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Quello che l’Occidente continua a non capire della tragedia dei cristiani perseguitati in Iraq e in tutto il Medio Oriente

luglio 30, 2014 Leone Grotti

La lodevole offerta di asilo ai profughi iracheni da parte della Francia e le parole (ignorate) del patriarca Sako: «Non dovete incoraggiare i cristiani a lasciare la regione, ma aiutarli a restare qui»

La Francia è pronta ad aiutare i cristiani iracheni, vittime di «persecuzioni» da parte dei jihadisti, che li hanno cacciati dalle loro case di Mosul. In un comunicato congiunto, i ministri Laurent Fabius e Bernard Cazeneuve hanno scritto: «Veniamo in aiuto degli sfollati che fuggono dalle minacce dello Stato islamico e che si sono rifugiati nel Kurdistan. Noi siamo pronti, se vogliono, a favorire la loro accoglienza sul nostro territorio a titolo d’asilo».

I BISOGNI DEI CRISTIANI. La proposta del governo francese è lodevole, avanzata con tutte le migliori intenzioni, ma dimostra come l’Occidente non riesca proprio a comprendere le esigenze dei cristiani del Medio Oriente. Dei loro bisogni si è da sempre fatto interprete il patriarca caldeo Louis Raphaël I Sako, che da anni ormai ripete: «L’Occidente non dovrebbe incoraggiare i cristiani a lasciare la regione. I governi e le Chiese occidentali dovrebbero piuttosto aiutarci finanziando progetti che facilitino i cristiani a restare qui. Ho visitato 40 villaggi nel nord dell’Iraq. La gente non ha chissà quali bisogni, se non medicine, asili, sementi e più posti di lavoro».

EDUCAZIONE, NON INVASIONE ARMATA. Davanti a queste richieste l’Occidente ha sempre fatto orecchie da mercante, di fatto ignorandole. E ora che i terroristi hanno invaso parte del paese, i cristiani chiedono aiuto anche e soprattutto perché venga trovata una soluzione alla crisi e sia garantita la stabilità politica del paese. Non però come in passato, con un’invasione armata: «Gli Usa sono già stati qui – ha detto il patriarca a inizio mese – e hanno commesso molti errori. E ora regna il caos, la confusione, l’anarchia. Non si può importare semplicemente il modello democratico occidentale». Quello che si richiede ora all’Occidente è di fare pressione su «Iran, Qatar, Turchia ed Arabia Saudita» perché smettano di finanziare i terroristi. E non fornire armi a una delle fazioni (i ribelli) che combattono in Iraq e Siria, come proposto più volte dal presidente della Repubblica francese François Hollande.

«CHI SCAPPA PERDE TUTTO». Se dunque la proposta di offrire asilo ai cristiani iracheni in Francia è un segnale di vicinanza e interessamento, non è però quello che desiderano i cristiani: vivere al sicuro non fuori dall’Iraq, ma dentro l’Iraq. Perché, come dichiarato ancora da Sako a tempi.it, «chi scappa perde la sua storia e una volta che si inserisce nella società occidentale smarrisce la lingua, la morale, le tradizioni, la liturgia, tutto: questi cristiani perdono tutto. E poi se qui abbiamo tante difficoltà, il Paradiso non è certo da voi».

CI RIMETTERÀ ANCHE L’OCCIDENTE. E non saranno certo solo i cristiani a rimetterci: «Una storia di cristianesimo che dura da duemila anni in queste terre sarà interrotta – spiega Sako –, finirà e ci rimetterà tutto il Medio Oriente, tutto l’Iraq e anche i musulmani. Loro infatti perderanno la componente della società più aperta, che si occupa della formazione, dell’educazione e aiuta lo sviluppo di un paese riconoscendo dignità alle donne». La prospettiva di un Medio Oriente sempre più radicalizzato e intollerante non fa certo gola all’Occidente, che non può permettersi la scomparsa dei cristiani. Ecco perché deve aiutarli: a restare però, non a fuggire.

