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Riforma della giustizia. Obiettivo portare i processi civili da tre a un anno. Per tutto il resto, invece, si può aspettare

agosto 28, 2014 Redazione

Le posizioni dei partiti di maggioranza e opposizione sono ancora lontane. Ecco perché è ancora troppo presto per parlare di intercettazioni e responsabilità civile dei giudici

Prosegue l’attesa per il Consiglio dei ministri di domani in cui l’esecutivo, come ha spiegato il premier Matteo Renzi a Tempi,  dovrà varare tre importanti riforme: scuola, giustizia e “sblocca-Italia”. Ma proprio la riforma della giustizia, che è una di quelle famose riforme strutturali «non più rinviabili», per usare le parole del presidente della Bce Mario Draghi, sembrerebbe aver incontrato qualche ostacolo. «Ci sono opinioni e approcci diversi su prescrizione e intercettazioni» all’interno della maggioranza, ha dichiarato il ministro Andrea Orlando dopo aver incontrato gli esponenti di Pd e Ncd, riporta l’Avvenire. E anche il Corriere della Sera scrive di una certa «distanza politica» tra i due partiti. Mentre secondo Forza Italia, l’ipotesi di riforma «è totalmente inadeguata», hanno scritto il presidente dei deputati Brunetta e il capogruppo in commissione Chiarelli. «Manca l’accordo sulle priorità», aggiunge il Sole 24 Ore. E per questo motivo, secondo il Giornale, «sarà varata solo la responsabilità civile delle toghe».

TANTI I NODI IRRISOLTI. «Agli Alfaniani – scrive il Corriere – non va bene il modo in cui il governo vuol mettere mano alla prescrizione». La bozza di riforma prevede che rimanga la legge ex Cirielli, con i tempi calcolati sul massimo della pena aumentato di un terzo, ma congela i tempi all’arrivo della prima condanna; ci sono, infatti, due anni per il secondo grado, e l’appello dovrà essere fatto in quei tempi oppure il reato si estinguerà, più un altro anno di bonus per la Cassazione. In caso di assoluzione i bonus di sospensione vengono riassorbiti nel conteggio. Ncd vorrebbe maggiori obblighi per i giudici di celebrare secondo e terzo grado in tre anni, pena la responsabilità disciplinare.

RESPONSABILITA’ CIVILE. Un altro tema che divide gli schieramenti è quello della responsabilità civile dei giudici. La bozza prevede la responsabilità indiretta dei magistrati, cioè che a pagare il danno sia lo Stato; ma il giudice riconosciuto colpevole deve risarcirlo, fino alla metà dello stipendio di un anno. Forza Italia, invece, vorrebbe il risarcimento commisurato al danno. Ancora «in alto mare», poi, secondo il Sole, sono «due aspetti penali della riforma della giustizia: criminalità economica e intercettazioni, su cui le forze politiche sono molto divise. Sul fronte criminalità economica si punta a introdurre il reato di autoriciclaggio e a reintrodurre quello di falso in bilancio. Il secondo punto deve regolare la diffusione delle intercettazioni».

COSA RESTA DELLA RIFORMA? È anche per questo motivo che l’esecutivo sembrerebbe indirizzarsi verso la soluzione di un decreto legge, che dovrebbe ricevere l’ok dal consiglio dei ministri di domani, in cui saranno contenute le norme su: riduzione dei tempi della giustizia civile e dimezzamento degli arretrati. Mentre al governo dovrebbe essere concessa una delega, tramite un disegno di legge delega, che dovrebbe ricevere il via libera domani, con le linee guida sulla responsabilità civile dei magistrati. Un altro ddl, infine, verrà solo discusso, e i suoi tempi restano da definire, per quanto riguarda le nuove regole del processo penale.

SOLO GIUSTIZIA CIVILE. Solo di riforma della giustizia civile, dunque, e non di quella penale, dovrebbe trattare il consiglio dei ministri di domani. Per di più, senza che una riforma organica venga di fatto presentata, nemmeno di quella civile, perché, le novità, come ha twittato il premier Renzi in persona, riguardano solo alcuni aspetti della giustizia civile: «Il nostro obiettivo – ha scritto Renzi – è dimezzare entro mille giorni l’arretrato del civile e garantire processi civili in primo grado in un anno anziché in tre come oggi». Riducendo a 20 giorni la chiusura estiva dei tribunali. Che oggi, invece, si fermano dal 1° agosto al 15 settembre.

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