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Quanto peseranno le nuove tasse? Pesenti: «Le cifre sono gonfiate»

gennaio 3, 2012 Carlo Candiani

Secondo Federconsumatori, la manovra del governo Monti costerà la cifra di 2.100 euro annui ad ogni nucleo familiare. Intervista a Luca Pesenti, direttore dell’Osservatorio dell’esclusione sociale: «La manovra è pesante ma le associazioni di consumatori gonfiano le cifre, usate poi per fare speculazione politica»

Secondo Federconsumatori, la manovra del governo Monti costerà ad ogni famiglia la cifra di 2.100 euro annui. «È difficile sapere con certezza l’aggravio economico per famiglia che questa manovra procurerà. Certo è che essendo la fonte un associazione di consumatori, la cifra può essere un po’ gonfiata e poi diventa utilizzabile come palla di cannone per una certa speculazione politica» dichiara a Tempi.it Luca Pesenti, direttore dell’Osservatorio dell’esclusione sociale che opera in Regione Lombardia. «Ciò non toglie che questa manovra è pesante».

Quindi secondo lei queste cifre sono soggette a strumentalizzazione?
«Siccome sono il risultato di una generalizzazione, possono essere manipolate a piacimento, a volte in modo evidente, a volto in modo più subdolo. Il classico esempio è quello della “povertà relativa”: come dato tecnico ha un suo perché, ma quando entra in possesso dei quotidiani o dei media in genere, acquista un valore assoluto, drammatizzando oltre misura il dato stesso».

Lei è anche un esperto di welfare, una manovra così pesante era inevitabile?
«Dovremmo conoscere la vera situazione dei conti pubblici, mi fido di economisti come il prof. Campiglio e affermo che probabilmente non lo era. Da almeno tre anni il ministro Tremonti andava dicendo che bisognava spostare la tassazione dalle persone alle cose, ma fino ad oggi si è visto l’inasprimento della pressione fiscale sulle cose, senza che questo abbia portato minimamente ad un ritocco della pressione fiscale sulle persone, anzi, ora aumenteranno le addizionali Irpef degli enti locali, aumento che si ripete ormai da qualche anno».

Quella di Monti è una manovra recessiva?
«Senz’altro! È un cane che si morde la coda: il Pil diminuisce, con la relativa diminuzione di entrate fiscali da parte dello Stato: questo vuol dire che tra un anno, dopo mesi di recessione, il governo dovrà fare un’altra manovra pesante. Insomma, rischiamo di entrare in una spirale mortifera, che si combatte solo abbassando le tasse sui soggetti fisici, facendo riprendere lo sviluppo».

L’unico dato certo è che la famiglie si stanno impoverendo davvero e anche chi ha un lavoro, oggi rischia. È ancora possibile sottovalutare questi fatti?
«Da molto tempo esiste il fenomeno dei “working poor”, cioè persone che pur lavorando sono sotto la soglia di povertà. Queste si aggiungono a chi un lavoro non ce l’ha. È un dato di fatto, anche se bisogna intenderci: non è in realtà un’erosione dei ceti medi, come qualcuno afferma, ma un peggioramento di vita di chi è già in difficoltà. La vera preoccupazione è che questa manovra, reintroducendo l’Ici (ora Imu), e aumentando la tassazione in generale, causerà difficoltà anche ai ceti medi.

Proprio coloro che dovrebbero creare ricchezza.
«È veramente incomprensibile: questa manovra colpisce ancora una volta la stessa categoria sociale: i ceti medi, non avendo più una propria rappresentanza politica omogenea, sono sempre di più palle da cannone da sparare in bocca all’austerity delle finanze pubbliche, lasciando indenni tutti gli altri. In definitiva, io personalmente non mi ritrovo né tra chi è contrario “integralisticamente” ad una patrimoniale, né tra chi ha “festeggiato” perché in questa manovra la patrimoniale non è stata introdotta. Se non l’hanno fatta è perché in cambio i ceti medi hanno subìto la reintroduzione dell’imposta sulla prima casa: quindi la patrimoniale è stata introdotta, ma colpisce soprattutto i ceti medi. Questo è lo scandalo, altro che equità!».

Lei è direttore dell’Osservatorio dell’esclusione sociale in Lombardia, che cosa succederà quest’anno nella Regione più produttiva d’Italia?
«La Lombardia ha subìto di più la crisi, in proporzione, essendo un’economia avanzata, ma proprio per questo ha avuto meno contraccolpi di tipo sociale. L’aumento di difficoltà economica è stato ridotto rispetto al resto del Nord e soprattutto al resto d’Italia, ed è un segnale positivo. Segnalo, però, che per un cittadino milanese la situazione sta diventando un po’ più complicata sotto la nuova amministrazione Pisapia, che da quando è presente non ha fatto altro che aumentare tasse e balzelli vari. Anche il varo della famosa “Area C” nasconde una strategia che non ha come obiettivo di diminuire il traffico, ma di obbligare più persone ad usare i mezzi pubblici. Così, le casse comunali, attraverso le tariffe Atm già “adeguate”, verranno rimpinguate».

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