 

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8 Commenti

  1. augusto scrive:

    La Francia di hollande vuole fare l’ennesimo regalo agli islamisti

    • michele scrive:

      Stavolta diamogli il beneficio della buona fede. Non fa altro che perseguire la politica paternalista verso i cristiani orientali della Francia napoleonica (Napoleone III).

      • Orazio Pecci scrive:

        Sì ma so’ passati centocinquant’anni: non sarebbe ora di aggiornarsi un pochino?

        • augusto scrive:

          Sono d’accordo. Orazio , anche perche non credo più nella buona fede del potere politico occidentale, me stiamo vedendo troppe.

    • Andrea (uno dei tanti) scrive:

      Quello che gli articolisti di Tempi continuano a (FAR FINTA DI) non capire è che è impossibile “negoziare” con gli jihadisti e a ragion veduta nemmeno con i “normali” ai quali quando si concede il voto (vedi egitto) eleggono personaggi che al fondamentalismo fanno le fusa.

      Quanto al ” fare pressione su «Iran, Qatar, Turchia ed Arabia Saudita» perché smettano di finanziare i terroristi ” è ovvio che bisogna farlo, ma è un palliativo. In Iraq facevano bombe radiocomandate con telefonini e fertilizzanti, e se non hanno nemmeno quelli passano alle pietre e alle fucilate (intifada).

      Allora, il punto cruciale è questo:

      Siete disposti a eventuali ritorsioni economiche con la leva del petrolio?
      Per difendere i cristiani siamo disposti a interporci con le ARMI?

      Col paradosso che per difendere la cristianità in giro per il mondo alla fine ti tocca pure sparare ed amazzare.

      Quindi piantatela con scemenze tipo Holland, Obama qui e la e c’è chi tira in ballo nei commenti perfino Napoleone

      Il prezzo da pagare per salvare i cristiani in medio oriente è chiaro: altro che veglie, messe e inviti in Vaticano.

      Siete disposti a pagarlo?

      • michele scrive:

        Veramente Tempi non ha mai creduto nella possibilità di trattativa. Leggi bene.

        • Andrea (uno dei tanti) scrive:

          Ho letto bene gli articoli di Grotti e soprattutto di Casadei che ogni due per tre spara a zero su Obama.

          E ho letto le dichiarazioni di Louis Raphaël I Sako, che continua a ripetere che l’occidente non capisce.

          Sarà vero però non credo sia con “..medicine, asili, sementi e più posti di lavoro” che si fermano i jadisti e si eviti l’esodo dei cristiani.

          Forse è lui che non capisce: cosa serve l’asilo e il raccolto se nel villaggio entrano 4 barbuti con un pickup munito di mitraglietta pronti a sfasciare, uccidere, rapire, stuprare?

          Fosse per asili e sementi l’ONU è campione olimpico a fornirli, i fondi si trovano, le domazioni a 2 euro a SMS pioverebbero…

          Insomma, è evidente che c’è un “humus” culturale, un substrato tribale violento connaturato con una certa cultura e, bisogna avere il coraggio di dirlo, con la religione islamica.

          Ma è mai possibile che non ci sia un paese al mondo a religione islamica dominante in cui tolleranza, democrazia, diritto riescano a fiorire?

          Non biasimo Obama nè i cittadini che lo hanno eletto due volte. Due guerre in Iraq, una guerra di tre lustri in Afganistan… Servito a qualcosa?

          Caduto il dittatore di turno Siriani, Egiziani, Libici, Iracheni, Iraniani (meglio lo Scià di Persia o i fanatici che hanno ora?) non hanno trovato di meglio che scannarsi fra di loro e allearsi per scannare i cristiani.

          Michele, hai qualche idea sul da farsi E SUL PREZZO DA PAGARE oltre a citare a vanvera Napoleone III?

