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“L’altra faccia del diavolo”: meglio risparmiare 8 euro

marzo 20, 2012 Simone Fortunato

Indifendibile questo horror di serie Z diretto da William Brent Bell che si allontana da qualsiasi verosimiglianza per raccontare una storia ridicola e priva di senso. Un consiglio spassionato per gli amanti del genere: evitate di andare al cinema e consolatevi con “L’esorcismo di Emily Rose”

Fiacchissimo horror demoniaco che disturba l’intelligenza dello spettatore per le stupidaggini dell’assunto iniziale più che per le sequenze, mediamente cruente e comunque già viste. Andiamo con ordine: stilisticamente e concettualmente il film si inserisce nella moda degli horror in soggettiva, inaugurata nel 2007 dal successo clamoroso di Paranormal Activity ma già battuta alla fine degli anni 90 da un film assai discutibile come The Blair Witch Project. Allora il successo era dovuto più che altro alla novità della messinscena, striminzita ed elementare, e a un uso aggressivo della macchina da presa e del montaggio. Anni dopo, esaurito il filone del torture porn con Saw e Hostel, la moda viene riproposta. L’idea è quella del punto di vista apparentemente oggettivo su uno squarcio di vicenda da brividi che viene spacciata per vera. Idea nel contempo semplice e truffaldina: in realtà di vero non c’è un bel niente, nonostante le didascalie a inizio film e le interviste a registi e attori che s’impegnano ad affermare il contrario. Con questo escamotage tanti horror di questo tipo, dal budget ridicolo e dalla tecnica spesso traballante, sono stati realizzati negli ultimi anni: Rec e il suo sequel, ESP- Fenomeni paranormali, Il quarto tipo e ben due sequel di Paranormal Activity (il terzo, ambientato in Giappone non è mai uscito in Italia). I risultati, eccezion fatta per il primo Paranormal e il primo Rec, tecnicamente girati con intelligenza, hanno lasciato ben poco allo spettatore se non una sensazione di già visto.

L’altra faccia del diavolo è il peggiore del genere: la storia, sbocconcellata, prende le mosse da un videotape della fine degli anni 80, reperto della polizia, che riprende la scena del crimine. Due religiosi e una suora trucidati durante il tentativo di esorcizzare una donna, Maria Rossi, poi in tutta fretta fatta rinchiudere dal Vaticano al Centrino, un ospedale psichiatrico romano. Per capire bene la vicenda, anni dopo, la figlia Isabella si mette sulle tracce della madre, accompagnata da un cameraman che vorrebbe raccogliere materiale per un documentario. Confezione sciatta, recitazione così così, colpi di scena ampiamente previsti. La regia di William Brent Bell è piatta e il segno maggiore di questa debolezza sta nel nascondersi dietro troppi punti di vista, la camera fissa della stanza dell’ospedale, la camera a mano dell’operatore, la camera del regista. Il colmo si raggiunge col doppiaggio che gestisce malissimo le doppie, triple e quadruple voci delle varie possedute e che rende ancora più indigesta l’operazione. Fin qui, un giudizio sul comparto tecnico ampiamente insufficiente. Dal punto di vista delle velleità di denuncia contro le istituzioni religiose il film è un autentico ‘scult’. Ad aiutare l’impavida e a dirla tutta un po’ fessa protagonista sono infatti due preti che la ragazza incontra e conosce in una scuola vaticana per esorcista a cui si accede, pare, liberamente. I due preti sono singolari: criticano duramente la Chiesa e il vescovo che non vuole mai riceverli, ammettono di aver trovato nel mondo più prove dell’esistenza del diavolo che non quelle di Dio, praticano gli esorcisti ma in forma privata perché, per loro stessa ammissione, la Chiesa ha da tempo rinunciato a occuparsi delle anime perdute. E così i due eroi, in solitudine e rischiano la scomunica (uno di loro parla perfino di “deportazione” che potrebbero subire se colti dal Potere Vaticano) aiutano la donna che la Chiesa ha abbandonato a se stessa. Baggianate di quarta categoria che suonano grottesche nella didascalia con cui si apre il film e che fa una luce su un’altra verità scomoda della Chiesa. Il Vaticano infatti non ha concesso l’autorizzazione per la realizzazione del film dissociandosene totalmente. E meno male! A dissociarsene ora saranno i fan degli horror demoniaci veri da L’esorcista al memorabile L’esorcismo di Emily Rose: film di paura seri, rispettosi e, soprattutto nel secondo caso, autenticamente religiosi, lontani da quelle barzellette di cattivo gusto e dal fiato corto come sembrano tanto questi horror piccoli piccoli che hanno poco da dire e meno da mostrare.

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