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La Grecia costretta a comprare armi da Germania e Francia. Come lo vogliamo chiamare, ricatto?

febbraio 14, 2012 Redazione

In un articolo apparso ieri sul Corriere della Sera si documentava come il paese ellenico sull’orlo del default continua ad aumentare le sue spese militari. Fregate, sottomarini e caccia sono il pegno che i greci devono pagare a francesi e tedeschi in cambio degli aiuti. Così quest’anno bruceranno il tre per cento del loro Pil.

Ieri un articolo di Marco Nese sul Corriere della Sera raccontava che «i greci sono alla fame, ma hanno gli arsenali bellici pieni. E continuano a comprare armi. Quest’anno bruceranno il tre per cento del Pil (prodotto interno lordo) in spese militari. Solo gli Stati Uniti, in proporzione, si possono permettere tanto» Cosa spinge un paese sull’orlo del default a tali spese? Non certo il timore di attacchi bellici, spiegava Nese citando alcuni media tedeschi, ma le pressioni di Germania (soprattutto) e Francia che, nella sostanza, pongono ad Atene la seguente domanda: volete gli aiuti? Dateci commesse miltari.

Nese racconta che «fino al 2009 i rapporti fra Atene e Berlino andavano a gonfie vele, il governo greco era presieduto da Kostas Karamanlis (centrodestra), grande amico della Merkel. Gli anni di Karamanlis sono stati una vera manna per la Germania. “In quel periodo – ha calcolato una rivista specializzata – i produttori di armi tedeschi hanno guadagnato una fortuna”. Una delle commesse di Atene riguardò 170 panzer Leopard, costati 1,7 miliardi di euro, e 223 cannoni dismessi dalla Bundeswehr, la Difesa tedesca. Nel 2008 i capi della Nato osservavano meravigliati le pazze spese in armamenti che facevano balzare la Grecia al quinto posto nel mondo come nazione importatrice di strumenti bellici. Prima di concludere il suo mandato di premier, Karamanlis fece un ultimo regalo ai tedeschi, ordinò 4 sottomarini prodotti dalla ThyssenKrupp».

A poco sono valse le rimostrazioni del successore George Papandreou che, alla fine, ha dovuto cedere: «L’estate scorsa il Wall Street Journal rivelava che Berlino e Parigi avevano preteso l’acquisto di armamenti come condizione per approvare il piano di salvataggio della Grecia. E così il leader di Atene si è dovuto piegare. A marzo scorso dalla Germania ha ottenuto uno sconto, invece dei 4 sottomarini ne ha acquistati 2 al prezzo di 1,3 miliardi di euro. Ha dovuto prendere anche 223 carri armati Leopard II per 403 milioni di euro, arricchendo l’industria tedesca a spese dei poveri greci».

Non solo la Germania, si diceva. «Papandreou ha dovuto pagare pegno anche a Sarkozy. Durante una visita a Parigi nel maggio scorso ha firmato un accordo per la fornitura di 6 fregate e 15 elicotteri. Costo: 4 miliardi di euro. Più motovedette per 400 milioni di euro. Alla fine la Merkel è riuscita a liberarsi di Papandreou, sostituito dal più docile Papademos. E i programmi militari ripartono: si progetta di acquisire 60 caccia intercettori. I budget sono subito lievitati. Per il 2012 la Grecia prevede una spesa militare superiore ai 7 miliardi di euro, il 18,2 per cento in più rispetto al 2011, il tre per cento del Pil».

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