo un sapere codificato (…), ma modi di pensare (…), metodi di lavoro (…) e abilità per la vita e per lo sviluppo professionale nelle democrazie moderne». Presidente, la stragrande maggioranza degli studenti è d’accordo con lei. Lo testimonia il desiderio di abbattere la barriera tra scuola e vita: a lezione non si cerca un sapere fine a se stesso, ma un metodo per dialogare con tutta la realtà.

Il dato emerso dalla nostra inchiesta è la presenza di un inaspettato capitale di speranza: il desiderio di ogni studente di vivere a scuola, e non sopravvivere. Questa positività già in atto è il presupposto da cui partire. Siamo consapevoli che nessuna riforma potrà mai assicurare la buona scuola perché, in fondo, l’educazione è una questione di libertà: della disponibilità di professori e studenti.

Tuttavia crediamo che le riforme possono e devono favorire in ogni modo l’aspirazione alla bellezza e alla conoscenza di ciascuno studente. Incentivare la meritocrazia, sostenere la ricerca didattica e snellire la burocrazia sono tutte misure che sembrano andare nella giusta direzione. Nel frattempo ci auguriamo che anche nel concretizzare le proposte elencate nel documento La buona scuola, lei e il governo continuiate a scommettere sull’aspettativa di ogni studente.

Chiara Ainio
Bernardo Cedone
Riccardo Sturaro

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