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Musulmana, atea, protestante e infine cattolica. L’incredibile storia di Derya

settembre 29, 2017 Leone Grotti

Nata in Turchia, dopo il divorzio dei genitori scopri che «l’islam non reggeva davanti a uno sguardo critico». Cercando di portare all’ateismo una protestante si convertì e poi capì che «solo la Chiesa concilia scienza e fede»

islam-cristianesimo

Musulmana, poi atea, protestante e infine cattolica. È il travagliato cammino di fede percorso da Derya Little, autrice turca, oggi residente negli Stati Uniti, del libro appena dato alle stampe Dall’islam a Cristo, nel quale racconta la sua storia. A partire da quando, giovane studente nella scuola pubblica turca della città di Konya, prendeva il massimo dei voti nella recitazione delle sure del Corano, poi però tornava al banco e ad alta voce diceva ai suoi compagni: «Tanto lo sapete che Dio non esiste».

DIVORZIO DEI GENITORI. Little ha sempre avuto una visione idilliaca dell’islam e del profeta Maometto come di «un uomo perfetto». Poi però il divorzio dei genitori, nei primi anni Novanta quando lei aveva 11 anni, la spinse a mettere tutto in discussione: «Il divorzio ha stravolto il mio mondo. Nessuno divorziava a quel tempo. Io sono stata assalita dai dubbi e mi sono chiesta: se i miei genitori mi hanno mentito riguardo al loro amore, non potrebbero avermi mentito anche riguardo alla fede?», dichiara in un’intervista al Christian Post.

ESAMINARE L’ISLAM. I dubbi la spinsero a pregare Allah con ancora più fervore «ma avevo l’impressione che nessuno mi ascoltasse». Così cominciò a rileggere la storia dell’islam, i libri sacri e la vita di Maometto «con occhio critico» e scoprì che «quello non era un tipo di uomo che volevo seguire nella vita». In particolare, fu «il trattamento che riservava alle donne che mi scandalizzò», ma non solo: il matrimonio consumato quando sua moglie aveva solo nove anni, l’uccisione di chi lo criticava, l’enorme ricchezza accumulata dopo le guerre, il trattamento riservato a chi professava un’altra religione e il fatto che «ogni volta che ne aveva bisogno, arrivava un nuovo verso coranico a dare a Maometto tutto ciò che desiderava. Ero giovane, ma avevo ancora gli occhi per vedere che l’islam non reggeva davanti a un esame minuzioso».

CRISTIANI SCREDITATI A SCUOLA. Little fu anche colpita dalla faziosità di quello che le veniva insegnato a scuola: «I manuali ci parlavano delle conquiste di Maometto come di un modo per portare la vera religione a tutti i popoli. E ci facevano credere che tutti i nuovi territori avessero esultato all’arrivo di Maometto, desiderosi di sottomettersi. Solo dopo ho scoperto che si è trattato di conquiste sanguinose, costellate da conversioni forzate. Anche la storia delle Crociate veniva distorta: nessuno mi aveva mai detto che erano cominciate per riconquistare territori finiti sotto il controllo islamico. Era una guerra di difesa ma ogni cosa in Turchia viene distorta per screditare i cristiani».

derya-little-libroMISSIONARIA ATEA. Diventata atea, si convinse che l’unica religione possibile era «la scienza» e si concesse a una vita dissoluta, fatta di relazioni occasionali e alcol. Quando a 19 anni incontrò una missionaria protestante arrivata in Turchia dagli Stati Uniti, alla quale insegnava il turco per racimolare qualche soldo per l’università, decise di convertirla all’ateismo «per illuminarla e liberarla dalle catene della sua falsa fede». Nei tre anni che passò a litigare con la sua nuova amica, scoprì un Dio diverso da Allah e si convinse che la scienza non poteva spiegare tutto. Dio poteva esistere ma c’erano ancora troppe cose che non tornavano. Come l’esistenza del male, ad esempio: «Non avevo mai compreso la nozione di peccato o di libero arbitrio prima di leggere Dostoevsky. Solo dopo aver letto i suoi libri ho compreso che per essere davvero libero, e non uno schiavo, l’uomo deve avere il libero arbitrio, che però implica il male. Per la prima volta ho avuto l’intuizione di un Dio desideroso di essere amato, non solo temuto». A 22 Little si convertì al protestantesimo.

IL «TRADIMENTO» PROVVIDENZIALE. Ma il suo cammino, scrive in un articolo per il National Catholic Register, non era ancora terminato, «ero ancora alla ricerca di casa mia». Little non capiva, ad esempio, come fosse possibile che «l’unica autorità risiedesse nella Bibbia e come si potesse essere certi di essere salvati. Forse che Dio aveva deciso di riprendersi il libero arbitrio dopo il battesimo? E perché Gesù non ci aveva lasciato nessuno per guidarci?». Queste domande ronzarono nella sua testa per anni, fino a quando un suo carissimo amico non si convertì al cattolicesimo. Little, furente per il «tradimento» dell’amico, decise con spirito missionario di provare a salvarlo da quella falsa fede per riportarlo al protestantesimo, così come aveva cercato di salvare la missionaria protestante per trascinarla nell’ateismo. Anche questa volta, si rivelò una “pessima missionaria” perché più approfondiva la dottrina cattolica per contestarla, più ne rimaneva affascinata. La cosa che la stupì di più fu che, al contrario del protestantesimo, «la Chiesa cattolica era in grado di conciliare perfettamente fede e scienza».

«ORA SONO A CASA». «Roma mi stava chiamando perché tornassi a casa e io ho risposto», scrive in conclusione. «Il mio viaggio dall’islam al cattolicesimo non è una strada molto battuta nel mio paese. Eppure Cristo, con grande misericordia e amore, ha aperto il mio cuore e ha inviato i suoi araldi a incrociare la mia strada per guidarmi all’unica vera Chiesa. Finalmente mi sento a casa».

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