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Meeting 2013. Il vescovo di Aleppo e i cristiani in Siria: «Le potenze lavorino per la pace invece di schierarsi»

agosto 12, 2013 Rodolfo Casadei

Intervista a Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo, che a Rimini racconterà la condizione dei cristiani in Siria, le prime vittime della guerra civile: «Vogliamo la pace»

«I siriani vogliono la pace e occorre che le grandi potenze li aiutino a dialogare fra di loro per arrivare a questo obiettivo». È l’unica dichiarazione genericamente politica che si riesce a strappare a monsignor Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo, con una domanda riferita alle sue attese in rapporto alla molto invocata ma sempre più aleatoria Conferenza di Ginevra II, auspicata da molti per rimettere sui binari quel processo di negoziato che si bloccò esattamente un anno fa, dopo lo svolgimento di una conferenza internazionale nella stessa città.
Presidente di Caritas Siria, il vescovo di estrazione gesuita preferisce parlare delle attività caritative a favore della popolazione locale, senza distinzione di affiliazione religiosa: «Caritas ha fissato cinque priorità: i generi alimentari, le cure mediche, la scolarizzazione, gli anziani e l’alloggio. La povertà ha colpito tutti e i bisogni sono enormi».
Invitato a Rimini al Meeting per l’Amicizia fra i popoli, parlerà delle sofferenze che affliggono i siriani dopo quasi due anni e mezzo di crisi politica, cominciata con proteste popolari e poi trasformatasi, soprattutto a partire dal maggio 2012, in guerra civile su larga scala.

Ma sulla natura del conflitto in corso in Siria e sulle cause delle sofferenze che la minoranza cristiana (8 per cento della popolazione prima dell’inizio del conflitto, cioè circa 1,9 milioni di persone) sta patendo, molti si interrogano, cercando di mettere a fuoco situazioni di non facile interpretazione. Senza andare troppo lontani dalla verità, si può dire che la crisi siriana è iniziata come una rivolta politicamente motivata, ma si è trasformata nel tempo in un conflitto confessionale che contrappone la maggioranza sunnita araba alle comunità etniche e religiose minoritarie degli alawiti, cristiani, sciiti, drusi, curdi, armeni, siriaci, eccetera, più una significativa quota di arabi sunniti che si sono avvantaggiati delle politiche del regime della famiglia Assad. A imprimere una connotazione confessionale allo scontro sono stati soprattutto Stati e agenti stranieri che si sono schierati da una parte e dall’altra: Arabia Saudita, Qatar e Turchia, paesi sunniti, dalla parte della Coalizione nazionale siriana dei ribelli, Iran, Iraq ed Hezbollah, soggetti sciiti, dalla parte del governo di Bashar el Assad.

I cristiani nel conflitto
La posizione dei cristiani nel contesto del conflitto in corso è oggetto di controversie. Per quanto riguarda le loro simpatie politiche, si può distinguere fra una maggioranza silenziosa che comprende gran parte del popolo e delle gerarchie, e due minoranze contrapposte molto assertive. La maggioranza si colloca in una posizione neutrale ma di fatto benevola nei confronti del governo in carica, visto come unica garanzia rispetto ai pericoli che un cambio di regime potrebbe presentare per i cristiani se andassero al potere islamisti conservatori o addirittura jihadisti. Le due minoranze sono rappresentate da chi ha fatto una più decisa scelta di campo, e si schiera pubblicamente a favore del governo oppure ha raggiunto le file dei ribelli. Fra questi ultimi i cristiani sono pochi ma molto conosciuti, trattandosi di esponenti delle élite intellettuali come Michel Kilo, giornalista ed esponente dell’opposizione dal 2005, George Sabra, editorialista che oggi presiede il Consiglio nazionale siriano, componente della Coalizione nazionale siriana, e Faiz Sara, altro giornalista e attivista di Damasco. I rari cristiani che prendono parte alla lotta armata sarebbero riuniti nelle Brigate dei Partigiani di Dio. Molto più numerosi i cristiani nelle forze armate, dagli alti gradi fino ai soldati semplici, e quelli che hanno cominciato a creare Comitati popolari locali per la difesa di villaggi e quartieri cittadini a maggioranza cristiana dalle attività dei ribelli; alcuni addirittura sono entrati a far parte delle shabiha, le milizie civili pro-regime.

