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«Per Pisapia le moschee sono un problema urbanistico. E parla solo con “certi” islamici»

febbraio 17, 2012 Leone Grotti

Intervista a Matteo Forte, consigliere comunale di Milano e conoscitore della realtà islamica meneghina, che spiega a tempi.it che cosa sta combinando la giunta Pisapia sull’islam e le moschee: «Non sta dialogando con le associazioni islamiche indicate dallo Stato, ma con emanazioni di quei fondamentalisti dell’Ucoii. Perché? Semplice: ideologia e clientelismo».

«La giunta Pisapia sta affrontando il tema delle moschee a Milano in modo molto ideologico e riduttivo. Il problema non è solo urbanistico: qualcuno crede che in viale Jenner, con tutti i guai e le indagini che ci sono state, basti mettere i locali a norma e siamo a posto?». Fin dalla pubblicazione del suo programma, Giuliano Pisapia ha promesso un vero e proprio luogo di culto per gli islamici di Milano. Prima si parlava della costruzione di una grande moschea, ora invece sembra che verranno messi a norma una decina di luoghi già esistenti dove si riuniscono i musulmani. Ma, come spiega a tempi.it Matteo Forte, consigliere comunale del Pdl di 27 anni eletto con ben 1.939 preferenze, il tema è molto più complesso.

La giunta ha deciso dove saranno questi dieci luoghi di culto?
E chi lo sa? Lunedì è uscito un articolo sul Corriere della Sera, affiancato da una bella intervista dove si magnificava la giunta, che parlava di un dossier su 10 piccole moschee di quartiere da mettere a norma. Innanzitutto, nessuno ne sapeva niente, neanche molte associazioni di musulmani con cui sono in contatto. Allora in Consiglio ho espressamente chiesto al vicesindaco Maria Grazia Guida di parlare di questo piano e lei ha negato che esistesse. Ma se anche ci fosse, non mi sembra questo il punto.

In che senso?
Non può essere ridotto tutto a un problema di urbanistica. Per il Comune sistemare un luogo di culto equivale a garantire la libertà religiosa. Per Pisapia è sufficiente mettere a norma le micro-moschee e i centri culturali, farli passare dal sotto scala a sopra la scala, per risolvere il problema. Ma non è così. Che cosa avviene dentro questi luoghi di culto? Vogliamo forse dire che in viale Jenner basta mettere tutto a norma e siamo a posto? Il punto è: chi parla dentro le moschee, chi è l’imam, che cosa dice nei sermoni, incita al terrorismo o al jihad, come vengono trattate le donne?

Eppure il Comune sta dialogando con le realtà musulmane di Milano. È stata istituita la Consulta islamica.
Giusto, parliamo della Consulta. È formata da dieci associazioni, che si sono riunite sotto la sigla Caim, Coordinamento associazioni islamiche di Milano, e altre quattro che non si riconoscono nel Caim e non hanno alcuna intenzione di farlo. Il Comune si vanta di avere incentivato la sua formazione e quindi di avere spinto l’islam a parlare con una voce sola. Peccato che questa voce sia molto particolare. Il Caim è coordinato da Davide Piccardo, candidato di Sel alle scorse amministrative, che è figlio di Hamza Piccardo, portavoce di quei fondamentalisti dell’Ucoii, Unione comunità e organizzazioni islamiche in Italia. Insomma, il Caim coniuga il fondamentalismo dell’Ucoii con personaggi politici vicini alla giunta stessa. Di conseguenza, il Caim è molto politicizzato e il dialogo all’interno della Consulta è compromesso.

Non si può però accusare i musulmani di appoggiare Pisapia.
La domanda è: quali musulmani? Sono tante le associazioni che non si riconoscono affatto con queste persone e che sono arrabbiate perché il Comune non dialoga con loro. Ad esempio Coreis, Comunità religiosa islamica italiana. Oppure Associazione donne in rete, che non è stata accettata perché, pur riunendo molte donne musulmane, non è di natura islamica. Dentro il Caim ci sono quasi esclusivamente sigle che non sono altro che propaggini dell’Ucoii. Il problema, allora, è questo: con chi dialoga il Comune? Stanno legittimando gente che ha poco a che fare con i musulmani presenti in città.

Che cosa avrebbero dovuto fare allora?
Semplice, seguire il solco istituzionale tracciato dallo Stato e dal Viminale. Pochi lo sanno, ma il decreto 23 aprile/2007, frutto di un lavoro bipartisan cominciato da Pisanu e proseguito da Amato, ha portato alla definizione di una Carta dei valori, che è stata sottoscritta da una serie di associazioni musulmane, come Coreis. Questa Carta prevede il rispetto della Costituzione, del valore della donna, della monogamia, della libertà religiosa e di conversione e di molto altro. L’Ucoii non l’ha firmata. Già questo è grave ma ancora più grave è che la giunta dialoga solo con loro. Perché Pisapia non prende in considerazione il lavoro avviato dallo Stato? Dall’interlocutore che legittimi dipendono tante cose.

Lei che cosa pensa? Perché la giunta Pisapia avrebbe legittimato proprio loro?
Ci sono più motivi. Innanzitutto un forte problema ideologico. La giunta non conosce bene come stanno le cose. Tutti sanno che l’islam non è un monolite, ma un mondo molto variegato. Tutti sappiamo cosa sta succedendo nel Nord Africa, dove una rivolta partita con ottime intenzioni rischia di portare a risultati nefasti. Basta vedere gli attacchi che i cristiani subiscono ogni giorno in Egitto dagli estremisti islamici. Ora, noi chi vogliamo aiutare? Con quali musulmani vogliamo dialogare? Con gli estremisti? La giunta Pisapia non vuole considerare queste cose. Secondo problema: questa maggioranza, nonostante il gran parlare su trasparenza, novità, venti che cambiano e Pisapia che è un profeta, si muove secondo la solita logica clientelare. Ci sono molte realtà attorno a Piccardo che hanno sostenuto Pisapia e ora lui le ripaga, considerando solo loro. Gratta gratta, è sempre la stessa storia. Ora però vorrei fare io delle domande.

Prego.
Sotto il grande cappello del dialogo, il vicesindaco Maria Grazia Guida sta portando avanti il confronto con le diverse religioni. Ma io chiedo: perché deve farlo proprio il Comune? Con tutte le associazioni che ci sono a Milano! A quale scopo amministrativo? Questo statalismo è insopportabile. Maria Grazia Guida era abituata a svolgere questo ruolo quando era a capo della Casa della carità, dove secondo me ha lavorato in modo eccellente. Lo dico in modo volutamente provocatorio: ora Maria Grazia è vicesindaco, scelga se svolgere il suo nuovo ruolo o continuare con il vecchio».
twitter: @LeoneGrotti

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