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Irlanda, al voto la legge sull’aborto. Ma la maggioranza si sgretola e contesta il premier “cattolico adulto” Kenny

luglio 2, 2013 Emmanuele Michela

Cinque parlamentari del Fine Gael non voteranno la bozza voluta dal premier, che vuole autorizzare l’aborto anche in caso di minaccia di suicidio della partoriente: «Si rischiano troppi abusi».

«Tutto ciò che posso fare è interpellare la mia coscienza, che si basa sul concetto che ho io di cosa sia giusto o sbagliato. Che cos’altro potrei consultare?». Ha usato queste parole ieri il ministro irlandese per gli Affari Europei, Lucinda Creighton, nell’annunciare che non voterà a favore del Protection of Life During Pregnancy Bill, bozza di legge che punta ad ampliare i casi in cui è lecito l’aborto in Irlanda. La donna è già la quinta teachta dàla (membro del parlamento) della schiera della maggioranza del Fine Gael a pronunicarsi apertamente contro la posizione sostenuta dal leader del partito e primo ministro Enda Kenny. E oggi che si aprono le votazioni sul testo della legge il premier alterna umori diversi: pensa di spuntarla, ma teme che l’uscita del suo ministro possa portare altri parlamentari del suo gruppo a schierarsi con i dissidenti.

OTTOBRE, CASO SAVITA. Nessuno, un anno fa, avrebbe pensato che in così poco tempo l’Irlanda sarebbe andata incontro ad un simile cambiamento. Storico, perché fino ad oggi l’Isola verde ha ammesso l’interruzione di gravidanza solo a fronte di casi di pericolo di vita della donna. Ma lo scorso ottobre il caso di Savita Halappanavar, la donna indiana morta per septicemia a Galway, ha infiammato un dibattito vecchio, scomodo e spesso volutamente dimenticato dalla politica. La terza inchiesta voluta dal ministero della sanità per appurare le cause della sua morte arriverà ad un verdetto definitivo non prima della fine dell’estate, ma il caso ha riacceso ceneri vecchie e ancora calde, e la famosa battuta con cui medici avrebbero rifiutato l’aborto alla 31enne asiatica («siamo un Paese cattolico», ben strumentalizzata da giornali e tv) ha acutizzato la contesa, portando in grande fretta alla richiesta di modifica della legge.

MINACCIA DI SUICIDIO. La bozza ha fatto discutere, e non poco. Perché sulla carta è stata pensata per non intaccare l’impianto anti-abortista della costituzione irlandese, e semplicemente introdurre nuove tutele nei confronti della donna. Ma chi è più perplesso guarda con particolare sfiducia l’articolo 9, quello in cui si parla sul “rischio di perdita della vita da suicidio”: tra i rischi di morte che rendono valida la richiesta di interuzione della gravidanza c’è appunto anche il suicidio. I pro life vedono questo punto come fin troppo interpretabile e temono che gli abusi possano facilmente moltiplicarsi. Non sono affatto convinti dalla commissione di tre professionisti (medici e psicanalisti) che secondo la bozza dovrà valutare ogni richiesta di aborto: chiunque – dicono – può minacciare di togliersi la vita solo per chiedere in realtà di interrompere la gravidanza. E la paura è che questo sia solo il primo step di un nuovo corso legislativo sempre più favorevole all’aborto.

KENNY È SALITO ANCHE COI VOTI PRO LIFE. Tra pro life e cattolici c’è dispiacere e rabbia, anche per il comportamento che il taoiseach Enda Kenny ha tenuto in questi anni. Il suo partito, il Fine Gael, è nel Partito Popolare Europeo e rappresenta posizioni democratiche e centriste, e nel 2011 era salito al potere forte anche per le promesse fatte a chi non voleva che venisse toccata la legge sull’aborto. Da allora, però, quelle posizioni sono state rigettate in fretta da Kenny, che non appena è esploso il caso Savita è uscito allo scoperto pronunciandosi favorevolmente sulle modifiche per l’interruzione di gravidanza.
Negli ultimi mesi le manifestazioni contro di lui e la sua bozza di legge sono state diverse. Lui però si è sempre difeso, ribadendo quanto importante fosse per lui tenere divisa fede e politica: «Sono orgoglioso di essere qui in qualità di rappresentante pubblico. Come un taoiseach cui succede per caso di essere cattolico, ma non come taoiseach cattolico», ha detto lo scorso 12 giugno proprio alla camera, rifacendosi ad un discorso di Kennedy.

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