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Krugman: «Se volete uscire dalla crisi, formate gli Stati Uniti d’Europa»

febbraio 1, 2012 Redazione

«Sono molto preoccupato, è diventato troppo difficile capire come l’Europa può funzionare. Siete una vera fonte di inquietudine per l’avvenire dell’economia mondiale». In un’intervista al Le Monde, il premio nobel Paul Krugman dichiara sulla Germania: «La politica del rigore è sbagliata, se vogliono applicarla all’Europa si trovino un altro pianeta dove esportare»

«Il vecchio detto torna d’attualità: “Qual è il numero di telefono dell’Europa?”. Personalmente sono molto preoccupato, è diventato troppo difficile capire come l’Europa può funzionare. Siete una vera fonte di inquietudine per l’avvenire dell’economia mondiale». Non usa giri di parole il premio nobel per l’economia ed esperto per il New York Times Paul Krugman  per descrivere la situazione dell’Europa in un’intervista al quotidiano francese Le Monde. Secondo Krugman fino ad ora l’Europa non è riuscita a trovare risposte adeguate alla crisi perché pensa che sia solo «un problema di bilanci statali»: «Ma non è vero, vi mancano competitività e flussi di capitali. Il solo elemento positivo che ho visto è arrivato da Mario Draghi, il nuovo presidente della Bce, che in modo indiretto ha facilitato la collocazione del debito sovrano sui mercati. Ma ancora una volta è stato un intervento di emergenza senza che sia stata data una risposta definitiva al problema».

Il ruolo della Bce è proprio uno dei motivi per cui, secondo il premio nobel, l’Europa è in un momento di grave difficoltà: «Avete bisogno di una politica monetaria molto aggressiva, anche più aggressiva di quella degli Stati Uniti. Non c’è un altro modo per fare gli aggiustamenti necessari. La Bce dovrebbe comprare il debito degli Stati e favorire l’espansione monetaria. Così aumenterebbe l’inflazione, che però non è un problema, anzi, per voi è la soluzione». E spiega: «Per restaurare la competitività in Europa, nei prossimi cinque anni i paesi meno competitivi dovrebbero abbassare i salari del 20% in rapporto alla Germania. Con un po’ di inflazione, questo aggiustamento sarebbe più facile da realizzare».

Tutto il contrario di quello che vorrebbe la Germania, che però «sbaglia se pensa che il rigore di bilancio e la disciplina siano la soluzione alla crisi. È la loro storia che li porta a proporre un pessimo rimedio: negli anni ’90 loro hanno adottato la politica del rigore ed è servito. Ma se vogliono applicarla a tutta l’Europa, dovranno anche trovare un altro pianeta dove poi esportare i prodotti dell’Europa stessa».

In sintesi, secondo Paul Krugman, il «problema dell’Europa è l’Europa, «la sua stessa costruzione. Sono vent’anni che si discute: l’unione monetaria ha scatenato dibattiti accademici su come gestire lo choc asimmetrico che avrebbe provocato nei vari paesi. Ma questo problema è stato ignorato. Gli Stati Uniti reggono con un sistema di bilancio ben integrato e una mobilità molto elevata. Voi, che non avete né l’uno né l’altra, dovreste puntare su una politica monetaria meno rigorosa e su un’inflazione più elevata. Così la zona euro diventerebbe più flessibile».

Infine, il premio nobel lancia la proposta impossibile: «Magari si formassero gli Stati Uniti d’Europa o venissero create delle obbligazioni comuni! Ma ci sono troppi ostacoli: i paesi più indebitati temono di perdere la loro sovranità, gli altri non vogliono salvare gli “irresponsabili”. Devo dire che quando penso alla zona euro, mi ritrovo in questa situazione strana dove tutto sembra inestricabile. Ma siccome non riesco neanche a immaginare che possa crollare l’Unione Europea, mi dico che i politici faranno di tutto per risolvere la crisi. Allora mi metto a pensare appunto a una possibile soluzione, e quando la trovo, poi mi dico: “No, è impossibile che gli Stati prendano misure di questo tipo”. Ecco, mi devo sempre confrontare con una duplice impasse».

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