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Non c’è più posto per l’ignoranza finanziaria

ottobre 8, 2017 Mariarosaria Marchesano

Parla l’economista Annamaria Lusardi, presidente del Comitato istituito da Padoan per «far conoscere a tutti l’abc della finanza»

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Un portale di Stato per informare e dialogare con i cittadini su risparmio e investimenti. È la prima iniziativa che si accinge a mettere in campo il Comitato per l’educazione finanziaria presieduto da Annamaria Lusardi, l’economista che insegna Finanza personale alla George Washington University negli Stati Uniti chiamata dal ministro Pier Carlo Padoan a elaborare la strategia nazionale in una materia in cui l’Italia è ultima tra i paesi dell’Ocse. In questa intervista a Tempi, Lusardi spiega che la cosa più importante in una prima fase è «impostare una buona comunicazione attraverso un canale informativo che aiuti il Comitato a interagire con i risparmiatori che avranno anche la possibilità di avanzare idee e proposte». Questo gruppo di lavoro, di cui fanno parte quattro ministeri (Mef, Lavoro, Istruzione e Sviluppo economico), e in cui sono rappresentati organismi di vigilanza, Banca d’Italia, associazioni dei consumatori e altri enti, è stato istituito in seguito all’approvazione, nell’ambito del ddl banche lo scorso febbraio, della norma che introduce per la prima volta l’educazione finanziaria nel nostro paese mettendo a disposizione un piccolo stanziamento. Lusardi è un’economista molto apprezzata all’estero. Tra le varie esperienze, ha anche fondato un centro di ricerca di cui è la direttrice accademica (Global Finance Literacy Excellence Center – Gflex) e collabora attivamente con l’Ocse e il suo International Network on Financial Education (Infe), dove guida il loro gruppo di ricerca. Nel suo paese avrà molto da lavorare.

Professoressa, quando saranno pronte le linee guida della strategia nazionale sull’educazione finanziaria?
Abbiamo appena cominciato, ma mi auguro che riusciremo a produrre un primo documento entro Natale. La nostra idea è partire con un percorso di informazione e alfabetizzazione finanziaria, promuovendo un portale internet curato dal Comitato. Abbiamo innanzitutto bisogno di comprendere quali sono le necessità più avvertite dai cittadini e di dialogare con loro, e allo stesso tempo cominciare a diffondere e far comprendere il lessico della finanza.

L’azione del governo sull’educazione finanziaria arriva nel momento in cui il rapporto di fiducia tra cittadini e sistema sembra essersi incrinato in seguito agli scandali bancari. A qualcuno potrebbe apparire quasi un modo per scaricare le responsabilità sui risparmiatori. Cosa ne pensa?
Elaborare una politica nazionale non è una risposta alla crisi di sistema, ma una risposta al mondo che cambia, è una cosa che va fatta a prescindere. Con quest’azione l’Italia si allinea ai 65 paesi del mondo che hanno già impostato una politica in questo settore. Il fatto è che dobbiamo prepararci ad affrontare un futuro sempre più complesso in cui non ci sarà posto per gli analfabeti finanziari, cioè per persone che ignorano anche i concetti base della materia. L’Italia non può permettersi ignoranza in questo senso. L’ignoranza ha un costo molto alto.

Insomma, bisogna portare gli italiani a scuola di finanza…
Sì, per quanto riguarda i giovani. Per chi ha finito il percorso scolastico, troveremo altri modi per far conoscere l’abc della finanza. Ma non vogliamo farne degli specialisti. Se uno insegna letteratura non è perché si aspetta che l’alunno sia poi in grado di scrivere Guerra e pace, ma perché vuole che sappia di che cosa parla l’opera. E poi ricordiamoci: un cittadino informato è uno stimolo per il legislatore. Occorre dare a tutti gli strumenti non solo per fare buone scelte in materia di investimenti, ma anche per affrontare questioni previdenziali e assicurative che oggi sono fondamentali.

In che modo intendete operare?
Il Comitato ha solo poche settimane di vita e ci stiamo concentrando subito su iniziative destinate a tutti, come il portale. Seguiranno iniziative mirate a specifici gruppi, come ad esempio le famiglie, gli anziani, le donne, ma per i dettagli bisognerà aspettare le successive riunioni del Comitato. In ogni caso, occorrerà esprimere una politica coordinata creando una regia unica dei progetti che sono in campo e di quelli che saranno realizzati.

Che cosa pensa del fatto che la legge approvata in Parlamento non faccia alcun riferimento alla consulenza finanziaria indipendente, cioè basata su criteri oggettivi e slegata dalla vendita di prodotti? Questo concetto è raccomandato dall’Ocse e adottato in diversi paesi.
È una domanda che andrebbe rivolta principalmente al legislatore. Abbiamo nel Comitato un rappresentante dell’Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei consulenti finanziari. Studieremo anche iniziative affinché il risparmiatore utilizzi al meglio questa figura.

Pensa che si potrà arrivare a introdurre l’educazione finanziaria nelle scuole facendone una materia d’insegnamento?
Me lo auguro senz’altro. È da lì che si comincia per formare nuove generazioni più preparate ad affrontare il contesto in cui vivono. Un altro fronte su cui bisognerà lavorare è quello femminile.

In che senso?
Spesso le donne all’interno delle famiglie sono i veri decisori di spesa, per tutto quello che riguarda la quotidianità. E per il loro importante lavoro nella famiglia, possono fare da “moltiplicatore” degli effetti dell’educazione finanziaria; donne informate possono trasmettere queste conoscenze ad altri (figli, anziani, e così via).

Foto Shuttestock

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