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Qualcosa si muove in Pakistan. Imam condannato per incitamento all’odio religioso verso gli «sciiti infedeli»

maggio 22, 2015 Leone Grotti

Dalla strage alla scuola di Peshawar, sono già 21 le persone condannate e 4.000 quelle incriminate per lo stesso motivo. Nella speranza che il principio sia esteso anche per l’odio contro i cristiani

Un imam è stato condannato in Pakistan a cinque anni di carcere per incitamento all’odio religioso, riporta la Bbc. Nonostante il reato esista da sempre nel paese, magistratura e politica non hanno mai neanche cercato di farlo rispettare, temendo ritorsioni da parte di gruppi estremisti islamici.

«SCIITI INFEDELI». Qari Abubakar, imam di Kasur, vicino a Lahore (Punjab), è stato denunciato e condannato per aver usato la parola «infedeli» per definire tutti gli sciiti. Il caso è sensibile in Pakistan: la maggioranza sunnita della popolazione, circa l’80 per cento, non di rado prende di mira la minoranza sciita. Solo la scorsa settimana, sono stati massacrati su un autobus 45 sciiti a Karachi.

LEGGE INASPRITA. Il leader religioso è stato accusato in base alla legge Anti-terrorismo, modificata e inasprita dopo l’attentato alla scuola di Peshawar del 16 dicembre 2014, quando un commando di talebani ha ucciso più di 150 persone tra bambini e insegnanti. Ogni incitamento all’odio religioso può ora portare a una condanna fino a sette anni di carcere e Qari «ha incitato all’odio nei confronti degli sciiti, gridando slogan nel suo sermone, affermando che gli sciiti sono infedeli», rivela un ufficiale.

4.000 INCRIMINATI. Solo negli ultimi due mesi, a Lahore, almeno sei imam sono stati condannati e incarcerati in casi simili. Nel 2015, secondo il quotidiano pakistano Dawn, 21 persone in tutto sono state condannate in base all’articolo 9 della nuova legge e più di 4.000 incriminate, secondo quanto riferito al Senato dal ministro degli Interni, Nisar Ali Khan.

SOLO I PESCI PICCOLI? Le vittime dell’odio religioso – soprattutto sciiti, indù e cristiani – non si contano e ammontano a migliaia negli ultimi anni. In Pakistan la discriminazione religiosa è un habitus ben radicato nella società. Anche per questo, un editoriale sul quotidiano Dawn si chiede se «azioni simili verranno condotte anche contro i grandi nomi del business dell’odio, o se invece solo i pesci piccoli saranno silenziati». «Questo [provvedimento] è solo una goccia nel vasto mare dell’intolleranza religiosa, ma è ben accetta. Per troppo tempo, è stato permesso che dai pulpiti circolassero narrative piene di odio; questo ha contribuito all’intolleranza religiosa nella nostra società e anche, in certi casi, ai crimini commessi nel nome della fede».

CAMBIARE TESTI SCOLASTICI. Un altro passo invocato dal giornale è la revisione dei testi scolastici: «C’è una specie di trionfalismo religioso che percorre i nostri libri di testo e che calunnia i fedeli di altre religioni». Resta infatti da vedere se questi primi arresti si estenderanno anche a quei casi dove sono i cristiani a soffrire la discriminazione e la persecuzione religiosa, a partire dall’abuso della legge sulla blasfemia. Ancora si è fatto troppo poco, «ma almeno chi diffonde l’odio religioso sta scoprendo che questo può avere delle conseguenze». E in Pakistan, dove per alcuni delitti regna l’impunità assoluta, non è poco.

Foto Ansa/Ap


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