  2. Menelik scrive:

    Il pacifismo senza giustizia è un grandissimo inganno, a mio avviso.
    Serve solo a disarmare un popolo per poterlo schiavizzare meglio poi.
    Non sono MAI d’accordo con gli atei che scrivono qua, ma stavolta devo riconoscere che Andrea dei tanti l’ha cantata giusta, che più giusta di così non si può.
    Che vadano pure i guru del pacifismo nostrano, quelli dei convegni col logo della bomba spezzata coi fiori dentro, a parlare agli uomini di Baghdadi, o quelli di Abubakar, vadano pure a dirgli di finire di fare incursioni nei villaggi, massacrare la gente e rapire ragazze per sfoggiarle in burka, o di piantarla col genocidio dei cristiani caldei a Mosul, vadano pure, se ne hanno il fegato.
    Non ci andranno, non temete.
    Se ne stanno belli comodi nella loro Italietta pacifica a disquisire di pace perché fa fino, è così culturalmente all’avanguardia.
    Spero di sbagliarmi, ma sono convinto che non mi sto affatto sbagliando: senza, strumenti atti allo sparo e allo scoppio, sia di uso individuale che collettivo, presto, molto presto, dei cristiani irakeni non resterà che polvere.
    Millenni di civiltà, i popoli delle radici della Bibbia, fin dagli albori del cristianesimo, e l’Occidente sta lì ad aspettare l’evolversi degli eventi facendo finta di niente.
    Gli Americani se ne strafregano del destino dei cristiani, loro sono all’origine di tutto.
    Li capisco che non vogliono intervenire, sono stati già sconfitti, e prenderebbero un’altra batosta.
    Ma io mi chiedo:
    anni fa abbiamo inviato i nostri uomini a Nassirya, abbiamo avuto i nostri morti, e per quale causa? Per partecipare alla guerra economica dell’oligarchia massonica più industrializzata della Terra? Per avere una vocina nella spartizione a guerra ultimata?
    E adesso l’esercito dell’ISIL (non chiamiamoli ipocritamente terroristi, di fatto sono un esercito organizzato, e non sono terroristi di più di quanto lo fossero le SS nel 39-45), combatte con armi anche americane, triangolate con le fazioni della….primavera siriana.
    E l’Occidente, non dico di inviare uomini laggiù, che sarebbe una follia, ma almeno rifornire i massacrandi cristiani con strumenti di difesa, e idem i Curdi – nel Kurdistan irakeno, oltretutto, c’è il centro petrolifero – almeno quello, per potersi difendere, ed eventualmente, morire dignitosamente, da UOMINI LIBERI IN CASA LORO.
    Mi fa ogni mese più schifo questo Occidente invecchiato e benestante, ossessionato di paranoie da Valium, immerso nella sua gretta superficialità.
    La dignità, a volte, passa attraverso i proiettili.
    E’ brutto, ma non vedo alternative.
    In caso contrario, le genti alle radici della nostra comune storia cristiana, saranno polvere.
    E la nostra coscienza, un pozzo aperto sull’inferno.
    Ci dovremmo vergognare.
    Applausi a quel prete francese che ha scritto la N di Nazareni, l’equivalente della stella gialla cucita sui vestiti settant’anni fa, sulla canonica.
    Bravo il prete.
    Ma almeno due paroline alla messa domenicale……mettetevi nei panni di quella gente.
    Almeno poter morire con dignità, dando del filo da torcere al nemico.
    Salvare le ragazze dallo stupro di massa, insegnando loro a difendersi come fanno quelle donne irakene dell’articolo di un paio di settimane fa.
    E, quando tutto è perso, vendere cara la pelle, da uomini e donne LIBERI.
    Liberi, con la coscienza di essere parte di una storia bimillenaria drammatica e grandiosa.
    Altre parole sono inutili.

La rassegna stampa di Tempi

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