Anche la domanda intorno alla natura politica oppure confessionale delle persecuzioni di cui i cristiani sono vittime ispira risposte ricche di sfumature. L’organizzazione protestante americana Open Doors International ha commissionato all’analista di politiche mediorientali Nicholas Heras un report sulla vulnerabilità dei cristiani nel contesto della crisi siriana. Nel testo che da esso l’organizzazione ha elaborato si giunge alla seguente conclusione: «I cristiani sono talvolta presi deliberatamente a bersaglio per ragioni politiche, criminali e talvolta religiose. Sono ragioni politiche quando i cristiani vengono associati al regime di Assad e pertanto visti come una parte di chi si oppone politicamente ai ribelli. Sono ragioni criminali quando le comunità cristiane generalmente più benestanti di quelle musulmane diventano facili bersagli di azioni violente. Sono ragioni religiose quando i cristiani diventano vittime degli islamisti a causa della loro fede, anche per il semplice fatto che mostrano i loro simboli religiosi. Bisogna dire che la generale impunità incoraggia sia i criminali sia gli islamisti a perseguire i loro obiettivi dal momento che sanno che qualunque crimine contro i cristiani probabilmente non sarà punito o vendicato. (…) L’analisi dei principali attori politici che sono parte dell’opposizione condotta da Nicholas Heras mostra una predominanza delle organizzazioni islamiste radicali. La portata simbolica del rapimento di due vescovi in aprile e il fatto che la sharia è stata introdotta in molte parti del paese sono eventi significativi».

tempi-meeting-rimini-speciale-copertina«Solo Dio può vincere la violenza»
Monsignor Audo, per parte sua, evoca le difficili condizioni della sua Aleppo. «La situazione è piuttosto dura per la gente in generale, e la prima difficoltà è quella economica: tutto è diventato caro e la valuta siriana ha perso il suo potere d’acquisto in rapporto al dollaro. Aleppo, città di beni culturali e artistici, è diventata una città di povertà e di miseria. La cosa che più tormenta è soprattutto il fatto che non si può più viaggiare senza il rischio di essere sequestrati per un motivo o per un altro. Mentre solitamente l’estate è un momento piacevole per tutti, ricchi e poveri, ad Aleppo, in questi giorni l’estate è avvertita come un tempo di rimpianto e di privazione di tante buone cose. I cristiani sono nelle stesse condizioni di sofferenza di tutti gli altri; dispongono di un po’ più di mezzi grazie alle Chiese che si organizzano e si mostrano solidali con tutti. Scelgono prima di tutto la Siria».
E proprio su come stanno affrontando la crisi attuale le Chiese siriane, Audo dice di essere «testimone della generosità di tanti cristiani e musulmani nel corso di questa crisi siriana. Anzitutto, tutte le Chiese sono attente alle povertà delle famiglie: organizzano aiuti a livello alimentare, medico e scolastico. I giovani cristiani stanno con gli sfollati: preparano pacchi di generi alimentari e fanno un lavoro di volontariato con la Caritas e altri organismi come la Jrs. E i giovani preti diventano animatori di famiglie di profughi musulmani».
Quale sia la via d’uscita da questa crisi, il vescovo non lo sa, ma constata una cosa importante: «La Siria come Stato e il popolo in generale hanno un grande rispetto per tutte le Chiese,  per quella cattolica in particolare e per la persona del Santo Padre che ringraziamo soprattutto quando parla dell’“amata Siria”. Ma sfortunatamente abbiamo l’impressione che questa guerra abbia motivazioni economiche a livello mondiale e che siano sempre i più deboli a pagarne il prezzo».
E al Meeting cosa dirà? «Non ho grandi dichiarazioni da fare per adesso. Al momento mi aiuterà l’ispirazione. Darò qualche testimonianza a partire dall’estrema violenza e odio che vedo, evidenziando che non possono soffocare la dignità umana iscritta da Dio nel cuore di ogni uomo creato a sua immagine. Qualunque deformazione umana non può sopprimere la bellezza e la grandezza dell’essere umano assetato di Dio».

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